Per i candidati a sindaco è il momento della caccia ai voti in libertà: chi al primo turno ha scelto altri partiti, chi era in vacanza durante il ponte del 2 giugno, chi non si è proprio presentato alle urne, chi ci ha ripensato. E’ una regola che vale per Roma, Milano e Torino. E così è stato inevitabile che sia stato il perno di tutti i confronti a In Mezz’ora, dove Lucia Annunziata ha intervistato in diretta Piero Fassino e Chiara Appendino, Virginia Raggi e Roberto Giachetti e Beppe Sala e Stefano Parisi. Si sono ascoltati toni diversi oltre a temi differenti e locali, ma a una settimana dal voto i candidati non si sono risparmiati critiche reciproche e battute velenose. Ilfatto.it ha fatto la sintesi di ciascun confronto tv che i lettori possono trovare nello speciale Elezioni 2016.

Torino (qui la sintesi del confronto)
Fassino, sindaco uscente a Torino, ha per esempio difeso la propria esperienza amministrativa nonostante gli anni della crisi, accusando la Appendino di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa (“Da Borghezio ai centri sociali”) in una specie di “comitato del no”, guidato dalla grillina che dice no su tutto. Dall’altra parte la candidata M5s ha sostenuto che il sindaco uscente porta avanti una narrazione che non rappresenta più una parte della città, che ormai – ha detto – è divisa in due. In questo caso Fassino ha cercato di parlare all’elettorato alla propria sinistra, rivendicando il successo di aver mantenuto la Fiat in città e le misure sociali per sostenere i senza reddito. La Appendino, ribadendo la volontà di chiudere i campi rom, ha puntato sulle parole chiave welfare e istruzione e soprattutto reddito di cittadinanza.

Roma (qui la sintesi del confronto)
Su Roma la discussione si è concentrata su Olimpiadi e aziende partecipate, queste ultime centro di molti problemi della Capitale. Raggi e Giachetti se le sono date anche a livello personale. La candidata Cinquestelle ha detto di apprezzare l’onestà di Giachetti quando disse che non era tagliato per fare il sindaco. Per contro il deputato democratico ha risposto che “al di là delle sicurezze ostentate, vorrei dire alla candidata Raggi, serve poi un po’ di umiltà”. Ma l’obiettivo è conquistare “voti nuovi”, di pezzi di elettorato di altre aree politiche. Così Giachetti ha parlato di Acea concentrandosi sulla necessità di una migliore illuminazione delle zone periferiche “perché la sicurezza si fa anche così”, mentre la Raggi ha pronunciato parole sui campi rom che ricordano altre forze politiche: “Chi ha i soldi, deve trovarsi una casa. E chi ha età da lavoro, deve andare a lavorare. Questa storia deve finire”.

Milano (qui la sintesi del confronto)
Infine Milano, dov’è stato chiaro che i temi di campagna elettorale sono stati del tutto differenti quando – dalle buche di Roma – si è passati a sentire Sala e Parisi a scontrarsi di quote rosa. Ma tra gli altri argomenti centrali la gestione del patrimonio, le casse comunali, le partecipate. Ma anche qui lo scontro è stato quasi personale, sui curriculum, sempre con l’obiettivo di parlare agli elettori che non hanno scelto nessuno dei due al primo turno. Così si sono moltiplicati gli occhiolini nei confronti dell’elettorato grillino. Da una parte Parisi ha pronunciato una specie di slogan: “Chi vuole il cambiamento, scelga me”. Dall’altra parte Sala ha pronunciato le parole trasparenza e legalità (e quale questione è più centrale per uno che vota M5s) una trentina di volte, peraltro ricordando l’annuncio sulla nomina di Gherardo Colombo.

Boschi fa arrabbiare Appendino e Parisi
Sullo sfondo le dichiarazioni del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi che hanno avuto il merito di accendere due dei tre confronti tv. In un’intervista a Sky, infatti, è riuscita a far arrabbiare allo stesso tempo la Appendino e Parisi. Nel primo caso dicendo che se vince il M5s a Torino non arriveranno i 250 milioni di fondi per la Città della Salute. Il senso era che siccome i Cinquestelle sono contrari a quel progetto i finanziamenti si bloccheranno. Ne è nato un battibecco su Twitter, concluso – forse – con un chiarimento. Nel secondo caso invece la Boschi, mentre raccontava della sua preoccupazione di eventuali sconfitte ai ballottaggi, ha detto che a Milano può vincere “una coalizione, dove ci sono degli esponenti che sostengono che vada bene regalare il Mein Kampf come ha fatto il Giornale, affermando che si tratti di un’iniziativa culturale. Questo giornale, sappiamo bene, sostiene Parisi”. Il candidato del centrodestra, che ha moglie e figlie ebree, l’ha subito divorata: “Affiancare la mia faccia a quella di Hitler e dire che da parte nostra ci potrebbero essere tendenze, che questa è stata un’operazione per prendere i voti dei nazisti, che poi non ci sono, a Milano penso che sia una strumentalizzazione volgare. Penso che sia molto grave, specie per quanto riguarda Boschi che è ministro delle Riforme istituzionali e dovrebbe stare attenta a quello che dice e occuparsi meno delle campagne elettorali”.