Da presidente di Legambiente a numero uno del Forum Nucleare italiano e poi presidente di Assoelettrica. C’è più di una contraddizione in termini nel curriculum di Chicco Testa, boiardo di Stato candidato a sostituire al ministero dello Sviluppo economico la confindustriale Federica Guidi. Testa “si presenta come ambientalista, ma in realtà nel suo libro Contro(la)natura sostiene le ragioni della produzione energetica nucleare e degli Ogm per soddisfare il fabbisogno del mondo capitalista”, spiega Carlo Rienzi, presidente del Codacons e candidato sindaco al comune di Roma. Per questo l’associazione dei consumatori ha lanciato una petizione online contro la nomina di Testa alla guida di via Veneto. Non solo: il Codacons promette anche di dare battaglia all’Antitrust e al Tar del Lazio contro la designazione allo Sviluppo economico di “un nemico dei consumatori” e un rappresentante della “lobby elettrica”. Rischia insomma di iniziare in salita l’avventura governativa di Testa che, tre anni fa, venne anche contestato dalla stessa Legambiente: l’associazione di cui è stato segretario nazionale e presidente, fra il 1980 e il 1987, gli fece recapitare un sacco di carbone per rinfrescargli la memoria sulla “sua lotta contro il vecchio e inquinante combustibile”.

Tanto basta per intuire che il Chicco Testa di oggi è diverso dal militante Pci di gioventù. E’ il frutto di una lunga esperienza politica e manageriale. Eletto per due volte alla Camera dei deputati, prima con il Pci e poi con il Pds (1987-1994), il manager bergamasco, laureato in filosofia all’Università di Milano, entra nel sistema politico romano che gli permette di trasformarsi da ambientalista a dirigente d’azienda. Terminata l’esperienza in parlamento, l’allora sindaco di Roma Francesco Rutelli gli affida la presidenza del consiglio di Acea, la municipalizzata controllata dal comune. E’ un periodo frenetico in cui Testa è anche componente del Consiglio nazionale economia e lavoro (Cnel), nonché presidente della Confederazione italiana dei servizi pubblici. Due anni dopo, quell’esperienza gli vale una poltrona ancora più ambita: Pier Luigi Bersani lo vuole presidente del cda dell’Enel e consigliere di amministrazione della compagnia telefonica Wind, all’epoca filiale del gigante elettrico. Testa, assieme all’ad di Enel Franco Tatò, collabora a stretto contatto con i governi Amato, D’Alema e Prodi. Lo Stato ha bisogno di far cassa e, così nel 1999, decide di mettere sul mercato una quota dell’Enel.

A Tatò e a Testa, che intanto entra nel cda della Società di gestione degli impianti nucleari (Sogin), dell’Agenzia per la mobilità del comune di Roma (Sta) e della Riello, vanno i meriti della quotazione dell’Enel a Piazza Affari. E, naturalmente, anche uno stipendio di tutto rispetto: se nel 2002, il compenso dell’ad Tatò viaggia attorno al milione e mezzo di euro annui fra stipendio ed emolumenti, quello del presidente Testa si aggira sui 700mila euro. Non solo: per il manager bergamasco la quotazione dell’Enel è l’occasione per farsi apprezzare nel mondo bancario e conquistarsi nuovi spazi. Così, due anni dopo, sotto il governo Berlusconi, il boiardo di Stato comunista passa nelle file della banca d’affari Rothschild, la stessa di cui oggi è vicepresidente l’ex numero uno dell’Eni Paolo Scaroni. In Rothschild, Testa rimane consigliere dal 2004 fino al 2008 per diventarne poi amministratore delegato (fino al 2012) in un’avventura che lo vede vicino a manager noti come l’ex presidente Telecom, Franco Bernabé. Con quest’ultimo il legame resterà solido, come testimonia il fatto che Testa è presidente della Eva Energie Valsabbia partecipata dalla Fb Group di Bernabé e rappresentata in cda da Marco Bernabé, figlio del manager di Vipiteno.

Intanto, anche in anni recenti, gli incarichi di Testa continuano a moltiplicarsi: nel 2007 diventa amministratore delegato della compagnia di telecomunicazioni Telit e conquista un posto nel cda della compagnia assicurativa Allianz. Tre anni più tardi si guadagna la fiducia della famiglia Drago ed entra nel cda di Idea sgr, la società di gestione fondi di investimento della De Agostini. Diventa poi presidente di Assoelettrica ed infine, uomo di fiducia delle banche, diventa presidente di Sorgenia all’indomani dell’uscita della famiglia De Benedetti. Ma soprattutto Testa diventa una sorta di teorico economico alla ricerca di una conciliazione fra i temi dei verdi e quelli del mercato: “Alla base del vero ambientalismo sta un rapporto a due: c’è la natura ma c’è anche l’uomo” confida a Italia Oggi e a Formiche.net, giornale che conosce bene dal momento che siede nel cda del suo editore, Base per Altezza. Segno che l’esperienza manageriale ha mutato per sempre l’idealismo di gioventù che, alla guida di Legambiente, lo aveva portato a far causa all’Enel per un elettrodotto in alta tensione, ottenendo una condanna penale per i vertici del gruppo dal pretore di Pietrasanta.

Parallelamente alla carriera d’impresa, negli anni cambia e cresce anche il Testa politico. Se Francesco Rutelli è lo sponsor della prima ora, segue poi il sostegno di Veltroni e Bersani. Il manager, dal canto suo, non fa mai mistero di partecipare alle cene di finanziamento dei leader della sinistra. Renzi incluso. E con l’ultimo governo Berlusconi, Testa tenta di trovare una sponda anche a destra diventando massimo sostenitore delle ragioni del nucleare proprio mentre Enel firma con la francese Edf un accordo per costruire centrali in barba al voto referendario per cui il giovane Testa si era speso negli anni ’80. Ma è nell’era renziana che il manager spera di poter fare il colpo grosso grazie all’amicizia con Marco Carrai. Per questo si spende per non passare inosservato: nell’agosto 2013, firma sul Corriere della Sera un manifesto assieme a 208 manager e politici che chiedono a Renzi di andare avanti perché “in soli 18 mesi finalmente questo governo ha realizzato ciò che nessuno era riuscito a fare prima e senza i soliti compromessi al ribasso”. Intanto pubblica sull’Unità la sua visione del mondo attraverso la rubrica “ControVerso”.

Nel recente referendum sulle trivelle, si schiera con il think tank Ottimisti e razionali affianco all’ex Pci Gianfranco Borghini per il fronte pro-triv. Infine, critica la sinistra elitaria in una querelle con il fondatore di Slow food Carlo Petrini sui prezzi troppo alti del vino di qualità. Ma non disdegna la vita mondana, specie quella estiva che lo vede anche protagonista sulla spiaggia di Capalbio, dove trascorre le vacanze estive anche il ministro Maria Elena Boschi ed è di casa l’ex direttore dell’Espresso, Bruno Manfellotto. Unico neo: da presidente di Assoelettrica polemizza con il governo Renzi sui ritardi del Mise per definire le regole per l’incasso del canone Rai da parte delle compagnie elettriche. Da ministro dello Sviluppo economico sarà di certo uno dei dossier di cui potrà ora occuparsi personalmente.