È stato arrestato dopo venti anni di latitanza Ernesto Fazzalari, il secondo latitante più pericoloso d’Italia dopo Matteo Messina Denaro. Originario di Taurianova, Fazzalari era inserito nella lista dei più pericolosi ricercati d’Europa. Con lui, l’unico italiano nell’elenco dell’Europol è appunto il boss mafioso siciliano. Latitante dal 1996, Fazzalari è stato condannato all’ergastolo per traffico di droga, omicidio, associazione mafiosa, traffico di armi. Era conosciuto come “u Lentu”. I carabinieri del Comando provinciale e lo squadrone Cacciatori lo hanno scovato all’alba nella frazione Monte Trepitò di Molochio, nella Piana di Gioia Tauro. Era a letto e non ha avuto il tempo neanche di capire cosa stava succedendo che si è trovato ammanettato. Il boss è stato trovato all’interno di un’abitazione in complesso di caseggiati a ridosso dell’Aspromonte, a pochi chilometri dal suo paese d’origine. Sorpreso dai carabinieri, Fazzalari non ha opposto resistenza. Al momento dell’arresto era armato. Durante la perquisizione, infatti, è stata rinvenuta una pistola e altro materiale che potrebbe essere utile alla Direzione distrettuale antimafia per ricostruire la rete di fiancheggiatori che per vent’anni ha consentito al latitante di sfuggire alla giustizia. Fazzalari era in compagnia di una donna di 41 anni che è stata arrestata per procurata inosservanza di pena, concorso in detenzione di arma comune da sparo e ricettazione. 

CURRICULUM CRIMINALE – Fazzalari è stato uno dei protagonisti della faida che, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, ha trasformato Taurianova nel teatro di una degli scontri più sanguinari tra le cosche di ‘ndrangheta. Erano i tempi in cui, nella piazza del piccolo paese della Piana di Gioia Tauro, i boss tagliavano le teste per poi utilizzarle per il tiro al bersaglio. Con il fratello Domenico e il cugino Salvatore, Ernesto Fazzalari è uno dei massimi esponenti della cosca Avignone-Zagari-Viola. “Le vicende giudiziarie nelle quali risulta essere stato ripetutamente coinvolto, – è scritto nella scheda personale di Ernesto Fazzalari – negli ultimi dieci anni dimostrano ampiamente come lo stesso sia da considerare un elemento di spicco dell’omonima consorteria mafiosa”. Secondo gli inquirenti che già nel 1993 avevano disposto la sorveglianza speciale per il boss, infatti, “è inserito nella malavita di Taurianova ed, in particolare, nel casato Viola-Zagari”. Erano gli anni in cui Fazzalari guidava una lancia Thema blindata di proprietà dei fratelli Zagari con i quali condivideva un ruolo di protagonista della faida. Era uno dei killer “più spietati, partecipante attivo delle azioni delittuose con una condivisione totale degli scopi e dei programmi del gruppo Zagari” al quale lo legavano “intensi rapporti di frequentazione, motivati anche da amicizia personale” oltre che “una disgraziata condizione di tossicodipendenza” dalla quale Fazzalari è riuscito a uscirne. “Sparava come un pazzo” e proprio per questo è stato condannato per associazione mafiosa, per l’omicidio di Vincenzo Maisano e di Francesco Asciutto e per il tentato omicidio di Antonio Sorrento e Santo Asciutto. Ai tempi della faida, inoltre, Fazzalari “rappresentava proprio per le sue doti personali la vittima privilegiata in tutti i progetti omicidiari del gruppo Asciutto che lo riteneva essenziale per la sopravvivenza degli avversari”. Più volte è stato vittima di agguati, tutti falliti ma la sua eliminazione, stando a quanto sostengono i pentiti, “era nei disegni della cosca anche in epoca successiva alla pace del 1992”.

REAZIONI – Ad annunciare per primo la cattura del criminale è stato il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che in un tweet ha ringraziato le Forze dell’ordine.

“Oggi la Squadra Stato ha messo a segno uno dei suoi gol più belli”, ha dichiarato il ministro dell’InternoAngelino Alfano congratulandosi con il comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Tullio Del Sette. Anche il ministro della Difesa Roberta Pinotti si è congratulata con i Carabinieri. “Arrestando Ernesto Fazzalari, i Carabinieri hanno concluso con successo un’importantissima operazione contro la malavita”, ha scritto su Twitter.

LA TESTIMONIANZA DEL PENTITO – Di lui parlano diversi pentiti. Roberto Comandé, in particolare, raccontò un episodio della faida relativo al giorno dell’attentato a Santo Asciutto in cui rimase ferito il latitante arrestato oggi. Quest’ultimo – disse il pentito – “era andato, come era solito fare, insieme al padre in campagna. Ivi giunto, mentre effettuava una retromarcia per posteggiare aveva visto nello specchietto retrovisore Guerino Avignone  con un fucile in mano; poi erano giunti altri soggetti con un Fiorino ed avevano iniziato a sparare. Santo si era difeso sparando a sua volta con la pistola che possedeva, ferendo Ernesto Fazzalari, mentre il padre, trovatosi nel mezzo del fuoco, veniva ucciso”.