Aumenti nei prezzi dei biglietti, cambiamenti delle regole per zone a traffico limitato e parcheggi, multe salate per i “portoghesi” grazie ad agenti accertatori con la qualifica di pubblico ufficiale. Il decreto legislativo sui servizi pubblici locali promette grandi cambiamenti nel campo della mobilità locale. Una piccola rivoluzione che, in tempi di risorse scarse, rischia però di pesare sulle tasche degli automobilisti e degli utenti del servizio pubblico. Il testo prevede, infatti, che regioni ed enti locali modifichino le tariffe tenendo conto “dell’applicazione Isee, dei livelli di servizio e della media dei servizi tariffari europei”. E, siccome l’Italia è tra i Paesi con i biglietti meno cari d’Europa, l’aumento del biglietto è dietro l’angolo.

Anche perché il decreto obbliga le aziende di trasporto a effettuare nuovi investimenti nella flotta: dal 2018 i vecchi autobus (Euro 0 e Euro 1) dovranno, infatti, essere sostituiti con nuovi mezzi costruiti da grandi gruppi come Iveco, che nel 2011 ha spostato la produzione in Francia. Inoltre, il decreto stabilisce che le aziende dovranno dotarsi di contapasseggeri e di sistemi di monitoraggio elettronico del servizio.

“Concordiamo con la necessità di introdurre veicoli meno inquinanti, di puntare sulle nuove tecnologie e di rendere il servizio più efficiente – spiega Massimo Roncucci, presidente dell’Associazione trasporti Asstra, che rappresenta 143 aziende per un giro d’affari di oltre 9 miliardi – Tuttavia non è possibile caricare tutto su di noi. Se il fondo nazionale per il trasporto pubblico locale resta invariato a 5 miliardi come oggi e non ci sono altri incrementi di risorse per gli investimenti in tecnologia, vuol dire che con gli stessi soldi si vuole fare anche questo. Mi sembra che in questa fase il governo stia ancora valutando il da farsi”. Per le aziende del settore la speranza è ora che l’esecutivo sblocchi circa 1,175 miliardi destinati al rinnovo delle flotte e già stanziati con le leggi di Stabilità 2015 e 2016. “Speriamo che questi soldi siano disponibili prima che entrino in vigore gli obblighi del decreto legislativo sul rinnovo della flotta”, conclude Roncucci, evidenziando come l’intera partita del riassetto del trasporto locale rischi comunque di creare non pochi problemi sul fronte occupazionale visto che molte aziende sono partecipate pubbliche sottoposte alle nuove regole previste dalla riforma Madia.

Infine, sullo sfondo, c’è il rischio concreto di una frammentazione e di uno slittamento degli investimenti in tecnologia. La questione non è da poco perché rischia di far saltare i rimborsi, previsti dal governo, a favore dell’utenza sulle corse in ritardo. Dall’Asstra fanno, infatti, notare che senza adeguati supporti tecnologici sarà impossibile distinguere un caso di ritardo dovuto a inefficienza aziendale da quello causato da un traffico eccessivo.

Dal canto suo, il governo ha tentato di decongestionare le strade con un capitolo del decreto dedicato alla “pianificazione della mobilità urbana sostenibile”: entro 180 giorni il ministero dei Trasporti e la Conferenza Stato-Regioni dovranno infatti predisporre le linee guida per i centri con più di 100mila abitanti con una specifica sezione per “la riduzione del traffico veicolare privato italiano”. L’obiettivo è far circolare meno vetture nei centri urbani grazie allo “sviluppo mobilità collettiva anche con strumenti idonei alla riduzione dell’uso auto privata come ztl, road pricing (pedaggi per i centri storici, ndr), tariffazione soste a regolazione bus turistici”. Misure che avranno inevitabilmente un costo per gli automobilisti e rappresenteranno un nuovo capitolo di entrate per le casse disastrate degli enti locali.