Giuseppe Sala resta candidato a sindaco di Milano. Il Tar ha infatti giudicato inammissibile il ricorso del M5S che chiedeva la sua esclusione dalla competizione elettorale, sostenendo che l’ex numero uno di Expo ricopre ancora il ruolo di commissario unico del governo e pertanto non può essere eletto. Ma la partita non è chiusa. I giudici amministrativi tengono infatti distinti i concetti di “incandidabilità” ed “ineleggibilità”. E l’ineleggibilità verrà valutata in un secondo momento, dopo le elezioni, visto che il futuro consiglio comunale – ricorda il Tar – come primo atto dovrà “esaminare la condizione degli eletti e dichiarare la ineleggibilità di essi”, qualora sussista una delle cause previste dalle norme. “Le deliberazioni adottate in materia di eleggibilità dal consiglio comunale – continua la sentenza – possono essere impugnate da qualsiasi cittadino elettore del comune, o da chiunque altro vi abbia diretto interesse, dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria”.

L’elezione di Sala a sindaco, o a semplice consigliere comunale in caso di sconfitta, potrà dunque essere messa in discussione a urne chiuse. E di certo ci sarà battaglia, perché a sostenere la tesi della sua ineleggibilità, oltre ai 5 Stelle, con ogni probabilità ci saranno anche i Radicali che nei giorni scorsi hanno presentato a riguardo un esposto a firma del candidato sindaco Marco Cappato. Al centro della vicenda le dimissioni, efficaci o meno, di Sala da commissario unico. Inviate via lettera a Palazzo Chigi il 15 gennaio e protocollate il 18, decorrevano a partire dall’1 febbraio. Ma non sono mai state confermate da un decreto del presidente del Consiglio che revocasse il precedente decreto del 2013 con cui Sala era stato nominato commissario, con una durata della carica fino al 31 dicembre 2016. A complicare ancora di più la situazione, il fatto che il candidato del centrosinistra ha firmato atti in qualità di commissario unico anche dopo le dimissioni.

Nel ricorso i 5 Stelle avevano sostenuto che Sala non avrebbe potuto essere ammesso alla candidatura, trovandosi in una situazione di incompatibilità con la carica governativa in base al testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (decreto legislativo numero 267 del 2000). Ma il Tar ha sottolineato che tale norma disciplina i casi di “ineleggibilità”, che deve essere tenuta “nettamente distinta dall’incandidabilità”. Quest’ultima “implica l’impossibilità di prendere parte, fin dall’inizio, alla competizione elettorale e conduce alla nullità delle elezioni”, mentre l’ineleggibilità “non invalida l’ammissione della lista e comporta, quale unico effetto, la decadenza del solo candidato, senza ulteriori conseguenze sugli altri esiti del voto”. Dal momento che alla commissione elettorale titolata a esprimersi sull’ammissibilità di liste e candidati non toccava giudicare eventuali casi di ineleggibilità, il ricorso al Tar è stato giudicato inammissibile. Mentre “la questione circa l’asserita ineleggibilità potrà trovare tutela, successivamente all’espletamento delle elezioni e a seguito della convalida degli eletti, davanti al giudice ordinario”.

Ed è proprio su questo aspetto che fanno leva le reazioni dei 5 Stelle, con Gianluca Corrado a ritenere la sentenza “frutto delle 
assurde leggi italiane che permettono a Sala di candidarsi, ma immediatamente dopo di poter essere dichiarato ineleggibile, con
 la conseguente decadenza dalla carica di sindaco. Milano non merita questo sfregio, non merita un candidato zoppo con una tegola sulla testa, che rischia di portare i
milanesi a votare di nuovo”.

Dal canto suo Sala, difeso al Tar dall’ex vice sindaco Ada Lucia de Cesaris e da Carlo Cerami, si dice “sereno” e ritiene il ricorso solo “uno dei numerosi attacchi mossi alla mia persona”. Al suo fianco tutto il Pd: “La decisione del
Tar – dice l’assessore comunale alla Mobilità Pierfrancesco Maran – chiude definitivamente la bufala dell’incandidabilità di
 Beppe Sala e dimostra come, mentre noi ci siamo dedicati ai 
quartieri e alla città, gli altri hanno perso tempo alla ricerca 
di qualche scorciatoia”. Mentre il segretario del Pd di Milano Pietro Bussolati si domanda: “Cos’altro si inventeranno per provare a screditare Beppe Sala? Intanto il candidato di centrodestra
 sostiene di voler cancellare la commissione antimafia. Ecco con 
chi Beppe è incompatibile”.

@gigi_gno