L’attenzione crescente che il Ttip, il trattato di libero scambio in corso di negoziazione tra Unione Europea e Stati Uniti, sta ricevendo da parte dei media e della società civile è un fatto nuovo e interessante, perché ha il sapore del risveglio dell’opinione pubblica da un lungo torpore. Per molto tempo abbiamo infatti continuato a credere che le decisioni che hanno maggior impatto sulle nostre vite, in quanto cittadini di uno stato di diritto, fossero solo quelle assunte da parte dei nostri rappresentanti democraticamente eletti nelle sedi istituzionali. Ora, invece, forse cominciamo a renderci conto di quanto i nostri stili di vita e la tutela della nostra salute e del nostro ambiente possano essere impattati profondamente da decisioni assunte da parte di tecnocrati il cui operato si svolge lontano dall’attenzione dei media e dei cittadini.

All’interno di Soleterre stiamo cercando di organizzare una sezione di volontari che hanno competenze in materie economiche e che cercano di lavorare nel tentativo di provare a unire “fili che sembrano invisibili” e che se uniti potrebbero mostrare quanto l’ingiustizia del sistema economico e sociale in cui viviamo sia frutto di una precisa strategia. Con nomi, cognomi e azioni. In particolare Soleterre si sta interrogando su come il concetto di Salute sia qualcosa che va costruito insieme e non una visione organica di sola assenza di malattia (come ben specificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) e ha lanciato a tale proposito un Manifesto per la Salute dove, ad esempio, si evidenzia come l’ingiustizia uccida più del cancro. Nonostante più del 70% dei tumori infantili sia curabile, i tassi di sopravvivenza nei Paesi più poveri sono bassissimi: tra il 10 e il 40%, mentre in Occidente (e ne siamo felici) sono il 75-85%. Questo significa che più di un bambino su due che si ammala di cancro è destinato a morire a causa della mancanza di diagnosi precoci, medicinali, cure, strumentazioni e trattamenti, anche di base.

Ho chiesto a Riccardo Facchini, attivista di Soleterre, di spiegarmi come i trattati commerciali internazionali possano incidere sulla salute e sulla giustizia sociale. “Molti trattati internazionali a tutela degli investimenti diretti esteri contengono clausole che prevedono come le aziende multinazionali possano citare in giudizio gli Stati qualora questi adottino politiche o normative che ledono i loro interessi economici” spiega Riccardo. “Tali clausole prevedono generalmente che a decidere in maniera inappellabile siano tribunali arbitrali privati o istituiti da grandi organizzazioni internazionali che valutano asetticamente il danno apportato ai profitti delle aziende, senza tener conto di considerazioni di carattere sociale e ambientale. Così facendo si rischia di scoraggiare importanti iniziative dei governi volte a rendere più stringenti le normative a tutela dei cittadini e dell’ambiente o a rendere accessibili le cure ai malati. A partire dagli Anni Novanta, ad esempio, i trattati commerciali internazionali prevedono che la tutela delle opere d’ingegno si estenda anche ai farmaci, attraverso il sistema dei brevetti. Ciò, soprattutto in molti Paesi del Sud del Mondo, rende inaccessibili farmaci salvavita (come gli antiretrovirali per l’Hiv o, più recentemente, i farmaci di nuova generazione per l’epatite C) a centinaia di milioni di persone. Questo fatto stride con i profitti miliardari delle case farmaceutiche che producono tali farmaci”.

D’altro canto, attraverso i trattati commerciali, anche nei Paesi più ricchi, i diritti alla salute e ad un ambiente sano possono essere minacciati dagli interessi economici di grandi gruppi multinazionali. Riccardo spiega come diversi Stati sono stati citati in giudizio dalle multinazionali per aver, ad esempio, vietato l’importazione di sostanze chimiche pericolose sul proprio territorio o per aver previsto l’apposizione di avvisi circa i rischi per la salute sui pacchetti di sigarette. Stiamo raccogliendo interessante materiale che pubblicheremo in questo blog nei prossimi giorni con esempi concreti che ci aiutino a comprendere (per primi noi stessi) l’impatto del trattati internazionali sulla salute.