La Milano-Sanremo 2016 è finita con la più sgangherata ed incredibile delle volate. Non ha vinto il giovanissimo mirabolante colombiano Fernando Gaviria, nome di vaghe reminiscenze felliniane, perché è caduto a centocinquanta metri dal traguardo mentre si apprestava a battere i grandi finisseur del gruppo. E’ il Quintana degli sprint, ha solo ventun anni: il primo colombiano che non svetta in salita ma nei finish all’ultimo colpo di reni. Dicono sia l’astro nascente della velocità. In via Roma, a Sanremo, purtroppo è stato stella cadente.

Non ha vinto l’atteso Nacer Bouhanni, uno dei favoriti, sontuoso sprinter francese figlio di immigrati algerini – un beur del pedale che guadagna un milione di euro l’anno – al quale il prestigioso quotidiano Le Monde ha dedicato una pagina intera il 26 settembre 2015 e che al Giro d’Italia del 2014 ha infilato cinque vittorie, replicando lo stesso bottino al Tour de France. Gli si è ingrippato il cambio, proprio quando Gaviria sballava sull’asfalto, e si è piantato come un paracarro. Ciononostante si è piazzato quarto.

Non ha vinto il fiammingo Greg Van Avermaet, reduce dal successo in fotofinish della Tirreno-Adriatica, conquistata con un piccolissimo secondo di vantaggio sul campione del mondo Peter Sagan, altro grande sconfitto di questa Milano-Sanremo. Che di sconfitti ne annovera una caterva: a cominciare da Vincenzo Nibali che ha tentato la disperata carta della discesa dal Poggio, l’ultima asperità di una corsa veloce e monotona, salvo, ormai, i rituali scoppiettanti ultimi venti chilometri. Tre allunghi, subito tamponati da Fabian Cancellara, da Matteo Trentin, persino dall’amico Sagan, a due chilometri e trecento metri dal traguardo.

Muoia Sansone con tutti i filistei del gruppo, deve essere stata la vulgata dei migliori che a furia di controllarsi e neutralizzarsi sono arrivati in ordine sparso per capire chi sarebbe stato il più lesto. Di certo, non l’ex campione del mondo Michal Kwiatoksi. Il polacco si è prodotto in un allungo da motocicletta sul Poggio sfilacciando gli avversari e meditando il colpaccio. Schiacciato sul telaio, andava a tutta birra. Ma ha guadagnato la miseria di una manciata di secondi: quattro, cinque, e poi è stato ingoiato dall’orda degli inseguitori che rollavano a sessanta all’ora. L’hanno riacchiappato a milletrecento metri dall’arrivo, che dopo 290 chilometri ti girano eccome…

E così, ci siamo leggermente distratti nel seguire le piroette, la caduta di Gaviria, la piantata di Bouhanni, la delusione del grande Fabian Cancellara e quella dello Squalo Nibali, c’erano persino degli italiani nella pattuglia dei primi: il veterano Filippo Pozzato che vive a Montecarlo e ha la Ferrari; Sonny Colbrelli che alle Sanremo si piazza sempre bene; Matteo Trentin, discreto specialista di classiche. Proprio Pozzato fu l’ultimo italiano a far sua una Sanremo dieci anni fa. E quindi, con sorpresa, sgomento e ammirazione abbiamo visto una maglia biancoceleste rimontare tutti, infilzarli uno dopo l’altro con una progressione inarrestabile, alla Rik Van Steenbergeen che negli anni Cinquanta e Sessanta vinse tre mondiali, una Sanremo, due Roubaix, due Fiandre, quindici tappe al Giro quattro al Tour, in totale fu primo 426 volte.

Ebbene, sveliamo il mistero. Il vincitore è un francese. Si chiama Arnaud Démare. Ha venticinque anni. E’ stato campione mondiale under 23 nel 2011, ha già al suo attivo 35 vittorie da professionista. E’ notoria, nella parrocchia delle due ruote, la fiera rivalità con Bouhanni. Così, su via Roma baciata da sole, e lontano un mare da urlo e vele che si contendono il vento, risuonano le note della Marsigliese.

L’ultima volta fu nel 1995, quando a vincere fu Laurent Jalabert, ai tempi di Bugno e Chiappucci. Sono passati ventun anni: un sacco di tempo e di ciclismo. Il mondo, come lo sport delle due ruote, è profondamente cambiato. Démare dedica la vittoria anche alle vittime degli attentati che insanguinarono Parigi, ed è un segno del destino che il suo inatteso successo sia arrivato il giorno dopo la cattura del terrorista Salah Abdeslam che era nei commando kamikaze