Giada senza i capelli, caduti dopo uno dei tanti cicli di chemioterapia. Giada, con il trucco curato di una ventenne che strizza l’occhiolino, si piace e vuole piacere. Giada con una grinta da guerriera e il sorriso sulle labbra, impegnata a combattere contro il male oscuro che si è portata dentro per sei anni, prima che esso, pochi giorni fa, si portasse via lei per sempre. Tutto questo sembra essere svanito nel nulla, per la morte dell’unica amministratrice della pagina web con più di diecimila fans. Come in un gioco di prestigio cattivo, nel giorno del funerale di Giada Cecilia Scorza, avvenuto a Udine, è scomparsa anche la pagina Facebook che era diventata per lei un modo leggero e impegnato di esistere, l’aveva tenuta collegata al mondo, aveva raccolto il dolore di tanti malati di cancro e aveva distribuito agli altri un’imprevedibile gioia e voglia di vivere.

Nella storia di Giada non c’è solo il coraggio con cui una ragazza ha affrontato la malattia. C’è anche la rabbia dei genitori e dei suoi amici, perché il ricordo di lei è stato resettato da Facebook, con la freddezza spietata di un colpo di mouse. C’è una grande comunità di persone e famiglie costrette a fare i conti con il cancro. C’è la ribellione dei social, manifestatasi con l’apertura di una nuova pagina che pare una tautologia  (“Riapriamo la pagina Giada Scorza, lotta di una guerriera sorridente‘”), e in un giorno e mezzo ha già raccolto nel gruppo pubblico più di 14 mila membri, un numero che continua a crescere, inarrestabile totalizzatore di una petizione virale. Ma è anche la storia di Facebook, un gigante troppo grande per avere una morale, le cui scelte vengono messe in discussione da ciò che Giada ha lasciato. Ed è, infine, la storia di chi chiede a Facebook di salvare un patrimonio di memoria, di speranza e di dolore, ma si sente sbattere sul muso una decisione apparentemente irrevocabile.

Giada ha scoperto di avere un osteosarcoma femorale quando aveva 15 anni. Per sei volte il tumore si è rimanifestato, con una metastasi che ha finito per intaccare i polmoni. “Non si lamentava mai. Diceva: ‘Sto bene, mamma. Devo fare qualcosa’. Il computer è diventato la sua vita, comunicava con gli amici, con i malati, confortava tutti. Aveva tanti progetti e idee. Faceva mostre fotografiche, organizzava la vendita di braccialetti per il Cro di Aviano dove ormai era di casa. Dialogava con altre ragazze piene di cicatrici e scriveva: “Io mi sento bella lo stesso’”. Di lei, mamma Margherita, ora dice: “Era una tipa tosta”.

Con Facebook, invece, la donna è severissima, non perché pensi che il ricordo della figlia possa esistere solo sul web, ma perché la rete è servita a tessere una ragnatela di solidarietà e condivisioni. “Abbiamo perso tutto in un giorno. Della sua pagina ‘Giada Scorza, lotta di una guerriera sorridente‘ non è rimasto più nulla. Cancellata. Per questo sono arrabbiata”. E spiega: “L’amministratrice era lei, solo lei aveva la password, segretava tutto, sembrava la Nato…”.

Il fratello Kevin, 18 anni, ha scritto a Fb chiedendo di diventare amministratore, perché la sorella non c’era più. “Era un modo per proseguire i suoi sforzi, Facebook era diventato il suo mondo, comunicava e incoraggiava chi era nelle sue stesse condizioni. Lì ci sono tutte le sue memorie. Volevamo prendere questa eredità e portarla avanti in suo ricordo”. Il risultato è stata l’immediata comparsa della scritta “In ricordo di Giada Cecilia Scorza” sul solo profilo personale Fb, una dicitura che da qualche anno identifica una specie di cimitero virtuale. L’altra pagina è diventata inaccessibile per tutti.

La guerra contro Facebook è titanica. Se ne è accorta la cugina Marzia Perri – laurea in Giurisprudenza, lavoro a Milano nel mondo delle televisioni – che si sta impegnando a salvare perlomeno i contenuti della pagina cancellata. “Dopo la lettera di Kevin, Facebook non ha inviato alcuna risposta, ha semplicemente – e senza alcun controllo – trasformato il profilo alla memoria. Nessuno della famiglia lo aveva chiesto. La pagina pubblica è invece decaduta. È incredibile come Facebook non dia assistenza agli utenti. Ci sono arrivate solo risposte automatiche, poco chiare, ambigue. Ho mandato segnalazioni e mail, lettere tradotte in inglese”. È così che è nata la pagina-petizione. “È impressionante il numero di membri che hanno aderito in poco più di un giorno. Mi sto imbattendo in tantissimi utenti insoddisfatti perché Facebook è come un mostro senza volto che non rende conto delle sue decisioni. Possibile che abbia solo diritti e nessun dovere verso gli utenti? Qual è la sua etica? Il nulla”.

Una risposta per la verità è venuta, dopo una richiesta spedita da Marzia Perri alla stessa pagina facebook del social network creato da Mark Zuckerberg. “Uno dei moderatori ha scritto che la richiesta di mio cugino ha fatto sì che l’account fosse bloccato e cancellato tutto ciò che è legato al profilo dell’amministratore scomparso della pagina”. Marzia conclude: “Come famiglia chiediamo almeno di recuperare il contenuto di quella pagina. È il mondo e l’eredità morale di Giada, rivolta non solo alla famiglia, ma anche a chi sta combattendo contro il cancro. Questo patrimonio non può appartenere solo a Facebook”.