Nessuna svolta nelle indagini, ma sì ad allentare le pressioni politiche dall’Italia. Il portavoce del ministero degli Esteri egiziani, Ahmed Abou Zeid, ha smentito quanto riportato dal sito del quotidiano egiziano Al Watan a proposito di un “importante sviluppo negli ultimi due giorni” sul dossier di Giulio Regeni. “Mai parlato di importanti sviluppi”, ha detto il portavoce. Ma ha confermato che il Cairo ha chiesto di allentare le “pressioni politiche” sul dossier. Il tentennamento ha rinfocolato le polemiche sulla collaborazione e l’attendibilità delle dichiarazioni che arrivano dalle autorità egiziane. Resta però quel monito all’Italia che viene invece confermato. “Abou Zeid – aveva riportato il quotidiano – ha aggiunto che è necessario vuotare questo dossier delle influenze politiche e lasciarlo agli apparati di sicurezza competenti”.”Negli ultimi due giorni c’è stato un importante sviluppo delle indagini. L’Italia ora allenti le pressioni politiche”.

Una posizione confermata anche in serata dal presidente egiziano Al Sisi, che ha ribadito di essere pronto alla “piena trasparenza” mentre, accanto al presidente francese Francois Hollande cui guarda per ottenere un appoggio politico-economico dell’asse franco-tedesco, è tornato a parlare di forze “malvagie” che cercano di scuotere il Paese, di “farlo sgretolare con effetti inimmaginabili”. Nel timore, forse, che nuovi passi dell’Italia, dopo il ritiro dell’ambasciatore, possano anche ‘colpire’ il turismo ed i viaggi nella Terra dei Faraoni. Figura centrale, poi, è quella del presidente francese Francois Hollande, accusato dagli americani del Nyt di aver tenuto finora un “vergognoso silenzio” sul caso Regeni. Il numero uno dell’Eliseo era al fianco di Al Sisi e non ha perso tempo nel sottolineare che della vicenda “ne ha parlato” con il presidente egiziano. Così come ha affrontato – ha detto – anche la vicenda di Eric Lang, un francese morto in circostanze controverse in un commissariato del Cairo nel 2013.

Questioni politiche e diplomatiche a parte, per quanto riguarda l’aspetto investigativo della vicenda non ci sono novità: nessuna notizia su chi ha torturato a morte Giulio Regeni, con le “importanti novità” annunciate da un quotidiano e attribuite al ministero degli Esteri smentite categoricamente dal portavoce del presidente. Che però ha sottolineato che bisogna “lasciare che gli apparati competenti proseguano la loro missione”. “Le relazioni forti e numerose fra i due paesi non devono essere scosse da questo incidente” ha sostenuto il portavoce. In una conferenza stampa con Hollande, il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi ha poi rinnovato le condoglianze alla famiglia di Regeni e ha sostenuto che le accuse agli apparati egiziani puntano “a far cadere la polizia“. La richiesta di allentare la pressione sull’Egitto è arrivata una settimana dopo la conferma del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che l’Italia, “nei prossimi giorni”, valuterà quali sono le altre “misure da prendere” per ottenere una maggiore collaborazione e impegno nelle indagini sul caso dopo il richiamo a Roma per consultazioni dell’ambasciatore d’Italia al Cairo, Maurizio Massari, disposto l’8 aprile. Come evocato anche dal presidente della Commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, l’Italia potrebbe inserire l’Egitto nella ‘lista nera’ dei paesi pericolosi compilata dalla Farnesina, sconsigliandolo così come meta per i turisti e ricercatori.

Hollande, dal canto suo, ha rivelato che con Sisi ha parlato di diritti umani. Ma al Cairo si trova per tutt’altra ragione: gli affari. E’ la sua seconda in Egitto dopo quella fatta in il 6 agosto per l’inaugurazione del raddoppio parziale del Canale di Suez, in splendente isolamento rispetto agli altri leader occidentali. Alla testa di oltre 60 uomini di affari, Hollande è arrivato in una capitale imbandierata di tricolore francese e presenzierà alla firma di una trentina di accordi politici ma soprattutto economici nei campi dell’energia, infrastrutture e turismo a rinforzo di uno scambio commerciale da 2,6 miliardi di euro l’anno. Indiscrezioni dei media hanno segnalato anche l’imminente acquisto di un satellite militare e quattro da navi da guerra per oltre un miliardo di dollari dopo gli accordi già raggiunto per 24 caccia tipo “Rafale” e una portaelicotteri “Mistral” in arrivo quest’estate. Al Cairo, è presente anche il vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel. Forte di uno interscambio da 5 miliardi di euro, si è presentato con addirittura 120 investitori e, secondo l’agenzia Mena, ha dichiarato il sostegno di Berlino all’Egitto a livello politico ed economico dato che Sisi merita “ammirazione“.

Sul caso Regeni è intervenuta poi Emma Bonino in un’intervista a Repubblica nella quale suggerisce un allargamento della questione oltre i rapporti bilaterali Italia-Egitto. “Penso che il governo italiano debba far diventare un caso internazionale la crisi con l’Egitto. Sono del parere che non vada abbandonata la via giudiziaria sul caso Regeni, ma ormai è finalmente chiaro che c’è un ‘caso Egitto‘ più ampio. L’Europa ha il dovere di occuparsene perché è una questione politica e di sicurezza di primo livello nel nostro Mediterraneo. E ne dobbiamo discutere con gli Stati Uniti”, ha detto l’ex ministro degli Esteri.