Aspettavano tutti Cristiano Ronaldo, è spuntato Éderzito António Macedo Lopes. Uno che ha iniziato la scorsa stagione allo Swansea e ha finito a Lille chiudendo con un bottino di appena 6 gol in 27 partite. A Saint-Denis gli bastano 31 minuti per uccellare Lloris e scrivere la storia del Portogallo, finalmente campione dopo tante delusioni a un metro dal traguardo. Al termine di una partita di sofferenza pura, iniziata con l’infortunio di Cristiano Ronaldo e passata attraverso una partita monumentale di Rui Patricio, che ha tenuto in piedi i lusitani con almeno tre interventi decisivi. Vendicate la sconfitta casalinga del 2004 contro la Grecia, l’eliminazione nel 2000 proprio contro la Francia a tre minuti dalla fine dei supplementari e anche la semifinale persa quattro anni fa contro la Spagna ai rigori. E’ tutto alle spalle, il Portogallo è campione con una sola vittoria nei tempi regolamentari, due ai supplementari e una ai rigori. Era iniziata con tre pareggi ai gironi, è finita con la Francia in lacrime per mano non della stella più temuta, ma dell’attaccante meno conosciuto degli avversari. 

I Bleus non perdevano una competizione giocata in casa dal 1954. Erano così sicuri di farcela nuovamente da aver già preparato il bus scoperto per la passerella sugli Champs-Élysées. Rimarrà vuoto, mentre Lisbona si prepara a festeggiare con dodici anni di ritardo il primo trionfo della propria nazionale. Arrivato alla ‘portoghese’, ovvero segnando poco e subendo di meno. Zero gol incassati dagli ottavi in poi, la chiave di volta è questa. Si è dovuta arrendere anche la Francia di Griezmann e Payet, una macchina da gol fino alla semifinale inceppata dall’organizzazione tattica di Fernando Santos.

La sceneggiatura è proprio quella, per tutta la finale. La Francia attacca, il Portogallo orfano di Cristiano Ronaldo resiste con ordine. Così alla fine tra un tentativo di Nani in avvio e le risposte di Griezmann e Sissoko murate da Rui Patricio, il sussulto più grande lo provoca la stella del Real. L’incubo da esorcizzare per i padroni di casa, pronto a riprendersi quanto lasciato in finale nel 2004, deve abbandonare il campo dopo poco più di un quarto d’ora. Tutta colpa di un fallo di Payet al 4′ che gli provoca una distorsione al ginocchio sinistro. 

Stringe i denti, ci prova, si fa fasciare ma dieci minuti più tardi è costretto a rientrare negli spogliatoi in barella. Una maledizione quella dei Ronaldo in campo per una finale contro la Francia a Saint-Denis: nel 1998 toccò al fenomeno brasiliano – colpito da un malore la notte prima – giocare una partita da fantasma. Diciotto anni dopo, ecco il portoghese. Ma i lusitani resistono, almeno fino all’intervallo. Ordinata in difesa come in tutto l’Europeo, la squadra di Santos spegne Pogba ma soffre le incursioni di Sissoko. La Francia ha il predominio territoriale, preme, riparte con continuità ma impegna Rui Patricio in due sole occasioni, prima con Griezmann ispirato da Payet e poi con un destro a girare del centrocampista del Newcastle. Troppo poco per affondare una squadra che dagli ottavi in poi ha tenuto all’asciutto Croazia, Polonia e Galles.

Dopo un’ora di gioco la situazione è sempre la stessa. Merito di un Portogallo che non ha momenti di esitazione dietro grazie a Pepe, puntuale e preciso. Peccato che l’assenza di Cristiano impoverisca un attacco già asfittico di suo. Quando la catena di sinistra Guerreiro-Joao Mario riesce a creare qualcosa, al centro manca sempre qualcuno capace di impegnare Lloris, chiamato in causa da cross errato di Nani trasformatosi in un tiro inatteso e da una rovesciata di Quaresma. Accade a dieci minuti dalla fine e si tratta del primo tiro in porta della partita per il Portogallo.
Peggio era andata solo nella finale del 1980 tra Germania Ovest e Belgio.

La partita diventa quindi soporifera. I veri protagonisti diventano Matuidi da una parte e dall’altra Renato Sanches e William Carvalho, tutti bravi a distruggere ma meno a impostare. Gli esteti sbadigliano, francesi e portoghesi soffrono. Perché più passano i minuti e più la situazione si complica, soprattutto per i padroni di casa. L’assalto è continuo, ficcante, ma il fortino lusitano regge. Anche quando Coman pesca ancora Griezmann e il folletto dell’Atletico spizza di testa come nel primo tempo, ma alza appena sopra la traversa. L’ex juventino è l’elemento di rottura nell’attacco dei Bleus. Crea superiorità numerica, affonda spesso a sinistra e a un quarto d’ora dalla fine inventa ancora, questa volta per Giroud sul quale Rui Patricio deve ancora tenere in piedi i suoi. Ci prova anche Sissoko dalla distanza, ma niente. E quando non ci arriva il portiere portoghese, ci pensa il palo a respingere la girata di Gignac in pieno recupero. E’ l’ultimo sussulto della Francia.

Durante i supplementari gli uomini di Deschamps calano sotto il peso della pressione e dell’acido lattico, mentre il Portogallo trova gli spunti migliori. Allo scadere del primo tempo ci prova Eder di testa su corner di Quaresma e in apertura del secondo una punizione di Guerreiro scheggia la parte bassa della traversa. E’ solo l’antipasto. Sessanta secondi dopo la bomba di Eder scrive la storia. Gliel’ha fatta in casa, proprio come la Grecia nel 2004. Con dodici anni di ritardo, il Portogallo è finalmente campione.