Benvenuti a Ten Talking Points Special Edition Euro 2016, l’unica rubrica che esce quando le pare. Quindi non ha senso che mi scriviate “ah ma quindi adesso uscirà ogni settimana come durante il campionato?”. No, uscirà quando mi pare. Questo numero sarà interamente dedicato alla vittoria dell’Italia sul Belgio per due a zero. Altre considerazioni.

1. Ottima prestazione della Nazionale all’esordio. Per decreto regio era stato deciso che il Belgio era largamente favorito, per via della golden generation, della classifica Fifa e dell’ultimo teorema di Fermat. Bla bla bla. In realtà l’Italia, qualsiasi Italia, non è mai sfavorita davvero con nessuno. Neanche questa. L’Italia ha sofferto, ma ha meritato. Gran bell’esordio. Nota di merito particolare a Giaccherinho e Bonucci: quest’ultimo sarà anche odioso, ma è anche – e soprattutto – monumentale.

2. Del Belgio la cosa che mi ha colpito di più è che durante l’inno tutti cantassero effettivamente l’inno, tranne Fellaini che cantava Anima mia (cit. Simone Rota).

3. L’ho scritto e detto più volte, per esempio qui. Quindi non ditemi: “Eh, ma ora è facile” (se me lo dite vi mando a casa Nardella). Questa Nazionale è sulla carta una delle più deboli degli ultimi 30/40 anni, ma è al contempo una squadra che può – anzi deve – arrivare ai quarti di finale. Agile, in scioltezza. E a quel punto, contro una big, vada come vada. Il passaggio agli ottavi era scontato anche prima di ieri, stante anche il regolamento ridicolo che fa passare anche 4 terze su 6. Agli ottavi non troveremo una squadra imbattibile (anche se una Croazia, per dire, sarebbe assai insidiosa). E una volta ai quarti si può uscire subito come indovinare il trittico della vita. Con Verratti e Marchisio avevo detto semifinali, ma anche senza di loro ci si può (almeno) provare. L’ho detto e lo ripeto: “almeno ai quarti”.

4. Sciocchezza degli ultimi mesi: “Conte ha la testa altrove perché ha già firmato col Chelsea”. Ah, quante volte l’ho sentita. Ma de che? Conte non sa perdere, nel senso che non lo concepisce proprio (come lo capisco). E’ tanto antipatico quanto bravissimo (come lo capisco). Ha fatto qualche convocazione ad minchiam in nome del Sacro Monolite del Gruppo Coeso, ma è l’unico che può trarre il meglio da una squadra buona ma non buonissima. Non sto dicendo che vincerà l’Europeo (in Italia si tende a passare sempre dalle stelle ai Gasparri), ma non sarà la Waterloo che molti temevano.

5. Conte si è ferito al punto da sanguinare per la troppa esultanza. Figuriamoci se perdeva: come minimo, sgozzava Oriali. O magari Bernardeschi, così educato che anche quando riceve fallo sorride. E chiede scusa lui.

6. Conte non ha sgozzato Oriali e neanche Bernardeschi, ma in compenso ha fucilato Darmian – reo di avere appena perso una palla criminosa – con la peggiore delle punizioni: farsi sostituire da De Sciglio. Fa quasi meno male una sevizia a Guantanamo.

7. Non so a voi, ma a me il gol di Pellè ha fatto piacere. Intendo piacere umano. Un po’ perché non è Van Basten e un po’ perché il Southampton ci appassiona meno di un libro di Magdi Allam, ci si approccia sempre a Graziano Pellè come al mezzo “bischero” del gruppo. Lo sconosciuto, l’usurpatore. Io stesso non ho ancora capito se meriti il posto che ha. So però che mi sta simpatico e che è una delle poche versioni di “abnegazione al potere” che non mi sfrangia gli zebedei per overdose di retorica.

8. Esiziale il contributo al match di Thiago Fava, il diversamente 10 della Nazionale: è entrato verso la fine, veloce come una stalagmite e carismatico come Pino Quartullo. E si è fatto ammonire per un fallo inutile. Titanico.

9. “Io l’avevo detto”, “Ti ricordi che l’avevo previsto?”, “Non vorrei dire, ma ha fatto quello che gli avevo appena suggerito”. Avete appena letto, con sintesi benevola, il bignami dei commenti tecnici di Walter Zenga. In confronto io sono umile. Da segnalare anche il momento RaiUno delle 22.52. Conte viene intervistato con un grandangolo del ’54 nel dopopartita e il risultato è che il suo primo piano risulta drammaticamente deforme: una sorta di mix tra Ghedini e Brunetta. Poi, prima della pubblicità, qualcuno a microfono acceso (lo stesso Zenga) comincia a cantare “Seeeeeempre più blu”. Leggendari. Non meno delle disamine di Bruno Gentili, che ha sempre questo carisma da semolino che mi esalta. C’mon Bruno.

10. Ogni volta che qualcuno trasmette l’inno di Euro 2016 scritto da David Guetta, un riff di Jimmy Page muore.