Giuseppe Sala 35%, Gianluca Corrado 33%, Stefano Parisi 32%. Ai punti vince il candidato del centrosinistra. Almeno per il televoto di chi ha seguito su Sky il confronto tra i tre favoriti alla corsa per la poltrona di sindaco di Milano. Un risultato che in ogni caso non preoccupa il terzo arrivato: “Siamo tutti e tre vicini, l’importante è vincere domenica”, commenta Parisi poco dopo la fine della trasmissione. E in effetti la zampata che possa fare cambiare idea a chi andrà alle urne non è riuscito a metterla nessuno dei tre. Sala e l’avversario di centrodestra sono sembrati addirittura più vicini del solito persino sul tema della moschea. “La libertà di culto è un diritto” è il presupposto da cui parte Sala, secondo cui “piuttosto che in luoghi non controllabili è meglio una moschea 
visibile e ben controllata”, mentre quelle piccole vanno chiuse “quando non sono in sicurezza”. E non dice un no esplicito alla moschea nemmeno Parisi, che in passato sulla questione ha dovuto subire qualche rimbrotto dagli alleati della Lega: se la libertà di culto non è in discussione nemmeno per lui, unico paletto allora è “conoscere chi ne finanzia la costruzione”. Chiude il candidato del M5S, che propone di fare un referendum per consentire ai milanesi di scegliere tra una grande moschea e tanti luoghi più piccoli, soluzione quest’ultima che lui predilige.

Nessuno scontro vero in un dibattito giocato da tutti e tre con fair play. Qualche scintilla arriva sull’accoglienza ai migranti: “O crediamo alla Lega e facciamo i blocchi navali o li accogliamo”, sostiene Sala. “Il prefetto ha detto che i centri di accoglienza sono saturi e non c’è più capacità di accoglienza”, replica Parisi. Differenze sugli investimenti da mettere in campo per sconfiggere lo smog: “Mobilità sostenibile e auto elettriche”, sono le parole chiave di Sala e Corrado. Preferisce concentrarsi sul rinnovamento delle caldaie Parisi, visto che “solo lo 0,6% delle abitazioni di Milano sono in categoria energetica A. Servono incentivi in tutta l’area metropolitana”.

Tra i temi centrali nella campagna elettorale quello della sicurezza. Parisi dice chiaro e tondo di non sentirsi sicuro a Milano, mentre Corrado lega gran parte delle paure dei milanesi alle “periferie abbandonate”. Nega l’esistenza di un Far west Sala, che però ammette la necessità di “300 uomini in più tra vigili e militari, oltre a telecamere, perché la tecnologia è importante”. Più indeciso dei due sfidanti è Parisi quando deve rispondere a una domanda precisa del conduttore Gianluca Semprini sulla ripartizione delle voci del bilancio di Milano, anche se alla fine anche lui azzecca la risposta, stimando nel 30-40% quello che l’amministrazione spende in trasporti e mobilità (nella realtà il 34%). E anche Sala ha il suo momento di indecisione, nel momento in cui deve rispondere alla domanda del supporter di Parisi: ci sono aziende o dirigenti che hanno lavorato per Expo e che oggi stanno finanziando la sua campagna elettorale? “Per Expo hanno lavorato in molti – risponde Sala -. Quando pubblicheremo con trasparenza i nomi dei finanziatori, si vedrà”.

E a proposito di finanziatori, è di oggi la notizia, tirata fuori dal candidato sindaco della lista Milano in comune Basilio Rizzo, dei versamenti effettuati dal presidente di Fondazine Fiera Benito Benedini sia a sostegno di Sala che di Parisi. “Ci conosce entrambi – commenta a margine del confronto quest’ultimo – non c’è nulla di male. Si vede che ha il cuore largo”. Da registrare infine la protesta di Marco Cappato, candidato dei Radicali, che in mattinata ha inviato una lettera all’Agcom accusando Sky di avere violato la legge sulla par condicio per avere organizzato il confronto tra i tre favoriti in prima serata e con un format diverso da quello utilizzato per i dibattiti tra gli altri sei sfidanti: “Una discriminazione a danno mio e di altri candidati”.

@gigi_gno