Gas lacrimogeni e fermi. Alta tensione nel centro di Istanbul per la 14° marcia del Gay Pride, vietata, però, dalle autorità per il secondo anno consecutivo “per motivi di sicurezza e ordine pubblico”, e che alla fine è stata dispersa.

Fin dalla mattina centinaia di agenti e mezzi della polizia antisommossa sono stati schierati nella zona di piazza Taksim, nel centro della città. Nonostante il divieto e il massiccio impiego di forze dell’ordine, i manifestanti hanno annunciato di voler tenere ugualmente dei sit-in come forma di protesta alternativa. “Ci disperderemo in ogni angolo di viale Istiklal, ci riuniremo in ogni strada e viale di Beyoglu”, dove si sarebbe dovuto svolgere il corteo, hanno scritto gli organizzatori in un comunicato. I timori di scontri hanno serpeggiato per ore, dato che già domenica scorsa la polizia ha disperso con la forza nella stessa zona il Trans Pride, anch’esso vietato.

E alla fine la paura di nuove violenze si è rivelata fondata. Il pretesto per la polizia per attaccare i dimostranti e disperderli si è presentato quando un gruppo di persone ha esposto uno striscione arcobaleno e ha tentato di leggere una dichiarazione da un balcone, applaudito dagli attivisti. Subito è partito il lancio di lacrimogeni e gli agenti si sono fiondati sui manifestanti, fermando alcuni di loro. Il corteo, che si è tenuto ogni anno dal 2003 senza incidenti, ad eccezione dell’anno scorso, era stato vietato venerdì per paura – a detta delle autorità – di possibili attacchi dell’Isis e per le minacce arrivate da un gruppo giovanile ultranazionalista che aveva definito il corteo “immorale”.

A descrivere all’Ansa il clima che si respirava oggi a Istanbul è il giornalista freelance italiano Alberto Tetta. “La polizia turca mi ha minacciato, dicendo che se avessi scritto cose negative sulla Turchia mi avrebbero sparato“. Il reporter ha raccontato di essere stato intimidito dopo aver mostrato il suo tesserino da giornalista, rilasciato dalle autorità turche, ai controlli di sicurezza per accedere alla zona del corteo. La sua denuncia, fatta anche su Twitter, è stata ripresa da molti siti turchi.

L’Arcigay condanna duramente la repressione della polizia e del governo turco. “All’indomani di una straordinaria giornata dell’orgoglio per ben sei città italiane, leggiamo con rabbia e preoccupazione del grave evolversi della situazione a Istanbul, dove oggi avrebbe dovuto tenersi la quattordicesima edizione del Gay Pride”, ha dichiarato Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. “Le autorità turche hanno vietato la manifestazione, in piena violazione della carta costituzionale di quel Paese, e in queste ore, con modalità estremamente violente stanno disperdendo i manifestanti che comunque sono scesi in piazza – ha aggiunto – Giungono notizie di cariche della polizia e di fumogeni sulla folla. Si parla anche di diversi attivisti trascinati via con violenza e tratti in arresto. La situazione è gravissima. Occorre innanzitutto che tutte le comunità si mobilitino a sostegno di chi oggi sta subendo abusi e repressione e per chiedere l’immediato rilascio degli attivisti”. “Chiediamo inoltre – ha concluso Piazzoni – che l’Unione europea intervenga immediatamente, sospendendo ogni relazione con la Turchia finché quel Governo non sia in grado di garantire il rispetto dei diritti umani“.