Qualche centinaio di loro hanno seminato il panico al Vieux Port di Marsiglia. Altri 4o sono stati fermati e messi in cella mentre da Cannes si stavano trasferendo a Lilla. Arresti preventivi, perché ora i tifosi russi fanno paura. E polemica. Che quando si parla di Cremlino spesso e volentieri diventa politica. E’ successo anche questa volta. La Russia, infatti, ha convocato l’ambasciatore francese a Mosca, Jean-Maurice Ripert, per protestare contro gli arresti. A riferirlo è stato il ministero degli Esteri russo in una nota in cui, tra le altre cose, si legge che “altre espressioni anti russe legate alla partecipazione della nostra nazionale ai campionati europei potranno danneggiare in modo sostanziale le relazioni bilaterali”. Tutto ciò dopo che il ministro Sergei Lavrov, in un intervento alla Duma, aveva denunciato come “inaccettabile” il fermo dei 40 hooligans russi a Cannes. Dopo i 200mila euro di multa e l’espulsione dal torneo con la condizionale (pena che diventerà effettiva solo in caso di altri incidenti all’interno di uno stadio) la questione russa ha acquistato anche contorni diplomatici. Al netto delle sanzioni decise dalla Uefa dopo le violenze di Marsiglia, con la federcalcio europea che può prendere provvedimenti solo per quanto accade negli impianti e non per quello che succede fuori. Intanto però, fuori continuano a menarsi. A Lille un gruppo di hooligans russi ha attaccato tifosi di Inghilterra e Galles, i quali a loro volta hanno tirato monetine e umiliato quattro bambini, forse rom, forse rifugiati, che mendicavano per strada. Lo schifo è ovunque. La violenza però, per quello che si può capire dalle immagini e dai video postati sui vari siti e social network di riferimento, è principalmente russa.

Stupisce lo stupore della stampa italiana e internazionale che si accorge di un fenomeno, la violenza delle tifoserie organizzate russe, che esplode a inizio anni Novanta con la dissoluzione sovietica e si è riorganizzata in nuova forma da almeno una decina di anni. La nuova leva degli hooligans russi, quelli che abbiamo visto in azione a Marsiglia, ha poco a che fare con l’ideologia ultras di chi li precedeva, sono veri e propri combattenti: spesso straight edge (niente fumo né alcool), sempre ultraortodossi, omofobi e neonazisti. Le prime forme di tifo organizzato in Russia nascono negli anni Settanta e Ottanta come imitazione degli inglesi, da qui i nomi anglofoni che resistono ancora oggi (Gladiators, TroubleMakers, Old Butchers, Snakes Firm etc.), l’esposizione di striscioni in lingua inglese il medesimo abbigliamento di riferimento. Se le tendenze politiche sono già di estrema destra, si tratta ancora di gruppi cosiddetti Ultras, che seguono la squadra e puntano al controllo del territorio inteso come stadio e città.

Negli anni Novanta cominciano le prime connessioni con i partiti minoritari ultranazionalisti, di estrema destra, sinistra, o rossobruni tout court, e con la criminalità organizzata. I gruppi di tifosi sono reclutati per spedizioni punitive di carattere politico o criminale che poco o nulla hanno a che fare con la squadra o lo stadio. Cominciano a farsi conoscere anche all’estero con spedizioni in puro stile hooligans, con il sogno proibito di prendersi lo scettro degli inglesi in disarmo come sovrani del terrore. Ma è negli ultimi anni che la nuova leva assume la sua attuale fisionomia totalmente extracalcistica. I nuovi membri delle tifoserie organizzate russe sono persone che hanno fatto la Cecenia, ex soldati che si strutturano in vere e proprie organizzazioni paramilitari e che poi si ritrovano come manovalanza in Crimea o nel Donbass. Lo stadio diventa palestra di ardimento, come i boschi o le pianure innevate. Si studiano tecniche di combattimento, lotta a mani nude, resistenza fisica e spirituale al dolore attraverso arti marziali come il Systema. Salta completamente la rivalità calcistica. I nuovi scontri sono su base etnica e religiosa, slavi contro caucasici, cristiano-ortodossi contro infedeli.

Dallo stadio la violenza tracima e si riversa nelle strade, come a Mosca nel 2010 quando la tifoseria dello Spartak mise la città a ferro e fuoco. Questi gruppi spesso si alleano tra di loro, negli assalti omofobi ai Gay Pride, nelle spedizioni punitive contro le minoranze etniche, nelle battaglie nazionaliste e di retroguardia come quelle del Donbass. A Marsiglia era presente una specie di Russian Union che vedeva insieme tifosi di Lokomotiv, Spartak e Cska di Mosca con quelli dello Zenit di San Pietroburgo. In un paio di azioni si sono uniti a loro, per affinità elettive neonaziste, anche membri della Boulogne, dissolto gruppo del Paris Saint Germain. Mentre ha agito per i fatti suoi, in un paio di azioni notturne, la tifoseria dell’Olympique Marsiglia, di estrema sinistra e multietnica, che non si è alleata con gli inglesi per il ricordo del 1998 e perché gli stessi tifosi inglesi davano la caccia agli arabi al grido di “spazzeremo l’Isis”.

Proprio i precedenti del 1998, i durissimi scontri a Marsiglia tra ragazzi delle banlieues e gli hooligans inglesi, così come gli scontri tra tifoserie a Italia ’90 e a Germania ’96, prima ancora di quelli recenti culminati con la battaglia russo-polacca del 2012, dovrebbero spazzare via ogni sociologia d’accatto sulla violenza figlia della crisi economica o della fragile tenuta dell’Unione Europea. Così come è assurdo sostenere che questa ondata di violenza russa a Euro 2016 faccia parte di una strategia antieuropea di Vladimir Putin, al netto dei deliri del deputato e membro della federcalcio russa Igor Lebedev che sui social ha inneggiato agli scontri. Importante invece mettere in evidenza le falle macroscopiche del sistema di sicurezza francese nel non prevedere quanto sarebbe successo, nel lasciare campo libero agli hooligans mentre si attacca chi protesta contro la Loi Travail, e nell’intervenire maldestramente alla fine sparando gas lacrimogeni a casaccio.

Importante anche, come ha fatto il network antirazzista Fare, monitorare questa nuova leva di hooligans guidati dal vecchio Alexander Shprygin (in possesso di regolare accredito e pass della federcalcio russa), un neonazista russo che fin dai primi anni Duemila ha lavorato alla trasformazione delle vecchie tifoserie organizzate russe in battaglioni d’assalto reazionari extracalcistici. Questa è la nuova leva che da qualche anno infesta il continente. Picchiatori che si definiscono loro stessi “fighters” in opposizione ai vecchi “ultras”, che non adottano certo nuove strategie militari (basta guardare i video, in pantaloncini e maglietta si dispiegano in un semplice “mordi e fuggi” già visto e rivisto) ma attaccano per ribadire una supremazia etnica e religiosa. Ideologia molto simile a quella proposta da Hogesa (Hooligans gegen Salafisten) gruppo multi-squadre natio in Germania e che da qualche anno sta cercando di fare proseliti in Europa. Non è solo la Russia il problema.

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