Quattordici indagati e 33 reati contestati, dall’associazione a delinquere al riciclaggio, ricettazione, frode fiscale, bancarotta fraudolenta, emissione di fatture per operazioni mai esistite, false comunicazioni sociali, ricorso abusivo al credito.

Si è conclusa dopo quattro anni di indagini l’inchiesta “Time Out” condotta dalla Procura di Siena sulla Mens Sana Basket, la squadra senese di pallacanestro che ai tempi d’oro del Monte dei Paschi, che è stato lo sponsor dal 2000 al 2014, mieteva successi e vinceva campionati a ripetizione: 8 scudetti di cui 7 di fila, 5 coppe d’Italia consecutive, 7 Supercoppe italiane.

Quel ciclo fenomenale è finito proprio in contemporanea – come già anticipato nel gennaio del 2013 dal Fatto.it - con il tracollo della banca, la Mens Sana è sprofondata in serie B e poi faticosamente è risalita in A 2 e di tutto quello scintillante periodo restano le macerie sportive e le conseguenze legali. Tra gli imputati di rango c’è il capo dei massoni italiani, Stefano Bisi, eletto 2 anni fa Gran Maestro del Grande oriente d’Italia, soprattutto con i voti raccolti in Calabria, la regione dell’ex potente presidente del Monte dei Paschi, Giuseppe Mussari che con Bisi a Siena costituiva un duo tanto influente quanto affiatato, non di rado impegnato in dibattiti pubblici organizzati dalla massoneria. E c’è addirittura chi ha collegato l’ascesa di Bisi alla guida della stessa massoneria con la possibile influenza della ‘ndrangheta, l’organizzazione criminale che in Calabria detta legge.

Secondo il Pm Antonino Nastasi che ha coordinato le indagini, i reati sarebbero stati commessi nell’ambito di un rapporto di collaborazione tra la Mens Sana e le società Essedue Promotion e Brand Management di Rimini e la Best Solution di Siena che avrebbero messo in piedi un sistema per pagare in nero e all’estero i giocatori e altri soggetti, per alterare i bilanci e guadagnarci su. Tra gli indagati c’è l’ex presidente della Mens Sana, Ferdinando Minucci, il titolare della Essedue Promotion, Stefano Sammarini e il suo socio Nicola Lombardini, l’ex segretaria generale della squadra senese, Olga Finetti, l’ex direttore sportivo Jacopo Menghetti, il commercialista Essedue Alessandro Terenzi. E poi la figlia dell’ex presidente Minucci, Federica che è socia della Best Solution, Pierluigi Zagni, legale della stessa Best, più altri ex dirigenti della Mens Sana.

Sono invece usciti dall’inchiesta 17 giocatori in un primo tempo indagati per evasione fiscale e l’ex commissario tecnico della squadra, Simone Pianigiani. Secondo quanto riportato dal sito on line della Gazzetta dello Sport, della posizione di Pianigiani e dei giocatori continua però ad occuparsi la Procura federale della Federazione di pallacanestro.

Il Gran Maestro Bisi è indagato per ricettazione, ma sentito dal Fattoquotidiano.it dice di non saperne di più nonostante l’indagine sia aperta da quattro anni: “Non ho ancora visto le carte, solo ieri i documenti sono stati ritirati dal mio avvocato, Valerio Valignani”. Tempo fa il giornale on line Basket Italy aveva scritto che il reato di ricettazione contestato a Bisi consisterebbe nel fatto che avrebbe ricevuto ai tempi d’oro della Mens Sana 5mila euro al mese sottobanco. Anche se non è affatto chiaro per quali scopi e a che titolo. Bisi è un giornalista, capo delle redazione del Corriere di Siena e vice direttore del Corriere dell’Umbria, gruppo ora passato sotto l’egida degli Angelucci, ma fino a tre anni fa controllato dai cementieri Barbetti attraverso la Edib e amministrato da Rocco Girlanda, che dei Barbetti fu capo delle relazioni istituzionali, poi eletto deputato di Forza Italia e nel governo di Enrico Letta sottosegretario alle Infrastrutture.

Nella Edib avevano partecipazioni di rilievo il Monte dei Paschi che era la banca di riferimento del Pd e la Coop rossa Centro Italia, una delle più grandi sia nel settore alimentare sia nel non food. Nell’ambito di un armonioso rapporto collaborativo tra opposti (almeno all’apparenza), cioè tra organizzazioni rosse e di destra, la Edib a sua volta aveva partecipazioni anche nella Ste, la società editoriale che controllava il Giornale della Toscana di Denis Verdini. Nell’ambito del rinvio a giudizio dello stesso Verdini per la faccenda del crac del Credito Fiorentino c’è anche un filone che riguarda i finanziamenti della banca proprio alla Ste e al Giornale della Toscana, una storia in cui è coinvolto anche Massimo Parisi, anche lui rinviato a giudizio, ex deputato del Pdl, poi di Forza Italia e da ultimo passato nel gruppo Ala di Verdini. Qualche giorno fa proprio il Gran Maestro Bisi è stato tra i presentatori a Siena dell’ultima fatica editoriale di Parisi, “Il patto del Nazareno”, libro edito da Rubettino con la prefazione di Giuliano Ferrara, presentato con successo nella città toscana.

Di recente il Gran Maestro e giornalista Bisi si è esibito perfino sull’Unità diretta da Erasmo D’Angelis che ha cominciato ad ospitare anche pezzi di un giornalista senese ex della stessa Unità, Maurizio Boldrini, grande amico dello stesso Bisi e già portavoce di Luigi Berlinguer ai tempi in cui quest’ultimo era rettore dell’ateneo toscano prima di diventare ministro della Scuola con il centrosinistra. L’articolo del Gran Maestro ospitato sul giornale fondato da Gramsci era una pensosa risposta a un precedente scritto di monsignor Gianfranco Ravasi, un pezzo a cui è stata dedicata una collocazione di tutto rilievo: fogliettone in prima pagina. Titolo più che eloquente: “Ventitremila fratelli per bene”.