Il Consiglio superiore della magistratura?  “Io se potevo rimanere li me ne fottevo di venire a fare il deputato a perdere tempo qua, che cazzo me ne sfottevo: stavo tanto bene là”. Il motivo? “Il potere là è immenso, là è potere pieno, non so se rendo l’idea: ci sono interessi, sono legati grossi interessi, grossi interessi non avete proprio idea”. Parola di Antonio Marotta, ex consigliere laico del Csm, già senatore e deputato di Forza Italiacapogruppo del Nuovo centrodestra in commissione giustizia alla Camera, coinvolto nell’inchiesta della procura di Roma che stamattina ha notificato un mandato di custodia cautelare a 24 persone.

Il film dell’inchiesta – È il 3 marzo del 2015 e sono da poco passate le 17 e 30: in un ufficio al civico numero 17 di via Lucina, a pochi metri da Montecitorio, le microspie del nucleo speciale valutario della Guardia di Finanza entrano in funzione. Quell’ufficio nel pieno centro del cuore politico istituzionale romano, infatti, è il quartier generale di Raffaele Pizza, il fratello di Giuseppe, l’ex sottosegretario del governo Berlusconi, famoso soprattutto per avere ereditato il simbolo storico della Democrazia Cristiana. I militari delle fiamme gialle monitorano quello stabile  in via Lucina perché da un paio d’anni la procura di Roma indaga su alcune segnalazioni arrivate sulle anomale attività del conto corrente del commercialista Alberto Orsini. Il sospetto è che esista una complessa ragnatela di rapporti, favori e tangenti, un vero e proprio sistema criminale con al centro, appunto, lo stesso Pizza. È da lì che nasce l’ultima inchiesta anticorruzione della procura di Roma: e in quel tardo pomeriggio del 3 marzo 2015 fa un salto di qualità.

“Se potevo me ne fottevo di fare il deputato a perdere tempo” – Le cimici degli uomini della Finanza, infatti, s’imbattono in una voce che non è quella di Raffaele Pizza. Registrano invece quella di  Marotta: che ci fa il parlamentare del Ncd in via Lucina? Incontra Luigi Esposito imprenditore e referente del Consorzio Servizi Integrati (anche lui coinvolto nell’inchiesta), ed è a lui che confida di essersi stufato di fare il deputato, sognando invece un ritorno a Palazzo dei Marescialli. “Io – scandisce  – se potevo rimanere li me ne fottevo di venire a fare il deputato a perdere tempo qua, che cazzo me ne sfottevo, stavo tanto bene là: il potere là è immenso, là è potere pieno , non so se rendo l’idea, ci sono interessi , sono legati grossi interessi , grossi interessi non avete proprio idea”.

Che suono ha il denaro? – Poi il tono della voce dei due si abbassa e l’argomento della conversazione cambia radicalmente: “Si vede? Non si vede? Siamo sicuri?” chiede Esposito. A cosa allude? Marotta è tutt’altro che sorpreso: “Eh caspita, non si vede niente”. Per gli inquirenti è una rassicurazione “in merito al fatto che l’interno dell’ufficio non fosse visibile da parte terzi“. In sottofondo, infatti, le cimici, registrano strani fruscii. “Il rumore molto probabilmente si riferisce al conteggio di cartamoneta”, annotano gli inquirenti, citati nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maria Giuseppina Guglielmi.  Passano pochi minuti, e al posto di Esposito – che va via – si materializza in via Lucina Raffaele Pizza.

“Appena entrati in ufficio – scrivono sempre gli investigatori –  Marotta informava Pizza di aver ricevuto una persona che gli aveva telefonato all’ultimo minuto”. “Vedi questi qua? questi sono venti“, dice subito Marotta.  “Cinque sono tuoi e in più..” “E questi che erano cinque, quattro per te”. Pizza si mette a contare. “Ma li stai contando di nuovo?” chiede Marotta. “No – risponde l’altro – è perché li devo dare a questo e non vorrei che magari di dover perdere… le figure di merda che una volta ho fatto”. Gli inquirenti scrivono: “I contenuti delle conversazioni riportate fondano l’elevata probabilità che Esposito in occasione dell’incontro abbia consegnato al Marotta danaro”. È per questo motivo che l’esponente del Nuovo Centrodestra è finito indagato per traffico di influenza illecita e ricettazione: il gip ha infatti bocciato la richiesta d’arresto avanzata dai pm  Paolo Ielo e Stefano Rocco Fava, che accusavano Marotta di  partecipazione ad associazione a delinquere, corruzione, finanziamento illecito dei partiti e riciclaggio.

La lista delle dazioni di denaro – “Nel medesimo disegno criminoso – si legge nell’ordinanza del gip – Pizza Raffaele e Marotta Antonio trasferivano e/o sostituivano, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa, parte dei capitali di derivazione illecita oggetto dei delitti di truffa ed emissione di fatture per operazioni inesistenti”.  La lista delle dazioni di denaro comincia con i 50 mila euro ricevuto da Esposito, “parte delle quali da consegnare a ignoto pubblico ufficiale a fini corruttivi“, e continua con 10mila euro, ricevuti il 21 maggio 2015, e i 40mila euro del 29 luglio. Sono i soldi che “Orsini Alberto dava a Marotta, parlamentare, che li riceveva insieme a Pizza Raffaele in assenza dei presupposti della legge sui finanziamenti pubblici ai partiti, tra il 21 maggio e il 29 luglio 2015”. Tutto va in onda nello studio di via Lucina, che Pizza utilizza per “ricevere danaro di illecita provenienza, occultarlo e smistarlo, in più di una occasione con la partecipazione dell’onorevole Marotta, che lo ha coadiuvato, oltre che nelle attività di illecita intermediazione”.

Le millanterie sulle indagini –  Secondo gli inquirenti, poi, il parlamentare di Ncd percepiva quel denaro  come “corrispettivo del promesso interessamento per le indagini e dell’asserita possibilità di influenzarle in senso favorevole agli indagati grazie alle sue influenti conoscenze in ambito giudiziario e all’interno della Guardia di Finanza”. Come dire che l’organizzazione era a conoscenza di essere finita sotto i riflettori degli inquirenti, ma era proprio Marotta a promettere di essere in grado di insabbiare le indagini. “Tali condotte, tuttavia, non possono apprezzarsi come un contributo all’attività del gruppo organizzato“, annota, però, il giudice per le indagini preliminari. Il motivo? “Marotta, innanzitutto, si è reso responsabile di gravi millanterie in danno degli investigatori e dei magistrati inquirenti, essendosi le indagini concluse con la richiesta cautelare in esame, quindi, con un epilogo evidentemente non favorevole per gli indagati”. Tradotto: il deputato Ncd non aveva poi tutta questa capacità d’indirizzare le indagini.

I biglietti aerei di Dell’Utri – Curiosamente nelle quasi 600 pagine che compongono l’ordinanza di custodia cautelare, compare anche il nome di Marcello Dell’Utri, il fondatore di Forza Italia, ex senatore del Pdl, condannato in via definitiva a sette anni di reclusione per concorso esterno a Cosa nostra, pena che sta scontando nel carcere di Rebibbia. Gli investigatori, infatti, si accorgono che tra i documenti sequestrati alla Phoenix 2009 (la cartiera utilizzata dal sodalizio criminale per emettere fatture legate ad operazioni inesistenti) compaiono anche le ricevute di alcuni biglietti aerei per Malta e Tripoli per  costo di  15.871 euro: e alcuni di quei tagliandi erano intestati proprio a Dell’Utri. Che per qualche strano motivo viaggiava a spese dei Orsini, Pizza e soci.