La campagna elettorale a Brindisi finisce così com’era iniziata. Con i lampeggianti davanti a Palazzo di città. Questa volta non ci sono arresti, non c’entra l’ex sindaco Cosimo Consales, finito ai domiciliari a febbraio e poi scarcerato. ma il suo uomo di fiducia, Pasquale Luperti: l’assessore all’Urbanistica della scorsa amministrazione, alle scorse elezioni candidato con il Pd e risultato il consigliere più votato, l’uomo più contestato dal presidente della Regione Michele Emiliano, ora fuori dal Partito Democratico e in corsa con una lista civica in una coalizione di centro.

Luperti è indagato per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e falso ideologico in un’indagine condotta dal pm Daniela Chimienti e delegata ai militari della Guardia di Finanza, che questa mattina si sono presentati negli uffici comunali per acquisire documenti. Assieme all’ex assessore sono indagati anche l’ex dirigente del settore Ambiente e ora ai Lavori pubblici, Fabio Lacinio, un altro funzionario comunale, Teodoro Indini, e l’architetto Luigi Dell’Atti.

Una storia tormentata quella di Luperti, figlio di un importante esponente della Scu assassinato nel 1999. Alle amministrative del 2012 fu candidato dal Pd e risultò l’aspirante consigliere più suffragato della città con 937 voti, oltre il 10 per cento di quanto raccolto dai Dem a Brindisi. In forza di quel plebiscito, gli venne assegnato uno degli assessorati più importanti. Settore delicato, l’urbanistica, anche perché a Brindisi erano già in corso i lavori per la progettazione del nuovo Piano Urbanistico Generale con pesanti interventi sulla zona nord della costa. E proprio sul Pug, come anticipato da Ilfattoquotidiano.it, lo stesso pubblico ministero ha aperto un fascicolo negli scorsi mesi dopo l’esposto-querela dell’architetto Giorgio Goggi, a capo dell’équipe che si stava occupando della stesura ed entrato in contrasto con l’ex sindaco e con Luperti per la spalmatura delle zone edificabili lungo la costa.

Ma da alcuni mesi prima dell’operazione che aveva portato Consales ai domiciliari, Luperti era entrato in contrasto anche con Michele Emiliano. Il presidente della Regione ha più volte chiesto la sostituzione dell’assessore all’Urbanistica come condizione per il proseguimento dell’amministrazione brindisina. Le frizioni si erano fatte così forti che, alla vigilia di Natale, dopo l’ennesimo rifiuto di Consales, il Pd pugliese aveva vietato l’uso del simbolo ai consiglieri. Anche nel giorno dell’arresto dell’ex sindaco, Emiliano era tornato alla carica: “Quando ci siamo resi conto che nel settore del ciclo dei rifiuti, ma anche nel settore dell’urbanistica, si erano verificati gravi episodi – aveva detto – il Partito Democratico della Puglia ha reagito con le dimissioni del segretario cittadino del Pd e il circolo cittadino è stato commissariato”.

Nelle settimane successive si era anche spinto oltre, rimarcando davanti alla commissione parlamentare Antimafia: “L’idea che il figlio di Antonio Luperti e nipote di Salvatore Luperti fosse stato candidato nelle liste del Pd e avesse poi assunto il ruolo di assessore all’Urbanistica, senza competenze specifiche in materia, mi aveva preoccupato fortemente”. Suo padre Antonio, ritenuto un importante esponente della Sacra Corona Unita, venne infatti assassinato nel 1999, un anno dopo il fratello Salvatore, durante la guerra interna alla mala pugliese. Quelle parole sono costate a Emiliano una querela da parte dello stesso Luperti: “Io non sono un mafioso e se lo sono che lo dimostrasse la magistratura. Emiliano ha distrutto una famiglia – rispose l’ex assessore – Ho impiegato una vita tentando di scrollarmi da dosso un marchio che invece forse mi porterò chissà ancora per quanto”.