Niente Olimpiadi. Gianmarco Tamberi non andrà a Rio de Janeiro 2016. Lesione al legamento deltoideo della caviglia sinistra è il verdetto temuto degli esami all’ospedale di Pavia. Il campione marchigiano, fresco di nuovo record italiano nel salto in alto, dice addio ai Giochi, dove si sarebbe giocato l’oro con i mostri sacri della disciplina (Barshim, Bondarenko); forse partendo addirittura da favorito, visti gli ultimi risultati e uno stato di forma straripante. Invece l’Italia dell’atletica resta col cerino in mano: dopo aver perso per diversissime ragioni Alex Schwazer, adesso deve rinunciare anche all’unico altro atleta da podio. E probabilmente ad ogni speranza di medaglia in Brasile.

Il sogno di Gianmarco Tamberi si è spezzato a Montecarlo. In una banale tappa di Diamond League, mai così interlocutoria alla vigilia dei Giochi, che lui col suo talento era stato in grado di trasformare in uno spettacolo. La barba rasata a metà, esultanze, spogliarello dopo l’ennesimo record italiano di una carriera appena agli inizi: 2,39 metri, ad un passo dalla soglia iconica dei 2,40 che solo dieci uomini nella storia sono riusciti a superare. Lui ci ha provato ieri sera. Ha saltato sulla pedana monegasca, già certo del primo posto, per volare nell’Olimpo della sua disciplina. È atterrato fra le lacrime di dolore, più per le sue conseguenze che per l’infortunio in sé.

Stacco troppo traumatico, la scarpa che si apre in due, la caviglia che si contorce. Una flebile speranza dopo i primi esami strumentali, il pessimismo al mattino (“Non c’è più nulla da fare”, aveva scritto prima di entrare in clinica), poi il verdetto definitivo: lesione parziale del legamento. Adesso c’è da decidere solo se operarsi o scegliere una terapia più conservativa. Di certo Tamberi non andrà alle Olimpiadi. In Federazione, nell’entourage, oggi maledicono la malasorte. Qualcuno se l’è presa addirittura con l’atleta: il solito “spaccone”, avrebbe dovuto risparmiarsi in vista dei Giochi. Forse, in parte, è anche vero. Ma “nel nostro sport funziona così. Sarebbe potuto succedere a 2,20 come a 2,40”, ha risposto lui. Di certo non sarebbe stato da Tamberi fermarsi. E se il marchigiano è diventato la stella di un movimento che sembrava morto e sepolto, forse il più grande campione italiano in pista dai tempi di Mennea, è anche per la sua personalità fuori dal comune.

C’è persino chi ha ricollegato il suo incidente alla vicenda di Alex Schwazer, contro il cui ritorno Tamberi si era schierato pubblicamente. Alla fine alle Olimpiadi, quasi per uno scherzo del destino, non ci andranno entrambi. Per ragioni diversissime, un beffardo infortunio, una positività al doping ancora tutto da chiarire. Come diversissimi sono i due campioni: istrionico Gianmarco e schivo Alex, volto dell’atletica pulita Tamberi e pietra dello scandalo Schwazer. Insieme avrebbero potuto regalare all’Italia una grande Olimpiade, che invece a questo punto rischia di trasformarsi in una debacle (e non solo per la Fidal: quelle due medaglie erano tanto pesanti anche per il bilancio complessivo). Ma queste considerazioni “contabili” passano in secondo piano rispetto al dolore di Tamberi. Che ha ancora solo 24 anni, ha almeno un’altra occasione olimpica davanti a sé: magari qualcuno a Tokyo gli restituirà ciò che gli è stato tolto a Rio. Oggi, però, è difficile consolare le sue lacrime: “Svegliatemi da questo incubo. Ridatemi il mio sogno, vi prego. Tutti questi anni solo per quella gara, tutti questi sacrifici solo per quel giorno… Vorrei dirlo, vorrei urlarlo che tornerò più forte di prima, ma ora davvero riesco solo a piangere. Addio Rio, addio mia Rio!”.

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