Corrado Augias, intervistato da Floris durante una trasmissione di La7, viene interpellato a proposito dello stupro e dell’omicidio della piccola Fortuna Loffredo. Dopo aver detto cose assolutamente condivisibili, parlando di responsabilità collettiva, del danno inflitto dall’omertà, di situazioni in cui cose atroci vengono addirittura considerate normali, offre una critica a proposito di una foto che tutti quanti abbiamo visto, perché è quella mostrata dalla mamma di Fortuna e conseguentemente usata dai media. Ecco, Augias dice: “In questa foto che questa povera madre mostra… mi ha fatto impressione il contrasto che c’è tra lo sfondo e questa bambina che aveva 5-6 anni… la guardi bene… guardi com’è atteggiata, e com’era pettinata, e come sono i boccoli che cadono… Questa è una bambina che a 5-6 anni si atteggia come se ne avesse 16-18. Questo stridore mi fa capire che anche lì si erano un po’ persi i punti di riferimento.”

La foto mostra una bambina che allegramente si mette in posa e alle spalle della madre c’è una statuetta di Padre Pio. Non colgo affatto lo “stridore” di cui parla Augias e men che meno colgo l’atteggio o la stranezza a proposito della maniera in cui casca il boccolo. Cosa voleva dire Augias? Sicuramente nulla che giustificasse i crimini di cui si parla. In totale buona fede, a mio avviso, per quanto abbia tentato di contestualizzare, parlando forse di sessualizzazione precoce delle bambine, di situazioni di degrado, non so che altro, quel che gli è venuto fuori è stato un concetto alquanto discutibile. Si presta a sicuro fraintendimento e per quel che mi riguarda rappresenta anche un ragionamento che omette un po’ di saperi a proposito di violenze su minori.

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Gli abusi su minori non avvengono soltanto in situazioni degradate, sempre che quella in cui è cresciuta Fortuna lo fosse. I minori vengono abusati ovunque e da persone di qualunque ceto. Non c’entra affatto l’atteggiamento, e lo dico a chi ha tratto dalle parole di Augias una qualche giustificazione per il suo stupratore e assassino. Lo dico citando le parole di una ragazza che mi ha scritto, in lacrime, queste parole: “Sono arrabbiata, (…) non so spiegarti come e quanto (…), all’idea che se avessi denunciato o se il mio stupratore mi avesse ucciso, sarebbero state usate contro di me delle foto che mi ritraggono: foto di una bambina che si diverte ed è spensierata. Non riguarda solo (…) l’infanzia di Fortuna, ma anche persone come me che hanno subito un abuso.”

La ragazza mi ha inviato alcune sue foto, di lei bambina che si mette in posa, che gioca, e che avrebbero potuto essere considerate eventualmente utili ad una interpretazione forzata dell’accaduto. Nelle sue foto, così come in quella di Fortuna, io non leggo tuttavia alcuna forma di sessualizzazione, sempre che sia questo il motivo per cui una bambina diventa vittima di un abuso. Non ho poi capito bene la questione del boccolo. Da bambina io avevo i capelli mossissimi, perciò con i boccoli, e capita che le bambine abbiano i capelli ricci. Bisognerebbe lisciarli per non incorrere in sanzioni contro le regole del buon costume dedicate all’infanzia?

Conosco bene la questione dell’erotizzazione delle bambine in pubblicità, per esempio, o nelle sfilate di moda dedicata a capi di abbigliamento per bambine. So che si tratta di un tema controverso e che la nostra cultura è intrisa di un modello di normalizzazione degli abusi che non lascia dubbi, quando si parla di interpretazione degli “atteggiamenti” delle bambine, ma proprio per questo occorre fare attenzione a quel che si dice. E’ già sufficiente che di ammiccamenti o di bambine con atteggiamenti da sedicenne parlino giovani e vecchi, che giustificano così il loro presunto diritto a violare l’infanzia di creature che non hanno raggiunto l’età del consenso, e non si tratta solo di una questione formale ma sostanziale. Le bambine sono bambine e non si toccano, non sono materiale per giochi di pedofili ricchi e poveri. E a questo punto in tante ci siamo chieste, piuttosto perplesse: ma se avesse avuto davvero sedici anni e fosse stata stuprata e uccisa, cosa si sarebbe detto di lei?

Ad Augias dico che a mio avviso dovrà dare una rinfrescata alle sue interpretazioni, per lo meno quelle che ha basato sulla vista di una fotografia. Le bambine non vanno più in giro con i capelli raccolti in due codine, con i fiocchetti, o anche si, ma non certo per creare una distinzione tra bimbe sessualizzate e non. E a meno che lui non sappia più di quel che ha affermato, e in tal caso ovviamente resto in ascolto interessata alla sua analisi, direi che guardando la stessa foto io vedo una bambina allegra, divertita, e ricordo inoltre che se c’è una parte che va descritta bene in tutta questa faccenda sono i bambini. Uniche persone che hanno permesso che si facesse luce su questa triste vicenda. La foto di Fortuna non la fa sembrare una sedicenne, ma l’atteggiamento di queste creature, quello si che è stato “adulto”.