Una bomba carta sulla campagna elettorale. È accaduto ieri a Camposano, 5mila anime nel Nolano (Napoli), dove a mezzanotte un petardo è stato fatto esplodere davanti al cancello di casa di un giornalista, Pasquale Napolitano, della testata online Retenews24. Che forse ha messo il naso dove non doveva. In paese da settimane non si parla d’altro che delle imminenti elezioni comunali. Due i candidati sindaco, altrettante le liste: ‘Camposano vince con Barbati sindaco’ sostiene il primo cittadino uscente Giuseppe Barbati, mentre ‘Risorge Camposano con Barbato’ è la lista che appoggia Francesco Barbato detto Franco, ex deputato Idv, già sindaco una quindicina di anni fa e nelle ultime settimane tornato alla ribalta della cronaca nazionale per la conversione all’Islam della figlia Manuela, 26 anni, che ora si fa chiamare Aysha. Una conversione che lo stesso Barbato ha ammesso di non vivere serenamente. Le elezioni possono avere qualcosa a che vedere con l’attentato intimidatorio ai danni del cronista? “La campagna non è stata particolarmente accesa, ma nelle ultime settimane il clima è stato più teso, basta dare uno sguardo ai social network, teatro di diversi scontri” ha spiegato a ilfattoquotidiano.it Pasquale Napolitano. Nell’ultimo mese il cronista ha scritto più di un articolo che potrebbe aver dato fastidio a qualcuno.

LA BOMBA CARTA CHIUDE LA CAMPAGNA ELETTORALE – Al momento dell’esplosione, che non ha provocato gravi danni, il giornalista non era in casa. Al contrario c’erano la mamma e una zia, madre di Carmela Rescigno, cugina del cronista e candidata al consiglio comunale di Camposano con la lista che sostiene Barbati. Sono stati i residenti, spaventati dal boato, a riversarsi per primi in strada e prestare soccorso alle due donne, rimaste sotto shock. I carabinieri stanno cercando di ricostruire l’accaduto ed hanno ascoltato il giornalista preso di mira. Che oggi, sul suo profilo Facebook, ha così commentato l’accaduto: “Siamo ancora qui. Provo tanta rabbia perché c’è chi pensa di poter con la violenza, le minacce e le intimidazioni, impedirmi di raccontare la verità e denunciare le zone d’ombra. Mi dispiace per gli autori dell’atto, ma ciò non accadrà mai”.

L’INDAGINE E IL CLIMA DI TERRORE – Ma quali sono le zone d’ombra? Il cronista ha raccontato ai carabinieri quali sono i temi di cui si è occupato negli ultimi tempi. Nella lista ci sono, in modo particolare, due articoli. Il primo riguarda le indagini di tre procure (Napoli, Vicenza e Nola) su presunti tentativi di pilotare alcuni campionati italiani di cinofilia con il rischio di infiltrazione della criminalità organizzata. Ma nelle ultime settimane Napolitano si è occupato anche della campagna elettorale a Camposano, il suo paese. Sottolineando la parentela tra alcuni candidati al consiglio e persone condannate in via definitiva per associazione di stampo mafioso. Tutti elementi che ora sono nelle mani dei carabinieri. Eppure prima di giovedì notte il cronista non aveva ricevuto minacce. Toccherà ora agli inquirenti accertare se dietro l’attentato ci sia la mano della criminalità organizzata nel paese dove non regnano più i clan forti di un tempo, gli Alfieri o i Russo, ma in cui piccoli gruppi criminali sono più dipendenti dai clan di Nola, Avellino e, in particolare, di Vallo di Lauro.

LA SOLIDARIETÀ – Diverse le manifestazioni di solidarietà arrivate intanto al cronista. In primis da sindacato, ordine dei giornalisti della Campania e Fnsi che esprimono “forte preoccupazione per quanto accaduto”, sottolineando che “la violenza e le minacce non fermeranno il lavoro puntuale di denuncia del collega” e chiedendo “alle forze di sicurezza indagini veloci e l’attivazione di ogni strumento per garantire l’incolumità del giornalista”. Sul fronte politico hanno annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare urgente al ministero dell’Interno gli onorevoli Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia) e Paolo Russo (Forza Italia).

IL PRECEDENTE AI DANNI DEL RAPPER CLEMENTINO – L’attentato al giornalista riporta alla mente (ma non per ipotetici moventi) quello avvenuto sempre a Camposano nel gennaio scorso ai danni del rapper Clementino. Un mese fa è stato arrestato (insieme ad altre due persone) il cantante neomelodico Enzo Di Palma che a inizio anno aveva cercato di costringere il rapper a cantare con lui. Come? Bruciandogli l’auto parcheggiata in strada nella notte tra il 17 e il 18 gennaio. Anche Clementino si sfogò su Facebook, facendo intendere che non avrebbe ceduto ai ricatti. E chissà se l’attentato di giovedì notte non avrà ricordato quello del figlio anche alla mamma del noto rapper, Tina Spampanato, anche lei in corsa nella lista di Barbato, in quel di Camposano.