“Il Wwf premia con il Panda d’oro la presidente di Terna. Io invece sto con Silvia – ha scritto qualche giorno fa su Facebook l’ambientalista pescarese Augusto De Sanctis, ex coordinatore Oasi del Wwf abruzzese -. Fiero di aver abbandonato quell’associazione. Preferisco stare con persone come Silvia, la mamma cui Terna chiede sedici milioni di euro in tribunale”. Sullo sfondo il massiccio elettrodotto ad alta tensione che il gruppo delle reti elettriche sta costruendo in Abruzzo e che è contestato da attivisti e amministratori locali perché sorgerebbe in aree alluvionali e a rischio frana, con piloni che potrebbero crollare da un momento all’altro.

Il post di De Sanctis allude alla recente assegnazione di un Panda d’oro (il riconoscimento che Wwf Italia assegna alle “figure che più si sono spese per la sostenibilità e la difesa dell’ambiente”) alla scienziata e manager Catia Bastioli, presidente di Terna e amministratore delegato Novamont, per la sua “attività di ricerca mirata a trovare importanti e significative soluzioni e applicazioni per impostare processi produttivi che mirino all’attuazione concreta dell’economia circolare e alla bioeconomia cercando di imitare al massimo i processi naturali”. Il curriculum della Bastioli è di primissimo piano: già “inventore europeo dell’anno” nel 2007, è nota col soprannome di “regina della plastica verde” e tra le tante cose ha inventato il Mater-Bi, la plastica biodegradabile a partire dall’amido di mais.

Il Wwf difende la sua scelta: “Le accuse sul Panda d’oro appaiono infondate e strumentali“, dichiara a ilfatto.it Antonio Barone dell’ufficio stampa. “È bene precisare che il premio a Catia Bastioli è stato assegnato per la sua storia di ricercatrice innovativa e sempre impegnata per il superamento degli effetti negativi della chimica tradizionale e quindi per il suo lavoro in Novamont”, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals

Resta però la storia di Silvia Ferrante, che il ilfattoquotidiano.it ha raccontato a dicembre: tornata a vivere in Abruzzo, Silvia si è vista chiedere da Terna sedici milioni di euro (per ventiquattro citazioni in sede civile) di risarcimento per la sua lotta, fatta di sit-in e richieste di accesso agli atti per valutare la pericolosità dell’impianto. Un traliccio le è stato piantato vicinissimo a casa, sebbene nei limiti di distanza fissati dalle legge. È però notizia di lunedì che Terna ha rinunciato, davanti al giudice civile di Lanciano, a continuare con le prime dodici citazioni. “La posizione del Wwf su Silvia Ferrante è pubblica e arcinota: già nel dicembre scorso abbiamo chiesto a Terna di fermarsi rispetto agli atti di citazione – aggiunge Barone del Wwf -. E non abbiamo solo reiterato questa richiesta: stiamo lavorando perché possa concludersi, e al più presto, la vicenda giudiziaria”. 

Nel luglio del 2013 il Wwf ha rinnovato un accordo con Terna avviato nel 2009: la scadenza è quest’estate. “L’accordo è finalizzato ad accrescere e monitorare il livello di integrazione dei criteri ambientali nel processo di sviluppo della rete elettrica, ad armonizzarlo con la strategia Wwf per la tutela degli habitat e a condividere un piano di azioni per orientare e garantire uno sviluppo della rete orientato alla sostenibilità” scrisse in una nota la maggiore associazione ambientalista italiana. Che oggi puntualizza: “L’accordo di programma con Terna riguardava il confronto istituzionale per orientare lo sviluppo della rete mitigando gli impatti nelle aree naturali di elevato valore naturalistico e paesaggistico. Si sono prodotte linee guida scientificamente documentate, e si è svolta una collaborazione i cui risultati sono documentabili, misurati e vantaggiosi per l’ambiente. Con Terna continua un confronto istituzionale per le smart grid (“reti elettriche intelligenti”) e la mitigazione degli impatti”.

Della vicenda si è occupata anche la trasmissione tv Le Iene: “Il tracciato dell’elettrodotto è di 70 km, e su 150 piloni ben 55 sono realizzati all’interno di aree a rischio idrogeologico: alcuni in zone con frana attiva” ha detto in quell’occasione De Sanctis all’inviata Nadia Toffa, che ha mostrato le cartine ufficiali della Regione con tutti i pericoli prevedibili evidenziati in giallo e rosso. “In passato abbiamo espresso preoccupazione e critiche e chiesto un approfondimento tecnico” sostiene il Wwf. E se franasse il terreno, un’evenienza d’altronde molto diffusa negli ultimi anni in Abruzzo? “Produrre danni in un punto significa danneggiare l’intera opera. I tralicci potrebbero cadere uno dopo l’altro, come le tessere di un domino” ha affermato il professor Francesco Stoppa, geologo dell’Università D’Annunzio. Alcuni piloni sarebbero stati elevati persino sopra i calanchi, estremamente sbriciolabili essendo fatti di argilla e sabbia. “Io sono un vulcanologo, e quest’opera mi fa più paura di un vulcano in eruzione”, ha concluso Stoppa.