Una detonazione avvenuta a bordo, sulla rotta per il Cairo. Per uno dei medici legali del team egiziano che indaga sul disastro dell’Airbus di Egyptair, sarebbe questa la causa dell’inabissamento, avvenuto lo scorso 19 maggio. Dai resti umani finora recuperati dei 66 passeggeri partiti da Parigi non risultano tracce di esplosivo. Nonostante questo, “la loro dimensione” fa pensare proprio a una detonazione avvenuta mentre l’aereo era in fase di crociera, ipotesi affiorata già poche ore dopo la scomparsa dell’Airbus. Inoltre il 21 maggio gli investigatori francesi, a seguito dell’analisi di diversi rilevatori presenti sul velivolo, avevano riferito di “fumo e fiamme a bordo” prima che l’aereo precipitasse.

Secondo quanto riferito dal medico legale, non è stato rinvenuto nessun “pezzo intero di un corpo, come un braccio o una testa“, ma solo “23 sacchetti con piccoli frammenti di carne” e “tessuti”, “più piccoli di una mano”. Su di loro sarà eseguito il test del Dna e poi saranno rimessi “ai familiari per la tumulazione”. Scartata dai medici anche l’ipotesi che i corpi siano stati divorati dai pesci visto che “non si sono modificati dopo essere caduti in acqua”. Ad accreditare l’ipotesi della detonazione in volo anche l’assenza sui resti di segni di lesioni dopo il contatto con l’acqua.

Nel giro di poche ore lo stesso Dipartimento di medicina legale egiziana ha ridimensionato le indiscrezioni, declassandole a mere “ipotesi“. “Il presidente del dipartimento di Medicina legale, Hisham Abdel Hamid, ha smentito le informazioni pubblicate dai media citando fonti del dipartimento di medicina legale stesso secondo le quali un’esplosione ha avuto luogo a bordo dell’apparecchio”, si afferma nella nota. “Egli ha affermato che tutte le informazioni a questo riguardo sono destituite di fondamento, non hanno nulla a che vedere con la medicina legale e non sono altro che ipotesi non annunciate dai medici legali”, viene aggiunto. Abdel Hamid “ha chiesto ai media di essere vigili e di non pubblicare voci menzognere che danneggiano gli interessi superiori dello Stato e la sicurezza nazionale, altrimenti saranno deferiti alla Giustizia”, conclude la nota.

Intanto proseguono le indagini sulle cause del disastro e secondo le autorità egiziane, a differenza di quanto dichiarato dal ministro della Difesa greco, l’Airbus non avrebbe effettuato brusche virate né cambiato direzione prima di precipitare in mare. “L’aereo – hanno riferito dal Cairo – è apparso ad un’altezza di 37mila piedi all’interno dello spazio aereo greco, poi è scomparso dai radar dopo nemmeno un minuto”, ha dichiarato l’Ente nazionale egiziano di servizi per la navigazione aerea.

La tragedia del 19 maggio, inoltre, è destinata ad avere ulteriori pesanti ripercussioni sui flussi turistici verso il Cairo, già fortemente ridotti a causa da incidenti e terrorismo. L’Egitto è infatti passato dai 15 milioni di visite del 2010 ai 9 del 2015. E il primo trimestre del 2016 ha segnato un calo del 66%. Una crisi che si affianca a quella di Tunisia e Turchia e che riguarda anche la Giordania, a causa dei confini condivisi con Siria e Iraq. L’Europa invece, a differenza di quanto accaduto per il Nordafrica e il Medio Oriente, ha visto invece i flussi turistici risalire rapidamente dopo gli attentati di Parigi.