Scarichi abusivi, sia civili che industriali in aumento. Depuratori fuori norma o ko. Discariche en plen air. I fiumi abruzzesi sono malati, affetti dalla salmonella e da altri agenti patogeni che si trasmettono all’uomo. Il loro inquinamento è pericoloso per la nostra salute e compromette la balneabilità delle acque, e così le stesse potenzialità turistiche di una regione baciata dai parchi nazionali, dalle montagne e da una costa lunghissima. L’estate è vicina, eppure manca ancora un’autentica e condivisa politica di risanamento ambientale. E latita anche una vera e sistematica operazione-trasparenza “attraverso la pubblicazione di tutti i dati sulla depurazione e la qualità delle acque in possesso di Arta (Agenzia regionale tutela ambiente), province e società di gestione; la divulgazione delle sanzioni elevate per gli scarichi non a norma; la pubblicazione dei progetti in corso o finanziati o in programma su un unico sito della Regione, con informazioni aggiornate sullo stato di avanzamento dei lavori”.

La denuncia arriva dal Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua, che ha chiamato a raccolta in una mega-manifestazione oltre cinquanta tra comitati, associazioni e sigle sindacali, al grido di “Ora basta. Vogliamo mari e fiumi puliti”. “Stop a nuove captazioni: i fiumi non possono tollerare altri prelievi. Semaforo verde per un programma straordinario di controllo e bonifica dai rifiuti delle aree golenali, e per l’utilizzo anche di droni per scoprire gli inquinatori. Maggiori fondi alla depurazione e per il rinnovo delle reti idriche colabrodo” le altre richieste urgenti del Forum.

L’aggiornamento dei siti web istituzionali procede a singhiozzo, e a rilento, i monitoraggi sono a macchia di leopardo e pertanto per avere un quadro e una prospettiva d’insieme non resta che incrociare gli ultimi dati resi pubblici dall’Arta relativi al 2014. L’hanno fatto gli ambientalisti locali, scoprendo criticità allarmanti. “È venuto fuori che su 154 controlli per la ricerca di salmonella sulle acque superficiali, tra le province di Pescara, L’Aquila e Chieti, ben 73 sono risultati positivi, pari al 47% del totale”. E si viene spesso a conoscenza di problemi igienico-sanitari fluviali solo quando un singolo sindaco dirama un’ordinanza di divieto di uso dell’acqua.

Anche la quantità appurata di escherichia coli (che può provocare vomito, diarrea acuta, crampi addominali…) era sovente al di sopra del tetto massimo consentito di 4 mila UFC/100 ml. “Il record è quello di Fosso La Raffia vicino Capistrello e Avezzano, con una punta di 1.100.000 UFC/100 ml”. Fiumi-cloaca, insomma, in certi tratti, considerata pure la presenza non occasionale di tracce di zinco, solventi clorulati, cadmio.

Secondo le ragioni di chi protesta, sul banco degli imputati ci sono i controllori politici e gli organi di gestione come l’Aca (Azienda comprensoriale acquedottistica). L’anno scorso quest’ente, che si finanzia con le bollette dell’acqua e che dovrebbe aiutare a vigilare sull’inquinamento del fiume, ha ricevuto undici verbali di contestazione con sanzioni di decine di migliaia di euro. Per scarichi reflui non autorizzati e per il superamento dei limiti di legge degli inquinanti fuoriusciti dagli scarichi. L’Aca è in concordato preventivo dal 2013, ed è in via di risanamento dalla montagna di debiti ereditati dalle precedenti gestioni, più di cento milioni di deficit: “Il partito dell’acqua ha scialacquato decine di milioni di euro – spiega al Fatto.it Augusto De Sanctis, del Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua -. Soldi sottratti agli investimenti, e al risanamento dei fiumi”.