Il colpo di Stato fallito in Turchia potrebbe avere conseguenze anche per Unicredit. L’istituto di piazza Gae Aulenti, che controlla il 40,9% di Yapi Kredit Bank, è infatti la banca europea più vulnerabile al rischio politico turco insieme agli spagnoli del Banco Bbva. Le due banche hanno un portafoglio prestiti esposto per circa il 5% sulla Turchia e generano più del 10% circa dei loro profitti nel Paese presieduto da Recep Tayip Erdogan. Il quadro emerge da un rapporto di Deutsche Bank diffuso nel primo giorno di riapertura dei mercati dopo il tentato golpe di venerdì notte. Tonfo, come da attese, per la Borsa di Istanbul, che ha chiuso a -7,08%. I listini europei, che avevano avviato la seduta in modesto rialzo per poi virare verso il rosso con l’eccezione di Londra, hanno recuperato in chiusura. A Piazza Affari il titolo Unicredit non ha subito ripercussioni, anzi ha chiuso in rialzo dell’1,8%.

In spolvero solo la società che ha una quota in Cnn Turk – Sul listino turco, a dimostrazione del peso del clima politico sull’economia turca, ha guadagnato un solo titolo: quello di Doğan holding, che in joint venture con Time Warner possiede Cnn Türk. Ovvero la televisione che ha trasmesso in diretta, attraverso un collegamento via Facetime, il discorso di Erdogan alla popolazione durante il golpe. La compagnia, sottolinea Bloomberg, ha guadagnato il 16% dopo che dall’inizio dell’anno aveva registrato una perdita del 14%. Dopo che una sua giornalista ha consentito al presidente di parlare ai turchi, “il gruppo ha guadagnato credito presso il governo”, ha commentato Figen Ozavci, vice amministratore delegato del broker Meksa Yatirim Menkul Degerler.

La valuta turca rimbalza – Ha recuperato terreno la lira turca, che nelle prime ore successive al colpo era crollata a 3,0157 sul dollaro, i minimi da otto anni. Lunedì è risalita a quota 2,96. Restano, nonostante le rassicurazioni arrivate dal governo e dalla banca centrale che domenica ha promesso “liquidità illimitata”, i timori di una fuga di capitali da Ankara e del possibile impatto sui partner commerciali tra cui l’Italia, al quinto posto tra gli esportatori di beni nel Paese, per un valore di oltre 10 miliardi nel 2015. Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha detto che “è veramente troppo presto per stabilire gli effetti sulla bilancia commerciale”, ma “credo che l’Italia debba assumere un assetto di grande attenzione” sulle esportazioni, “cercando di identificare mercati sicuri sui quali puntare, in particolare Stati Uniti e Canada”. Al momento stimare gli impatti sul Pil del caso turco “sarebbe puro azzardo”, ha detto Calenda, sottolineando comunque che “il grado di incertezza che si genera frena gli investimenti, frena il commercio estero che a livello mondiale sta rallentando e ha rallentato ormai molto significativamente e tira fuori ulteriori pulsioni protezionistiche“.

Per Unicredit si complica la partita Yapi Kredit – Secondo gli analisti di Deutsche Bank, che ritengono particolarmente esposte anche Bnp Paribas, Ing, Hsbc, il maggior rischio per le banche deriva proprio dalla volatilità sul mercato valutario e dai risvolti che il fallito golpe avrà sul quadro economico e politico del Paese. La spagnola Bbva controlla il 39,9% di Garanti Bank, istituto bancario fondato ad Ankara e con sede operativa ad Istanbul, mentre Unicredit ha appunto un’importante quota in uno tra i più antichi istituti bancari privati del Paese. La settimana scorsa gli analisti ipotizzavano che il nuovo amministratore delegato Jean Pierre Mustier, che ha avviato un piano di dismissioni di attività per rafforzare il capitale dell’istituto, potesse cedere il 10% della partecipazione. Un’operazione che nel nuovo contesto appare molto più complicata.

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