Collegare le sponde di un lago con una passerella galleggiante sul pelo dell’acqua lunga più di 3 chilometri e accessibile a tutti. L’opera è geniale. Ma quando si tratta di far camminare sulle acque 700mila persone, anche se l’artista si chiama Christo, qualche pericolo è sempre in agguato. Negli uffici della Prefettura di Brescia si discute in tutta riservatezza dei piani d’emergenza per l’installazione The Floating Piers, la passerella galleggiante sulle acque del lago d’Iseo che verrà inaugurata il 18 giugno. E a poche ore dal taglio del nastro, ancora non c’è il parere definitivo della commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo che si occupa dell’opera. Numerosi i rilievi sollevati dagli enti agli organizzatori sui piani operativi, di sicurezza e di emergenza. Perché nelle due settimane di apertura, su quelle passerelle sospese sulle acque del lago cammineranno più persone che su un piccolo ponte. Ma la piattaforma ideata da Christo, 200mila cubi di polietilene ricoperti da un tessuto giallo in grado di collegare le sponde di Sulzano e Montisola passando per l’isola di San Paolo, non verrà sottoposta ai controlli tipici del collaudo di una infrastruttura. Le prove tecniche, come stabilito dalla legge, saranno effettuate dagli ingegneri incaricati dalla società dell’artista stesso.

I piani operativi e di sicurezza presentati per The Floating Piers alla commissione di vigilanza fino a pochi giorni fa non erano completi. La preoccupazione principale riguarda la gestione delle emergenze dovute al maltempo, che sul lago d’Iseo può prendere la forma di un temporale chiamato Sarneghera, che compare all’improvviso e in pochi minuti inghiotte il lago nel fronte di tempesta. “È la stessa società – si legge nel verbale della commissione in Prefettura del 20 maggio che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare – a sottolineare con enfasi la elevata pericolosità di utilizzo delle passerelle senza un adeguato e affidabile sistema di allertamento in grado di preavvisare, con congruo anticipo, l’arrivo dei fenomeni più intensi”. La società dell’artista, nel caso della Sarneghera, ha usato la definizione di “evento calamitoso”, da fronteggiare dunque “con le logiche e le risorse emergenziali delle calamità naturali o antropiche”. Insomma, farsi un giro sulla passerella può non essere propriamente una passeggiata.

Le richieste di chiarimenti della commissione, anche nella riunione del 31 maggio, spaziavano su tutti i fronti: dal numero di bagnini previsti sui pontili (“da aumentare” rispetto all’unico bagnino ogni dieci steward previsto inizialmente), alla “definizione impropria di calamità associata a ogni fenomeno meteo avverso”, al monitoraggio delle onde, degli affollamenti massimi previsti, ai risultati dell’analisi dei tempi di evacuazione dei pontili. Mentre i sindacati confederali denunciano che per i 600 lavoratori impegnati sul Ponte di Christo, pagati con i voucher, non è disponibile alcun documento di valutazione dei rischi. Da noi contattata per sapere se le criticità sulla sicurezza dell’opera erano state superate, la Prefettura non ha voluto fornire il verbale dell’ultima commissione di vigilanza spiegando che si tratta di “atti interni”.