“Le due barche dovrebbero partire stanotte, domani o dopodomani”. C’è anche l’indicazione del porto, Rasheed, vicino ad Alessandria d’Egitto, noto snodo del traffico di migranti. C’è persino il nome del capitano che si appresta a tentare la traversata, nonché l’indicazione di un negozio dove sono raccolti i “passeggeri”. Tradotto: spesso le autorità italiane sanno dei barconi in arrivo ancora prima che salpino verso le nostre coste, magari per colare a picco trascinandosi dietro il loro carico umano, come è accaduto più volte la scorsa settimana. Con un bilancio di 880 morti, secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr). La segnalazione riservata, che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare, è una delle tante. Risale al 16 maggio ed è stata raccolta e diramata dalla centrale operativa della Guardia costiera – Maritime Rescue Coordination Centre Rome, che fa capo al ministero delle Infrastrutture – a diversi comandi e centri investigativi coinvolti nel contrasto al traffico.

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L’Italia ha molte informazioni sui movimenti via terra, sui porti di partenza in Egitto e in Libia, sulle grandi organizzazioni criminali che lucrano sulla pelle di chi cerca fortuna in Europa. Ma non riesce a fare molto di più che soccorrere i migranti in mare e arrestare un po’ di scafisti, l’ultimo anello della catena criminale. Anzi, come dimostrano le carte delle inchieste, i trafficanti rassicurano i loro “clienti” spiegando loro che dal mare sarà lanciato un Sos e l’ultima parte del viaggio sarà a carico dalla Marina militare italiana. Complici la chiusura delle frontiere in Europa e l’arrivo della bella stagione – è la facile previsione degli investigatori impegnati sul campo – le traversate continueranno ad aumentare. In inverno non si sono certo interrotte, ma in queste settimane si sono registrati flussi  tra 1.300 e 2000 arrivi al giorno, calcola un investigatore. Le armi per affrontare la (perenne) emergenza, però, sono sempre più spuntate.