La stazione ferroviaria di Como San Giovanni si sta popolando di migranti. Se ne contano a decine, tra le panchine dello scalo e il parco sottostante. Arrivano qui da Milano, da dove partono con la speranza di raggiungere la Svizzera, chi per rimanerci, chi per attraversarla alla volta del centro e nord Europa. Ma da qualche giorno le guardie di confine ticinesi in forze alla stazione di Chiasso hanno serrato i ranghi. Non passa più nessuno. Così, i cosiddetti migranti economici, vengono rispediti verso l’Italia senza troppi complimenti. Dopo una foto segnalazione, la registrazione dei dati biometrici, vengono accompagnati al confine e da lì tornano nel nostro paese. Loro non demordono e spiegano: “Ci riproviamo anche domani e dopodomani e, se serve, ci riproveremo ancora”.

A Como vengono aiutati dai volontari della Croce Rossa e della Caritas, oltre a tutta la rete di protezione coordinata dal comune di Como. “La gestione dei migranti – spiega l’assessore ai servizi sociali Bruno Magatti – è di competenza governativa, noi possiamo solo offrire un aiuto appoggiandoci alla solida rete di aiuto che è già attiva in città”, il comune di Como si occupa direttamente dei minori: “I minori non accompagnati ci vengono consegnati dalle forze dell’ordine, ma spesso dopo qualche ora spariscono dal centro e riprovano a prendere la via della Svizzera”. Il fenomeno, comunque abbastanza contenuto nei numeri soprattutto se paragonato ad altre emergenze, secondo il comune è destinato a scemare: “Tra di loro comunicano molto, credo che nel giro di qualche giorno passerà la notizia di questo nuovo atteggiamento da parte della Svizzera e troveranno altre strade da percorrere”, conclude l’assessore.

I volontari della Rete Como Senza Frontiere hanno inoltre denunciato che nella notte tra il 15 e 16 luglio, alla stazione di San Giovanni, sono stati intimiditi da individui che brandivano oggetti spranghe e bastoni. “Un atto violento e di stampo fascista che arriva dopo altre spedizioni perlustrative degli stessi soggetti che esibivano saluti romani e urlavano frasi razziste”