L’università italiana rifiata: dopo un crollo superiore al 20% negli ultimi dieci anni, nel 2015 gli immatricolati negli atenei tornano a crescere. I dati del nuovo anno accademico registrano 6mila iscritti in più rispetto al 2014, attestandosi a quota 271.119, la più alta dal 2012. La buona notizia, però, riguarda solo una parte del Paese, il Nord e in certa misura anche il Centro. Mentre prosegue la fuga dalle università del Meridione, che anche in un’annata positiva fanno segnare un -2%. Risultato preoccupante che sommato a quello del recente passato diventa una vera e propria emorragia: i nuovi iscritti in atenei del Sud Italia (55mila) sono meno della metà di quelli del Settentrione (quasi 130mila). ripartizione geografia

Ormai si deve parlare di “questione meridionale” per l’università italiana. La ripartizione territoriale delle immatricolazioni oscura i numeri incoraggianti che arrivano dall’ultimo rapporto del Ministero dell’Istruzione su “Gli immatricolati nell’a.a. 2015/2016”: per la prima volta dal 2012, gli iscritti tornano sopra quota 270mila unità. I 6mila studenti in più negli atenei del Paese sono una vera e propria boccata d’ossigeno, considerato che l’università italiana ne ha persi 30mila negli ultimi cinque anni, e addirittura 70mila rispetto al 2003/2004, annata record in cui le immatricolazioni avevano toccato la punta di 338mila unità. Negli ultimi anni il saldo era sempre stato negativo (o al massimo in pareggio), adesso il +2% rispetto al 2014/2015 (erano stati 265.505) segna una piccola ripresa. Peccato che il dato non sia omogeneo per tutto il Paese, ma risenta di profondi squilibri macroregionali: il Nord-Est brilla con un clamoroso +5,2%, seguito dal Nord-Ovest con +3.7%. Anche le Isole (+2%) e il Centro (+1,8%) sorridono, mentre il Sud sprofonda: -2,1%, che abbassa la media nazionale al +2,2%, ma soprattutto si traduce nella perdita di altri 1.200 iscritti. In totale fanno quasi 50mila studenti in meno nell’ultimo decennio: in Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Molise a Abruzzo tra il 30 e il 45% dei diplomati si iscrivono ad un ateneo fuori Regione. Quasi uno studente su due emigra per prendere la laurea.totale immatricolati

Lo stesso squilibrio si registra nel tasso di diplomati che proseguono gli studi dopo la scuola secondaria: in calo costante dal 2008 al 2014, periodo in cui è crollato dal 65,8% al 49,1%, nel 2015 è risalito al 50,3%. Anche qui però il merito è quasi tutto delle Regioni settentrionali, mentre nel Sud e nelle Isole siamo fermi rispettivamente al 47% e al 43%. L’altra grande novità, invece, riguarda la scelta del corso di studi da parte dei nuovi iscritti: sarà per la crisi, ma i ragazzi e le ragazze italiani puntano sempre più sulle facoltà scientifiche, anche molto settoriali, che garantiscono maggiori sbocchi occupazionali.

ripartizione per studiA crescere, infatti, sono soprattutto geologia e biologia (+0,7%), ingegneria e scienze (+0,5%): così gli studi scientifici (36,3% di immatricolazioni) staccano definitivamente quelli sociali (33,8%). Tiene l’area umanistica, stabile al 19%, mentre crolla quella sanitaria, e in particolare Medicina, che perde l’1,6% rispetto all’anno scorso; calo anticipato già dal numero inferiore di iscritti ai test. Ma almeno in questo settore il segno meno non è necessariamente una cattiva notizia: visto lo scarso numero di borse per le scuole di specializzazione, il taglio degli immatricolati (e quindi dei laureati) servirà a riequilibrare il rapporto tra domanda e offerta di medici. Come auspicato dal Ministero.

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