In questo blog, abitualmente dedicato a temi energetici, espongo questa volta un post dedicato ad una persona eccellente con cui ho avuto frequenti contatti in passato e con cui negli ultimi anni ero in relazione per il rapporto tra emissioni nocive, energia, inquinamento, salute. Purtroppo anche l’inquinamento è una forma di degrado dell’energia.

Nel 1974, appena uscito dal centro ricerche di Ispra con un permesso sindacale per organizzare i corsi 150 ore a Varese, ho incontrato Luigi Mara alla Camera del Lavoro di Busto, dove un gruppo di delegati si riuniva con Giulio Maccacaro e Wladimiro Scatturin, docenti di grande prestigio all’Università, per connettere le conoscenze scientifiche più avanzate alla lotta alla nocività nei processi produttivi. Mara risultava imponente nella sua complessione che si adattava ai gesti lenti dei suoi arti artificiali, testimonianza di un incidente in laboratorio nel 1967. Il suo sorriso di tanto in tanto rassicurava i professori, così disponibili e pazienti da sopportare i ritardi dei sindacalisti alle riunioni convocate tra un’assemblea e un’altra. Erano infatti frequentissime le trattative per gli accordi aziendali e il tema della salute in fabbrica era centrale.

Mi accorsi subito dell’autorevolezza di Luigi e, fresco di laurea, mi colpì come sapesse parlare dei suoi reparti, dei cicli delle sostanze esaminate, con un linguaggio tanto rigoroso quanto piano, comprensibile, a cui si adattava tutta la discussione. Allora si stava preparando in Montedison il libretto sanitario di rischio, la cui struttura e la compilazione del quale avremmo insegnato e portato tra le classi a oltre 1600 studenti-operai dei corsi 150 ore della Provincia. Pochi forse oggi ricordano il valore enorme di quel documento, a disposizione contemporaneamente del lavoratore e della unità sanitaria locale, in cui si registrava la storia della salute personale accanto alla progressione di carriera, ai cambi di posto, alla maturazione di professionalità. Le dispense per i corsi, costruite in un clima di interdisciplinarietà mai riscontrata dopo di allora (chimici, fisici, medici, economisti, giuristi con studenti e operai attorno al medesimo tavolo) sono state senz’altro la scintilla per l’avvio di Medicina Democratica e per il consolidamento della rivista Sapere, che assieme alla dispensa di Dina sui quattro fattori di rischio circolava in tutti i reparti delle fabbriche di qualsiasi settore.

Il sodalizio con Giulio Maccacaro, il lavoro ininterrotto nel “Gruppo di Prevenzione ed Igiene Ambientale” del consiglio di fabbrica della Montedison di Castellanza ha poi reso Mara uno dei più attenti specialisti della salute in fabbrica: “specialista” è parola che tuttavia non rende la sua immersione instancabile in qualsiasi realtà venisse chiamato a indagare, in qualsiasi processo divenisse consulente della parte soccombente, in ogni manifestazione che si teneva in concomitanza con le udienze in tribunale e dove si chiedeva di riscrivere le leggi e di fare della riforma sanitaria che nasceva in Italia una legge di giustizia sociale.

Un 25 Aprile venne Pietro Ingrao, presidente della Camera, a celebrare un sindacato e un Consiglio di delegati che sapeva respingere il concetto di “dose minima accettabile” e di monetizzazione della salute. Il libretto sanitario di rischio varato alla Montedison divenne norma anche in Brasile, quando finalmente Lula divenne presidente e anche a me toccò la fortuna di presenziare a Brasilia all’incontro con il ministro Giovanni Berlinguer per varare la riforma sanitaria di quel Paese, mutuata dalla nostra che invece oggi è divorata dalle privatizzazioni, dalle lottizzazioni e dagli scandali.

Una nota stampa di Medicina Democratica nazionale, diffusa dopo la sua morte il 12 Maggio, lo descrive puntualmente come “un raro esempio di intellettuale in cui il rigore scientifico e la chiarezza di intenti si univano a una integra (e integrale) scelta a fianco della classe lavoratrice, incredibilmente capace di lavorare contemporaneamente su molteplici luoghi, da Marghera al resto d’Italia per rappresentare attivamente Medicina Democratica nelle campagne e nei processi contro le produzioni industriali nocive, gli incidenti con fughe di gas tossici che arrivano a inquinare l’ambiente fuori dalle fabbriche”.

Vorrei ricordare come quel suo rigore fosse talvolta scomodo a molti, perché lo teneva lontano dalla mediazione e lo spingeva a insegnare e testimoniare aspramente che la salute è un diritto: quindi è o non è e non va a patti col profitto. Scomodo, ma non amante dell’isolamento e sempre in mezzo ai suoi, anche quando richiamava il sindacato a non rinunciare alla forza della sua unità. Mi ha sempre colpito come nei volantini e nelle prese di posizione del CdF Montedison si citasse sempre la Fulc(Federazione unitaria lavoratori chimici), forse nella speranza che le aspirazioni comuni e il potere per inverarle trovino ancora la strada degli anni ’70, quando le rivendicazioni sindacali creavano giustizia e riscattavano il lavoro e quando Luigi Mara dava vita ad una scuola e a una intuizione che continua a scavare in un terreno meno fertile, ma non privo di quegli sforzi e quelle risorse che lo rimpiangono e lo tengono vivo.