Virginio Merola se l’era sbrigata con una battuta: “Se voglio che Renzi torni prima dei ballottaggi? Guardate, avremo già il problema di Salvini che continuerà a stare qui”. Piero Fassino era stato l’unico a parlare dopo il primo turno un po’ deludente, poche ore dopo la chiusura dei seggi, sostenendo che anche Torino aveva pagato una crisi nazionale. Ieri, a rimorchio, sulla Stampa, Sergio Chiamparino – che non si può definire antirenziano – aveva ribadito che non si può sempre dire “va tutto bene, madama la marchesa”. L’intervento del Pd nazionale sulle campagne elettorali dei ballottaggi delle grandi città rischia così di diventare boomerang, che in più di un caso imbarazzano i candidati impegnati a parlare di cose nel merito: investimenti, riqualificazioni, manutenzione delle strade, progetti di strutture sanitarie, lavoro, sicurezza. E soprattutto a caccia di “voti liberi”: gli indecisi, i “moderati”, gli scettici, gli astenuti.

La giornata no, ieri, è stata in particolare quella del ministro Maria Elena Boschi che ha ingaggiato duelli con la candidata sindaco M5s a Torino Chiara Appendino e con lo sfidante di Sala a Milano, Stefano Parisi, uscendo malconcia da entrambi, con precisazioni o scuse, come nel caso dell’ex manager di Fastweb. Come se non bastasse si aggiunge un’altra uscita sbilenca di una figura del cerchio renziano, Antonio Funiciello, ex responsabile Cultura del Pd e ora portavoce del sottosegretario alla presidenza della Consiglio Luca Lotti, che ha paragonato la Appendino a Sara Tommasi. Dopo essere sommerso di critiche, proteste e insulti, si è scusato.

La questione Città della Salute: Boschi vs Appendino
Nel confronto tv dalla Annunziata Fassino e Appendino si erano confrontati sulla Città della Salute, esponendo ciascuno le proprie posizioni. “Come si crea lavoro in questa città se non si fa la Città della salute e se non si fanno le opere? – aveva detto il sindaco – Quello che rappresenta Appendino in questo momento è il cartello del no”. Secondo il Pd, insomma, è una struttura per la sanità d’eccellenza. Dall’altra parte la Appendino ha spiegato che “noi vogliamo Città della salute, ma vogliamo un progetto fattibile e realizzabile in poco tempo”. Non promesse – è il ragionamento del M5s – ma progetti realizzabili. Due posizioni chiare e legittime, ciascuna dalla propria parte (qui la sintesi del confronto tv). 

Ma a inacidire l’atmosfera arriva la frase della Boschi: “Se vince l’Appendino, Torino perde 250 milioni stanziati dal governo per creare il parco della salute…”. Voleva dire quello che aveva detto Chiamparino alla Stampa, cioè che se il Comune a guida M5s revocasse i progetti sulla Città della Salute cadrebbero anche i fondi. Ma quella frase fa saltare sulla sedia la Appendino e il M5s, che parla di ricatto. “Mi stupiscono le affermazioni della Boschi che dicono che se vincono i Cinque Stelle non arriveranno i finanziamenti. Mi pare che il Pd tratti i soldi dei cittadini come se non fossero dei cittadini ma del partito. Io mi siederò ai tavoli istituzionali e sarò sindaco dei torinesi. Dialogherò e mi auguro che gli altri si comportino di conseguenza. Non credo che un governo possa fare differenze in base al partito. Sarebbe un ricatto”.

La Boschi si stupisce: “Ma perché la Appendino dice bugie su di me? Parli di Torino, non del Governo”, come se la regola poi non dovesse valere anche all’inverso per un ministro. Allora smentisce?, le chiede su Twitter la Appendino. “Confermo. Se rinunciate al progetto, rinunciate al finanziamento. Non è un ricatto. Legga Chiamparino” replica il ministro. “La mia posizione come può vedere è questa (10 giugno). Il suo, quindi, è un ricatto” ribatte la grillina.

“Governo sostiene progetto e conferma finanziamento – assicura il ministro – Mi piace questa sua posizione,diversa da prima. No polemiche,buona domenica”. “Apprezzo suo passo indietro – saluta la Appendino – La mia posizione è sempre stata coerente”.

