Arrestata insieme ad altre sei colleghi mentre il clima in Egitto si fa sempre più teso in vista delle manifestazioni contro Al Sisi. Basma Mostafa, giornalista di 26 anni e autrice dell’intervista alla famiglia presso la quale erano stati trovati i documenti intestati al ricercatore italiano Giulio Regeni, è stata presa dalle forze dell’ordine vicino a piazza Tahrir. Intanto l’Egitto ha annunciato di aver aperto un’inchiesta contro la Reuters, l’agenzia di stampa internazionale giovedì, che citando sei fonti di polizia e di intelligence, aveva rivelato che Giulio Regeni era stato arrestato dalla polizia egiziana la sera della sua scomparsa, il 25 gennaio, e poi trasferito in un compound gestito dai servizi di sicurezza interni.

Arresti preventivi di attivisti e difensori dei diritti umani sono stati compiuti a centinaia nei giorni scorsi. Sabato 24 aprile è stato arrestato Ahmed Abdallah, direttore della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecrf), ong del Cairo che l’11 aprile prima aveva reso noti i dati relativi al fenomeno delle sparizioni forzate in Egitto dal 1° dicembre 2015 al 31 marzo 2016: 204 desaparecidos in 4 mesi, di cui 36 a dicembre, 57 a gennaio, 79 a febbraio e 32 a marzo. Di 101 scomparsi non si hanno ancora notizie.

Reuters sotto inchiesta in Egitto – Le autorità egiziane, riporta il Guardian, hanno aperto un’indagine a carico del capo dell’ufficio di corrispondenza dell’agenzia, Michael Georgy. Nella denuncia avviata dal responsabile della stazione di polizia di Azbakiya, la stessa dove l’agenzia ha riferito che il ricercatore italiano era stato portato dopo il suo arresto, si accusa la Reuters di avere pubblicato “notizie false che puntano a disturbare l’ordine pubblico” e di “diffondere indiscrezioni che danneggiano la reputazione dell’Egitto”. Il ministero degli Interni egiziano ha definito “infondate” le notizie pubblicate dall’agenzia, anticipando che le autorità “si riservavano il diritto di intraprendere azioni legali contro chi diffonde notizie false e illazioni”. Il 22 aprile il ministero aveva reso noto di avere denunciato l’agenzia di stampa con l’accusa di “avere pubblicato notizie false utilizzando fonti anonime” sul caso della morte del ricercatore italiano, trovato cadavere il 3 febbraio, il corpo straziato da segni di torture. Lo stesso presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi, si era in precedenza scagliato contro la stampa, colpevole a suo giudizio di mettere in pericolo il Paese diffondendo “bugie e accuse”.

La situazione nel Paese si fa sempre più tesa – Il Cairo ed altre città come Alessandria sono blindate con auto, camion e blindati di polizia e dell’esercito a presidio dei luoghi più noti, come piazza Tahrir, per prevenire manifestazioni di protesta annunciate per oggi da movimenti di opposizione ad Al Sisi ed al governo. Le proteste – vietate dalla legge se non autorizzate con notevole anticipo – sono contro la cessione delle due isole di Tiran e Sanafir, nel Golfo di Aqaba, all’Arabia Saudita, che ne avrebbe ottenuto la restituzione dopo 66 anni da quando,nel 1950 aveva chiesto all’Egitto di proteggerle da possibili assalti di Israele.

Mezzi della polizia e dell’esercito presidiano anche la ‘ringroad’(raccordo anulare) che circonda la capitale e la piazza Rabaa el Adawya, dove alcune centinaia di persone furono uccise il 14 agosto 2013 in scontri con la polizia durante proteste per la deposizione del presidente in carica, Mohamed Morsi, da parte dei militari.

Le manifestazioni – che sono già cominciate a Minya, nel sud, ed a Sharqeya, nel nord – sembrano dover ricalcare anche i contenuti di quella del 15 aprile scorso, quando circa 2000 persone protestarono al Cairo non solo per le isole, ma anche per chiedere che Sisi ed il governo in carica lascino il potere. Sabato discorsi molto fermi contro “le forze del male” che vogliono creare il caos e contro chi minaccia la stabilità e la sicurezza del paese sono stati diffusi in tv e sui siti dallo stesso presidente Al Sisi e dal ministro dell’interno, Mahmoud Abdel Gaffar.