Consapevolezza. Sapere di avere di fronte a sé una prova importante, magari non proprio una resa dei conti, ma sicuramente una partita decisiva, di quelle su cui vale la pena puntare tutto. Una partita decisiva. La metafora del gioco non si trova in questo incipit così, a caso. Perché Nesli, è di lui che stiamo parlando, e del suo album Kill Karma, seconda prova di studio nel giro di poco più di un anno si trova a un tavolo di gioco e si sta giocando la carriera. Lo sa, lo ha scelto lui, quel tavolo, ha scelto lui la posta. Il tavolo è di quelli importanti, il tavolo per quelli che possono puntare tanto e per poterci arrivare Nesli, al secolo Francesco Tarducci da Senigallia, ha scelto la buona compagnia di un outsider di razza come Brando, nel cui passato recente ci sono i successi di Modà e Emma, l’Emma di Schiena, quando ancora si poteva immaginare un futuro radioso per lei.

Nesli, sua è la metafora del tavolo da gioco, ha deciso di sedersi a quel tavolo per due ottime ragioni. Primo, perché ama giocare d’azzardo, metaforicamente parlando. Secondo perché era consapevole, con la sua carriera ben avviata nel mondo del rap, che il ruolo che si era ritagliato sarebbe per sempre stato quello. Il ruolo di fratello di, e per fratello di si intende fratello di Fabri Fibra, al secolo Fabrizio Tarducci da Senigallia, e il ruolo di outsider, mai abbastanza rapper per essere un rapper, mai abbastanza poco rapper per non essere rapper. Così ha preso la sua carriera, che aveva avuto dei picchi, come quelli ottenuti con il singolo La fine, poi ripreso da Tiziano Ferro, ma anche delle notevoli frenate, come il primo approdo in Universal, ai tempi di Le verità nascoste, e l’ha gettata nel cestino dei rifiuti, ha fatto tabula rasa, letteralmente, e ha ricominciato da capo, come cantautore pop.

Cantautore pop con testi curati, perché scrivere testi è da sempre quello che gli viene meglio, ma pur sempre cantautore pop. E oggi dopo i buoni risultati raggiunti con Andrà tutto bene, ecco che finalmente Nesli si potrebbe permettere di rilassarsi un pochetto. Invece, Nesli è lì a quel tavolo dei grandi per portare a casa la posta in gioco. Ecco che Kill karma si dimostra album ancora più importante del precedente. Manca, infatti, la voglia di dimostrare qualcosa, quindi tale dimostrazione arriva in maniera molto più naturale. Nesli, questo ci dicono le canzoni che compongono la trakclist, a partire dal primo singolo Equivale all’immenso, è un vero cantautore pop, così come era un vero rapper. È un outsider, uno che ha delle cose da dire, anche intime, anzi, prevalentemente intime. Uno che non ha paura di dimostrarsi vulnerabile, ma al tempo stesso non ha paura di attaccare la fortezza (non la fortezza della solitudine, proprio la fortezza e basta).

Come tutto questo è possibile? Semplice, facendo la propria strada. Niente televisione, quindi, non per spocchia, ma per coerenza. Niente Coca Cola Summer Festival, perché se decidi di cantare la tua anima e la tua anima ha colori cupi, magari, non è quello il posto dove metterla in mostra, tra un Alvaro Soler e un Briga. Niente passaggi random fuori da altre logiche che non siano quelle meramente promozionali. Meglio incontrare la gente, e farlo nella sola maniera possibile, per strada. Quindi tanti live nel futuro prossimo, e tanti presentazioni in quello imminente. E le canzoni di Kill karma da far conoscere. Canzoni in cui, per la prima volta, Nesli decide di seguire in maniera canonica le strutture del pop, senza però lasciare che la sua poetica così oscura venga compromessa (nel disco precedente la formula era la medesima, ma il pop era più pop, meno cantautorale). Sentitevi Perfettamente sbagliato e sentirete una canzone pop di quelle che ti si inchiodano alle pareti del cervello e ci restano attaccate finché non assumete qualche sostanza psicotropa che vi abbruttisca. O sentitevi Piccola mia e vi troverete di fronte alla versione 2.0 di La fine. Non perché le due canzoni si assomiglino, attenzione, ma per potenza espressiva e per urgenza di comunicare. Kill karma, il titolo non si trova lì per caso, esattamente come il riferimento al tavolo da gioco in esergo di questo pezzo, perché tocca fare i conti con se stessi, prima o poi. Se incontri il Buddha uccidilo, dicevano i saggi orientali. Nesli il suo Buddha l’ha trovato e gli ha sparato un colpo dritto in fronte. Adesso la pistola ce l’abbiamo in mano noi.