Il portavoce di Lotti: “Appendino bocconiana. Come la Tommasi” Ma la Appendino attira un’altra gaffe di un esponente democratico-renziano. Durante il dibattito su Rai3 a commentare il “match” tra gli altri c’è Antonio Funiciello, casertano, consulente aziendale, giornalista (Riformista, Europa, Il Foglio), saggista, direttore di Libertà uguale (associazione che riunisce molta parte dell’ala destra del Pd). Ex Pds di fede veltroniana, nel 2013 ha fatto parte della segreteria del Pd di transizione (dopo le dimissioni di Bersani) guidata da Guglielmo Epifani. Funiciello in quei mesi è stato il responsabile del partito per Cultura e Comunicazione.

Funiciello guarda in tv Fassino contro Appendino e quando per la seconda o terza volta la Annunziata ricorda che la candidata M5s è bocconiana (provocandola sul reddito di cittadinanza), decide di twittare: “Bocconiana come Sara Tommasi“. Funiciello viene travolto dalle proteste (tra queste quelle delle parlamentari Barbara Lezzi e Fabiana Dadone) e da parecchi insulti degli utenti. Solo dopo che su Twitter la giornalista di Repubblica Annalisa Cuzzocrea lo definisce un intervento “vergognoso”, l’esponente del Pd è costretto a chiedere scusa: “Un tweet stupido; mi spiace; mi scuso con Sara Tommasi e Chiara Appendino e tutti i bocconiani (la testa è in direzione di Orlando)”.

Il caso Mein Kampf: Boschi vs Parisi
Ma nella giornata c’è spazio per un altro scivolone del ministro Boschi, quando le parte un po’ la frizione sulla vicenda del Mein Kampf che lei lega – tra l’altro in un inciso – al sostegno del Giornale a Stefano Parisi, candidato del centrodestra a Milano. “L’unico obiettivo è vincere i ballottaggi – dice a Sky – perché sono molto preoccupata che a Milano, per esempio, vinca una coalizione, dove ci sono degli esponenti che sostengono che vada bene regalare il Mein Kampf come ha fatto il Giornale ieri, affermando che si tratti di un’iniziativa culturale. Questo giornale, sappiamo bene, sostiene Parisi, ma al di là di Parisi in sé, noi sappiamo che se vince il centrodestra a Milano, entreranno dei consiglieri comunali che hanno quelle idee, che si rapportano a una destra lepenista”.

Parisi, che ha moglie e figlie ebree, a In Mezz’ora non vede l’ora di replicare: parla di “strumentalizzazione volgare” e attacca il deputato Emanuele Fiano e il ministro Boschi (qui la sintesi del confronto tv). “Penso che sia molto grave” quanto fatto da “persone come Fiano, che è della comunità ebraica e non si gioca con la Shoah, e come la ministro Boschi che ha parlato poco fa”. “Affiancare la mia faccia a quella di Hitler e dire che da parte nostra ci potrebbero essere tendenze, che questa è stata un’operazione per prendere i voti dei nazisti, che poi non ci sono, a Milano penso che sia una strumentalizzazione volgare. Penso che sia molto grave , specie per quanto riguarda Boschi che è ministro delle Riforme istituzionali e dovrebbe stare attenta a quello che dice e occuparsi meno delle campagne elettorali”. Tutto questo al netto dell’iniziativa del Giornale che secondo Parisi è stata “scellerata non perché in campagna elettorale ma perché in qualunque momento dell’anno sarebbe stata sbagliata. Sul rischio dell’antisemitismo non si possono fare scherzi, non si possono fare operazioni commerciali per vendere qualche copia in più del giornale”.

Parisi: “Una mossa disperata, inventa temi elettorali”
Anche in questo caso è finita con le scuse, racconta Parisi. Il ministro in questi giorni “ha fatto una serie di gaffe importanti – dice a Omnibus – Ha avvicinato la mia candidatura a Hitler. Credo abbia passato un fine settimana complicato, poi ieri mi ha chiamato per scusarsi”. A Milano se vincerà il centrodestra alle elezioni “non entrerà nessuno in consiglio comunale che abbia quelle tendenze politiche – ha aggiunto – Quello che lei ha detto è molto grave”. “Aver strumentalizzato questa vicenda dicendo che c’è una tendenza nazista a Milano, vuol dire inventarsi i temi della campagna elettorale – ha concluso – mi sembra quasi una mossa disperata. Sono dispiaciuto, la sinistra e il Pd negli ultimi giorni sta usando qualunque argomento”.