Si parla di questione meridionale, nelle aule dell’Università del Salento, che ha patrocinato una serie di interessanti eventi, in cui il tema è stato declinato sotto vari profili. Ho avuto il piacere di collaborare attivamente alla realizzazione di eventi in cui, di Sud, hanno parlato personalità accademiche, scrittori e magistrati. L’idea, nata in origine prendendo un caffè con l’amico Pantaleo Galiotta, e poi abbracciata con entusiasmo da Tiziano Margiotta, era quella di verificare l’interesse degli studenti universitari ad ascoltare e parlare di Sud, all’interno dell’Università. La Questione Meridionale è salita in cattedra, dunque, dando la parola a personalità di grande rilievo culturale e accademico.

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Nel primo appuntamento, il 23 febbraio 2016, il professor Gianfranco Viesti e il professor Guglielmo Forges Davanzati hanno discusso dei contenuti del libro Economia e luoghi comuni (edizioni L’Asino d’Oro). Il libro prova a scardinare luoghi comuni come l’illusione dell’”austerità espansiva”, la presunta virtù della parsimonia, la “neutralità” dell’autorità monetaria, le taumaturgiche privatizzazioni, contrapposti alla diffusa demonizzazione della “spesa pubblica”. E poi, last but not least, il mito evergreen del Sud zavorra dell’Italia. Il professor Viesti ha anche sottolineato alcuni preoccupanti dati emersi dal Rapporto 2015 della Fondazione Res circa il declino dell’università al Sud.

Nel corso del secondo incontro, impostato come una chiacchierata tra il Procuratore Capo di Lecce Cataldo Motta e lo scrittore Andrea Leccese (autore, tra l’altro, del recentissimo Maffia & Co., edzioni Armando) non solo si è parlato di impatto delle mafie sull’economia del Mezzogiorno, ma è emerso un quadro allarmante sul successo globale della delinquenza mafiosa. Su scala – ormai – planetaria siamo di fronte a un’economia mista nella quale è difficile distinguere i flussi leciti da quelli illeciti. La dimensione economica del fenomeno è stata sottolineata nettamente dal procuratore Motta, che ha a tal proposito evidenziato l’efficacia dello strumento della confisca per sproporzione e delle misure di prevenzione patrimoniali. La chiacchierata ha poi toccato il tema della cultura, con una riflessione su quei valori propri della cultura dell’egoismo, dominante nella nostra società del consumo, che sembrano favorire l’affermazione della criminalità mafiosa. A tal proposito, Andrea Leccese ha fatto riferimento all’ethos del familismo amorale, argomento indubbiamente molto gettonato, a 100 anni dalla nascita di Edward Banfield. Mai noioso, l’incontro ha toccato temi urticanti – come i rapporti mafia-politica e le collusione dei colletti bianchi. Mafia, Sud e non solo Sud.

Con altrettanto entusiasmo, ho preso parte, con l’amico Antonio Bonatesta, ricercatore e segretario nazionale dell’ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani, all’organizzazione di “Università e Mezzogiorno. Il futuro della ricerca nell’altra metà del paese”, che si svolgerà il 21 marzo 2016, alle ore 9.30, presso la sala conferenze del Rettorato dell’Università del Salento. L’evento, rivolto a tutta la comunità accademica ma indirizzato in particolare a una platea di studenti, dottorandi e giovani ricercatori, vede la partecipazione di Adriano Giannola (presidente Svimez), Francesco Sylos Labini (Centro Fermi, Roars), Guglielmo Forges Davanzati (Università del Salento), coordinati da Carmelo Pasimeni (Università del Salento). Questo nuovo incontro intende affrontare il tema dello smantellamento programmato del sistema accademico meridionale, collocandolo nel contesto del declino economico del Mezzogiorno e collegandolo, in modo particolare, alla crisi della funzione sociale dell’università e all’esplosione del precariato accademico. L’ampio margine che verrà lasciato al dibattito sarà finalizzato proprio a dare voce “dal basso”, promuovendo istanze e sollecitazioni per gli organi di governo degli atenei meridionali.

Il successo incontrato dalle iniziative tra gli studenti universitari testimonia la rilevanza della tematica Sud, senz’altro trascurata sul piano politico-mediatico nazionale, nonostante l’impatto che la Questione Meridionale ha sull’economia e la società italiane. Troppo pochi gli approfondimenti nei talk show e nelle trasmissioni di approfondimento. Tranne rare eccezioni, come la puntata di PresaDiretta dei giorni scorsi, che ha messo a nudo, in pochi minuti, la drammaticità dei dati Svimez e della reale condizione del Sud.

(Ringrazio il prof Rossano Adorno e il dott. Tiziano Margiotta per le fotografie).