Ricordo, circa un anno fa, in una scuola superiore di Parma l’incontro con questi studenti delle superiori. Il tema è la legalità. Il dibattito c’è, i ragazzi e le ragazze intervengono e il confronto è serrato. Parliamo di mafia, di legalità, diritti e doveri fino a quando una studentessa sbotta Sono solo belle parole, tanto non cambia niente“. Mi fissa, aspetta, argomenta le sue parole e ora vuole una risposta da me. Ho solo un paio di secondi per esitare, non di più o il mio tempo sarà interpretato come un’ammissione di sconfitta. Non so che dire, io che sono lì per incoraggiare, non per assecondare la paura giovanile nel futuro di questo Paese malato.

Non trovo le parole e ho solo quei due secondi per tentare di uscire dallo stallo, quindi… Sono convinto che di fronte a una scelta, le parole che hai appena detto saranno diverse dalle azioni che farai. La ragazza esita, fa per portarsi il microfono alla bocca, sta per dire qualcosa, ma sono un sentimentale e forse ho colpito nel segno. Sorride, sorrido, l’ho scampata.

Ma cosa dirò la prossima volta, quando avrò di fronte il futuro in fuga di questo Paese? Come potrò motivare le ragioni di una fiducia, la loro, che si affaccia alla vita ed è già convinta sia altrove? Cosa dirò quando mi diranno che parlare di legalità son solo belle parole perché il figlio di un boss va su Rai 1, a dar messaggi, a presentare il suo libro, che il conduttore è libero di starsene al suo posto, che quella puntata è andata in onda col consenso di chi l’ha avallata e quel che è stato è Stato e che fare la resistenza con la pelle di chi è morto settanta anni fa, se non è fatta attuale, è solo ipocrisia?

Non sto confondendo fascismo e mafia, sto solo dicendo che fascismo è tutto ciò che è male e quel male è attuale e che il 25 aprile somiglia sempre più a un monumento, monumento alle belle parole. Chiedo scusa a quei ragazzi/e, perché oggi ho perso anche quelle parole e mi restano quelle di un vero Presidente della Repubblica, Sandro Pertini“Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza”.

fogliazza 25 aprile