Non piace ai suoi principali avversari che Piero Fassino nomini i vertici di una fondazione bancaria in piena campagna elettorale per il rinnovo dell’incarico da sindaco di Torino. Con la nomina ufficiale alla presidenza della Compagnia di San Paolo dell’ex ministro Francesco Profumo, affiancato dalla neo vicepresidente di Confindustria Licia Mattioli apprezzata anche dal primo cittadino, lunedì sera si sono chiuse le procedure del rinnovo del consiglio di gestione della fondazione che in questi anni di crisi ha contribuito a mantenere le attività sociali, assistenziali e culturali in una città molto indebitata. Insomma, l’ente ha colmato le mancanze dell’amministrazione di Fassino e questa subalternità non piace ai candidati contro “il Sistema Torino”. Così il deputato Sinistra Italiana Giorgio Airaudo chiede ai consiglieri nominati dall’attuale primo cittadino di dimettersi in caso di mancata rielezione del sindaco. Proposta appoggiata dalla candidata del M5S Chiara Appendino.

La Compagnia di San Paolo è una delle due fondazioni bancarie torinesi (l’altra è la Fondazione Crt), controlla poco più del 9 per cento del capitale di di Intesa Sanpaolo e, stando allo statuto, “persegue finalità di utilità sociale, allo scopo di favorire lo sviluppo civile, culturale ed economico”. In sostanza reinveste i dividendi ottenuti dalla banca e da alcuni fondi di investimento in progetti di ricerca, culturali e soprattutto di welfare. Negli ultimi anni la Compagnia ha aumentato il budget per le politiche sociali passando dai 28 milioni del 2005 ai 34 del 2007, pari al 20% degli stanziamenti, che sono saliti a 49,5 nel 2012 e 52,6 nel 2015. Nell’ultimo quadriennio, sotto la presidenza di Sergio Chiamparino e di Luca Remmert, la Compagnia ha erogato in totale 195,4 milioni per questo settore, pari al 37,7 per cento delle erogazioni totali, in aumento rispetto al quadriennio precedente, quando i milioni di euro stanziati erano stati 160,7, pari al 31 per cento del totale. Inoltre la maggior parte dei contributi ricade sul territorio torinese: in media nel quadriennio tra il 2008 e il 2011 rimaneva a Torino e provincia il 78,5 per cento delle erogazioni, mentre nei quattro anni successivi la media sale all’83 per cento.

Insomma, un contributo importante che segue gli indirizzi del consiglio generale, composto da consiglieri nominati dagli enti che fanno parte della Compagnia. Tra questi quello con maggior peso è il Comune di Torino, che sceglie due consiglieri e uno di questi è destinato a presiedere la Compagnia. Nel 2012 Fassino aveva nominato il suo predecessore Chiamparino come rappresentante della città e lo stesso Chiamparino aveva poi assunto la presidenza, lasciata nel 2014 per diventare presidente della Regione Piemonte. Sin dalla scorsa estate, invece, era emerso il nome di Profumo, ex rettore del Politecnico, ex presidente del Cnr passato attraverso il governo di Mario Monti per poi accomodarsi sulla poltrona dell’Iren, la multiutility di Reggio Emilia, Genova e Torino. Insomma, un tecnico sì, ma molto legato al potere politico (fu fotografato seduto per terra davanti al palco, ai piedi di Fassino, durante l’intervento dell’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi alla Festa democratica di Torino nel settembre 2013). Fassino, stando a quanto riportato da La Stampa, avrebbe influito anche sulla scelta del vice, Licia Mattioli, presidente uscente dell’Unione industriale, vicepresidente di Confindustria, rappresentante della Camera di commercio cittadina anche nello scorso mandato.

Insomma, per il prossimo mandato la fondazione avrà ai suoi vertici due persone in sintonia con il sindaco uscente e qui sorge il problema sollevato dai rivali di Fassino: nel caso di rielezione i progetti elettorali di Fassino trarrebbero più forza, mentre per i possibili successori alla guida della città i rapporti potrebbero essere più complessi. “Io sono molto decoubertiano – premette Airaudo -. Vediamo chi viene eletto. Se Fassino dovesse perdere mi aspetterei le loro dimissioni come gesto di coerenza”. Il candidato della sinistra a gennaio aveva infatti chiesto alla Compagnia di San Paolo di rinviare le nomine dopo le elezioni amministrative, ma il presidente Luca Remmert aveva respinto la richiesta adducendo ragioni legate allo statuto. Per Airaudo “le fondazioni bancarie hanno un peso molto importante nella nostra città e quella sarebbe stata una scelta rispettosa verso gli elettori”. La sua idea piace anche alla Appendino: “Ci sembra che la posizione di Airaudo sia la logica conclusione di ciò che abbiamo sempre sostenuto e la condividiamo – dichiara -. Noi ci siamo impegnati con i torinesi ad approvare un regolamento sul ‘semestre bianco’ che impedisca negli ultimi sei mesi di mandato, a qualunque sindaco, di effettuare nomine. Le istituzioni devono essere sempre al servizio della collettività”.

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