Martedì 12 luglio, il Parlamento europeo di Bruxelles ha ospitato la presentazione del rapporto “SafeGuard, più sicuro con il tutore”: un progetto finalizzato a migliorare il sistema di protezione dei minori non accompagnati ed evitare che si trasformino in vittime di gruppi criminali, abusi o tratta di esseri umani.

Una tavola rotonda a cui hanno preso parte numerosi soggetti che lavorano per migliorare l’istituto di tutela in Europa, tra associazioni e membri delle istituzioni europee, nazionali e locali.
L’evento è stato ospitato dalla europarlamentare Elly Schlein, dell’Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici, oltre che esponente di spicco di Possibile, il partito fondato da Giuseppe Civati.

Seminario_parlamentoIl dibattito è stato moderato da Pippo Costella, direttore di Defence for children, associazione partner del progetto insieme alla capofila siciliana I Girasoli e all’organizzazione olandese Nidos: fondamentale per la sua consolidata esperienza sul tema.

Un progetto di due anni avviato nel settembre del 2014, che già ha messo in campo un rapporto di analisi dell’attuale sistema di protezione dei minori, mettendone in luce gli evidenti limiti e proponendo un modello alternativo che già muove i suoi primi passi in Sicilia, zona d’ingresso per buona parte dei flussi migratori.

Alla luce dei cospicui arrivi provenienti dalla Siria e dal Nord-Africa, la problematica dei minorenni non accompagnati si rende, infatti, sempre più urgente e preoccupante.
Dal rapporto “SafeGuard, più sicuro con il tutore” si evince che solo nel 2015 circa 88.300 minori non accompagnati hanno fatto domanda d’asilo in Europa. La maggioranza erano ragazzi tra i 16 e i 17 anni, circa la metà provenienti dall’Afghanistan e a seguire da Siria, Eritrea, Iraq e Somalia.

“Solo in Italia si sono registrati quasi 12.000 minori non accompagnati – ha spiegato Albarosa Talevi, precedente referente dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza che ha collaborato al progetto – A ottobre 2013 è stata presentata una proposta di legge ancora ferma in parlamento – continua Talevi – per la creazione di un registro ufficiale di tutori adeguatamente formati per questo ruolo. Una lista di comuni cittadini privi di conflitti d’interesse che volontariamente scelgano di garantire un punto di riferimento per un massimo di due minorenni. Figure che dovrebbero essere assegnate dal giudice immediatamente dopo l’arrivo del minore all’interno dei centri di prima accoglienza, entro le 48 ore dalla ricezione della notifica“.

L’importanza della figura del tutore e della sua assegnazione immediata è stata anche evidenziata dalla europarlamentare Elly Schlein, anche facendo riferimento ai dati dell’Europol e agli almeno 10mila minori scomparsi in Europa lo scorso anno (circa 5.000 solo in Italia). “Anche per questo l’intero sistema di asilo dovrebbe essere centralizzato e gestito a livello europeo, perché i flussi migratori attuali non possono essere fronteggiati a livello nazionale”.

Zoi Sakelliadou, coordinatrice dell’Ufficio anti traffico della Commissione europea, ha affermato: “Tra il 2013 e il 2014 si sono registrati 15.846 vittime di traffico nella Ue, ed è molto probabile che nella realtà i numeri siano anche superiori a quelli scoperti dalle autorità nazionali. Si tratta di donne nel 76% dei casi e almeno nel 15% di bambini. Fra le vittime registrate il 67% sono destinate al mercato della prostituzione, il 21% allo sfruttamento del lavoro e il resto è destinato ad altre attività criminali, fra cui anche il commercio di organi“.

La domanda cresce progressivamente e i dati europei sono sempre più allarmanti. Un bambino può essere acquistato per una cifra che varia fra i 4.000 e gli 8.000 euro, e gli acquirenti vanno ricercati fra comuni cittadini delle nostre società. Per questo, oltre alla maggiore tutela delle vittime è necessario rafforzare la lotta alla domanda che incentiva questo mercato”.

Calogero Santoro, presidente dell’associazione capofila del progetto, I Girasoli, ha dunque messo la figura del tutore al centro del dibattito, ritenendolo “un presidio necessario per salvaguardare i minori da questi traffici illeciti. Al momento, tramite il progetto abbiamo formato 150 persone, ma ne servirebbero almeno 1.500 solo nella regione siciliana. E questo modello, che già comincia a dare i primi frutti nella nostra Isola, vorremmo che venisse esportato come punto di riferimento”.

L’armonizzazione legale dell’istituto della tutela è stato invece messo in risalto da Giovanni Annarolo dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), “perché i buoni modelli sono completamente inutili se non vengono poi coordinati a livello nazionale ed europeo, altrimenti si finisce per sprecare tutto il buon lavoro fatto”.