Lo stesso potere di Dio racchiuso in una centralina elettronica: fra qualche anno le auto a guida autonoma potrebbero essere in grado di scegliere se dare priorità alla sicurezza del guidatore o a quella di pedoni o ciclisti. Una sorta di “Codice della Morte” che, in caso di collisione inevitabile, sarebbe pronto anche a sacrificare la vita degli occupanti della vettura pur di salvare quella di chi sta attraversando la strada. Ben inteso, stiamo parlando di situazioni limite che hanno ben poco a che fare con l’urbano e con le basse velocità cittadine.

Esempio: una vettura col pilota automatico inserito procede a 90-100 km/h su una strada statale e dietro una curva cieca sbucano sulla carreggiata uno o più pedoni che non possono essere evitati con una frenata. A quel punto il cervellone elettronico dell’automobile sarebbe chiamato a decidere in poche frazioni di secondo chi ha maggiore possibilità di sopravvivenza: si tratterebbe di dare priorità alla vita del conducente, investendo chi si para davanti alla macchina, o a quella di chi si trova in mezzo alla strada, provando ad effettuare una manovra evasiva disperata, potenzialmente fatale per driver e passeggeri (che statisticamente è la stessa che compiono i guidatori in carne ed ossa).

Un qualcosa di simile lo abbiamo visto in molti film, da “Io Robot” a “L’uomo bicentenario”, descritto nella fantascientifica prima legge della robotica: “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno”. Per la verità all’intelligenza artificiale spetterebbe anche il compito di interpretarla questa legge: in altre parole sarebbe la tecnologia a decidere chi vive e chi muore.

Secondo un team di ricercatori guidato da Jean-Francois Bonnefon della Toulouse School of Economics, con la diffusione della guida autonoma queste situazioni sono destinate inevitabilmente ad aumentare: “Si tratta di una sfida formidabile per definire gli algoritmi che guideranno gli AVs (veicoli autonomi) di fronte a questi dilemmi morali“, hanno scritto i ricercatori. “Noi sosteniamo che per raggiungere questi obiettivi, i produttori e le autorità dovranno fare approfonditi studi psicologici per una soluzione etica in incidenti che coinvolgono AVs“.

Messa in questi termine sembra difficile che qualcuno possa fidarsi della guida autonoma ed affidargli la propria vita: chi comprerebbe una vettura programmata anche per sacrificare il guidatore/proprietario? Al quesito ha provato a rispondere il MIT Technology Review: “Se poche persone acquistano automobili senza pilota perché programmate per sacrificare i loro proprietari, poi sempre più persone rischieranno di morire perché le auto normali hanno molti più incidenti di quelle a guida autonoma”. Sarà come dicono loro, ma il dilemma rimane scottante.