Da quando ho letto la storia di Emmanuel, il nigeriano ucciso per aver difeso la sua compagna dalle frasi razziste di un fanatico, non riesco a trovare una sola risposta ma ho tante domande: perché siamo arrivati a questo punto? Che penserà in queste ore quel 40enne che ha appellato con un “scimmia” la moglie di Emmanuel per poi scaraventarsi su di lui colpevole di aver difeso la sua compagna? Chi è quest’uomo che usa calci e pugni contro un altro uomo al punto da ammazzarlo?

La triste storia di Emmanuel è diventata patrimonio di tutti noi ma chi è l’aggressore? Non mi interessa sapere se è un ultras, uno di estrema destra o altro ancora: ha una moglie? Ha dei figli? Una madre, un padre? Che istruzione ha avuto? Che lavoro fa uno così nella vita?
E ancora: nessuno ha visto nulla? L’episodio non è avvenuto in periferia ma in centro: non c’era una sola persona in quel momento? O forse qualcuno ha preferito voltare le spalle, chiudere gli occhi, tappare le orecchie?

Non basta: chi è Emmanuel per noi? Chi è l’altro? Chi è quell’uomo venuto da lontano? Ce lo chiediamo quando incontriamo i tanti Emmanuel della storia per la strada o forse ci fermiamo solo a giudicare il fatto che hanno in mano un cellulare?
Se quel violento avesse saputo la storia di Emmanuel e della sua bimba uccisa all’età di due anni dai terroristi di Boko Haram, avrebbe apostrofato ugualmente la moglie con quel “scimmia”? Ma quel violento sa dov’è la Nigeria? Sa cos’è Boko Haram?
E quanti di noi conoscono la storia dei Paesi da dove arrivano questi uomini? Un tempo erano tutti “marocchini” quelli che vedevamo suonare al campanello di casa nostra. Oggi son tutti “profughi” o persino “clandestini”.

Ma chi ha permesso che in Italia si diffondesse tanto odio? C’è un mandante di questa strage razzista? Forse il mandante è più razzista di chi ha dato calci e pugni ad Emmanuel? Forse indossa la maschera di una avvenente signora che non esita a pronunciare la parola “clandestini” davanti ad una telecamere o di qualche politicante pronto a tirar fuori ogni volta la giaculatoria dei “clandestini” per guadagnare qualche voto in cambio di una società sempre più ignorante?

Oggi mi vergogno ancora una volta di essere italiano. Mi vergogno per chi tra i commenti all’articolo di Giulia Zaccariello su ilfattoquotidiano.it, filosofeggia sul sostantivo razzista mentre la moglie di Emmanuel ha scelto di donare gli organi del marito.
Emmanuel è il volto di un santo. Il “paradiso” l’ha attraversato su questa terra. Ma mi resta una domanda: e ora? E noi?
Emmanuel farà la fine di Abdoul Guiebre? Di lui, di quel 19enne ucciso a sprangate perché aveva rubato un paio di biscotti dal bancone di un bar, non ci resta nemmeno il ricordo.
Per quanto tempo permetteremo ancora ai mandanti di queste stragi di fare propaganda d’ignoranza?

Emmanuel ci ha dato una lezione di vita santa. A lui l’Italia dovrebbe almeno i funerali di Stato.