C’è la centrale elettrica Galileo Ferraris, concepita per il nucleare e trasformata in impianto tradizionale dopo il referendum. A due passi c’è il borgo di Leri. Quel che ne rimane, tra vegetazione lussureggiante e rifiuti. Gli edifici mostrano un abbandono di lunga data. Sulla coorte interna di una grande fattoria si affacciano stalle, ambienti per il ricovero di attrezzi agricoli, depositi per i raccolti. Al loro interno, spesso, detriti e rifiuti ormai impediscono perfino l’accesso. Gli alloggi, completamente vandalizzati. Porte e finestre portate via. La chiesa non è meglio conservata. L’unico edificio che sembra passarsela meglio è quello sul quale campeggia una lapide commemorativa. Vi si leggono distintamente le prime due righe “A Camillo Cavour”.

cavour

 

Già perché il borgo frequentato da ladri, vandali e pochi appassionati del nostro Patrimonio non è solo uno dei tanti luoghi di abbandono sparsi per l’Italia. E’ il borgo dell’XI secolo, nella frazione di Trino, in provincia di Vercelli, che il Conte Camillo Benso di Cavour aveva scelto per le sue sperimentazioni in materia di irrigazione. Un luogo che racconta molto più di una storia locale. Una parte cospicua di quella nazionale. Anche se a visitarlo si fa fatica a crederlo. Le vicende del sito, un alternarsi di buoni propositi e di azioni impalpabili. Acquistato dal Comune di Trino con l’intenzione di provvedere alla sua riqualificazione, è solo dal 2011 che qualcosa si muove. Anche grazie alle firme raccolte dai cittadini. Il Patrocinio di Comune e Regione ai lavori di recupero dell’intera tenuta sembra l’inizio della rinascita. Non è così. Neppure i fondi utilizzati per i 150 anni dell’Unità d’Italia sono sufficienti nell’impresa. Con i 400mila euro a disposizione si restaurano gli esterni della casa di Cavour, quella su cui c’è la lapide commemorativa e nient’altro.

Servirebbero otto milioni di euro. E ora Leri non rientra neppure nei percorsi Cavouriani”, spiegava nell’agosto 2014 Alessandro Portinaro, sindaco di Trino . Insomma, niente soldi, ma soprattutto nessuna idea su come restituire alla fruizione questo borgo. Nel febbraio dello scorso anno una buona notizia. L’Enel ha donato al Comune perché lo utilizzasse all’ingresso del sito, un impianto di videosorveglianza. Certo, poco più di un palliativo, ma almeno in grado di scoraggiare i malintenzionati, dopo una lunga serie di furti .

“No, non ci sono state più intrusioni nella villa, nemmeno dei finti soldati del soft air che per tanto tempo si sono divertiti ad organizzare battaglie per gioco con fucili a salve”, commentava il sindaco. Una speranza. Alcuni giorni fa, invece, i vandali sono tornati in azione, dopo aver disattivato l’impianto. Dando fuoco e danneggiando gli arredi sacri della chiesetta settecentesca. Così in attesa di interventi più organici si è pensato di salvare il salvabile. Quindi sono state portate via tutte le statue e presto si provvederà a fare lo stesso con gli arredi sacri.

Sul posto, insieme al sindaco, sono arrivati i consiglieri regionali Gabriele Molinari e Giovanni Corgnati e il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba. L’intenzione è quella di coinvolgere anche il ministro Dario Franceschini.  “Da soli non ce la facciamo, servono privati che possano credere nelle potenzialità di questo posto. E se anche lo riportiamo in vita, cosa potrebbe diventare?”, chiedeva Portinaro. Nella risposta è inutile dirlo c’è la sorte di Borgo Leri. Ancora spazio abbandonato per giocare a soft air oppure luogo della memoria italiana restituito alla fruizione?