A sette mesi dalla fine dell’Expo di Milano ci sono ancora più di trecento aziende che aspettano di essere pagate. Sì, perché la Regione Siciliana non ha mai saldato il conto da 2,6 milioni di euro presentato dai fornitori del Cluster Bio Mediterraneo, la sezione dell’esposizione universale riservata agli undici Paesi che si affacciano sul mare Nostrum. Il caso era già scoppiato nel dicembre del 2015, quando l’edizione palermitana di Repubblica aveva sollevato la questione confermata anche dall’assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana, Antonello Cracolici: sei mesi dopo, però, i fornitori non hanno ancora visto un solo euro. E pazienza se alla fine di Expo la Sicilia ha incassato dal Cluster ben 2,7 milioni, centomila euro in più rispetto ai soldi vantati dai creditori. Si tratta di aziende dolciarie, cooperative agricole e vinicole, che adesso hanno deciso di riunirsi in un singolare “coordinamento creditori della Regione Siciliana all’Expo” per provare a battere cassa.

“La situazione è paradossale, i lavori, le merci ed i servizi sono stati resi da maggio a ottobre del 2015 ed ancora ad oggi non sono stati pagati, perché all’atto del conferimento degli incarichi all’interno del Cluster non esistevano i fondi necessari”, spiega Gianni Ferreri, responsabile del coordinamento creditori. Gli ex assessori all’Agricoltura Nino Caleca ed Ezechia Reale, infatti, avevano autorizzato il responsabile del Cluster Dario Cartabellotta a realizzare l’esposizione senza spendere fondi pubblici: è per questo motivo che nel 2014 era uscito un bando per cercare sponsor e collaboratori disposti a partecipare gratis incassando solo i ricavi dalla vendita dei prodotti proposti ai visitatori nello spazio espositivo.

A rispondere, quelli che sarebbero poi diventati i fornitori del Cluster. Che però al momento di intascare quanto dovuto, si sono visti rispondere picche. Questo perché a Cartabellotta sono stati rigettati per due volte i decreti di pagamento, a causa di un presunto pasticcio burocratico: non ha avuto le competenze da ufficiale pagatore della Regione Siciliana. E mentre il dirigente ha presentato un esposto alla corte dei Conti, alla procura e al consiglio di giustizia amministrativa, i due milioni e settecentomila euro incassati dal Cluster sono dunque finiti nelle casse della Regione. Che in pratica vorrebbe pagare i creditori ma non può farlo a causa appunto di questo clamoroso intoppo burocratico.

“La procedura che si intenderebbe adottare, attraverso il coinvolgimento dell’Assemblea regionale siciliana che dovrebbe deliberare una sorta di sanatoria, appare a nostro avviso una strada molto lunga e tortuosa. Nel mentre si sommeranno spese e costi che inevitabilmente la Regione dovrà subire con un danno erariale che qualcuno sarà chiamato a pagare”, spiega il coordinamento dei creditori, che ha già incontrato Cracolici, assessore all’agricoltura in carica (il quarto in tre anni e mezzo di governo Crocetta), e ha chiesto di essere ricevuto in audizione dalla commissione per le Attività produttive del parlamento siciliano. “Se da questi incontri non saranno definiti tempi e modi per la definizione delle pendenze – avvertono sempre i creditori – la Regione sarà sommersa da una valanga di decreti ingiuntivi e qualcuno dovrà rendere conto del danno erariale che ne deriverà”.

In pratica, l’ultima grana ereditata dalla partecipazione della Sicilia all’Expo di Milano potrebbe ancora riservare ulteriori conseguenze. E dire che la stessa esperienza del Cluster Biomed era stata accompagnata da un sinistro presagio già nel giorno dell’inaugurazione, quando i funzionari della Regione avevano trovato lo stand sporco e disordinato, con la copertura che faceva filtrare la pioggia e senza nemmeno le indicazioni. Ad Expo già concluso ecco poi che l’Agenzia delle Entrate aveva notificato una multa da 600 euro al governatore Crocetta. Il motivo? Due scontrini non battuti allo stand che vendeva cannoli siciliani ai visitatori. Come dire che il tipico dolce alla ricotta, già immortalato con l’ex governatore Salvatore Cuffaro in un indimenticabile scatto nel day after della condanna di primo grado, finisce sempre per avere un ruolo cruciale nelle paradossali cronache siciliane.

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