E’ vero che alla base del crollo sul Lungarno c’è un evento meccanico accidentale come la rottura di una dorsale dell’acquedotto ma è anche vero che la città è soggetta a rischi, pericoli, incidenti, anche fatalità. Invece di imprecare oggi contro la sorte malvagia e ria e da domani continuare ad aumentare i rischi con interventi vari, bisogna cercare di creare reti di protezione, diminuendo i fattori di rischio o creando le condizioni per minimizzare i danni sulle strutture esistenti.

E’ auspicabile, perciò, Publiacqua investa gli utili netti, che nel 2015 ammontano a 29 milioni di euro, nel controllo, nella manutenzione e nell’ammodernamento della rete idrica. Visto che i fiorentini pagano, tra l’alto, le tariffe più care d’Italia non meritano di essere tartassati e subire anche i danni di una rete idrica che fa acqua da tutte le parti.​

Per non parlare dell’amianto che ancora accompagna ben 225 km di tubature di Publiacqua. Una governance Publiacqua che è figlia di Renzi sindaco, con Boschi nel cda e D’Angelis presidente. Perché le città, come pure il resto del territorio, non sono entità statiche, substrati a disposizione degli appetiti o delle idee (spesso balzane) di amministratori, turisti, scavatori seriali, palazzinari e compagnia.

Quindi, come abbiamo detto molte altre volte, messa in sicurezza del territorio e rispetto per la sua fragilità che oggi non viene riconosciuta e viene spesso sfidata con grandi opere che vanno a sconvolgere il sistema idrogeologico per operazioni speculative a cui esistono alternative non impattanti.

Buoni esempi del cattivo uso del territorio fiorentino sono il famigerato tunnel Tav che impatta la falda in più punti e il nuovo aeroporto che richiede la completa alterazione del complesso sistema idrico del Fosso Reale. Per non dire delle tramvie ipotizzate sotto il centro storico.

Il crollo del Lungarno deve far riflettere anche chi finora non ha valutato i rischi che si nascondono proprio in un sottosuolo che si vorrebbe sempre più sfruttare senza considerarne la intrinseca fragilità.

perUnaltracittà- Firenze​