Per l’intera settimana dal 7 al 13 marzo l’Italia digitale è tutta al femminile. Merito di un movimento, Rosa Digitale, che ha come ambizioso obiettivo di contrastare, fino ad annullare, il divario di genere in abito informatico e tecnologico. Rosa Digitale spargerà i petali del suo fiore virtuale in tutta la penisola, da Legnano, con un corso sul fare business grazie al Web, fino a Siracusa, dove all’Impact Hub si parlerà di donne e professioni digitali, passando per Modena, Firenze, Isernia, Napoli, Taranto e Cosenza, solo per citarne alcune.

Donne e Lavoro

Anima femminile del movimento è Sara Broi, una frangetta sbarazzina come si addice ai suoi 23 anni e grinta da vendere. Di lavoro, SEO Specialist.
“Durante gli eventi di programmazione e sul software libero che ho svolto insieme a Matteo Enna, mi sono resa conto di quanta poca fosse la partecipazione femminile a fronte delle tantissime possibilità professionali che la Rete e le nuove tecnologie possono aprire alle donne. È lì che è nata l’idea di Rosa Digitale”.

Una settimana di eventi per avvicinare alla tecnologia e all’informatica donne di tutte le età – dalle bambine alle maturande, dalle universitarie alle donne fuori dal mercato del lavoro – e per discutere della parità di genere da un’ottica nuova e decisamente più attuale.
Le donne italiane pagano lo scotto di una cultura che le tradizionalmente le vede poco adatte a percorsi di studio, e successivamente a carriere professionali, in abito scientifico e tecnologico.

L’esito si legge bene nei dati Istat: le italiane usano il computer e il web in percentuale minore rispetto agli uomini, gli skill informatici complessi sembrano essere una prerogativa maschile (le donne risultano più insicure nel dichiarare le proprie capacità), così come l’uso della Rete per l’informazione, e la relazione delle donne con i servizi online della Pa si limita a quelli inerenti l’ambito familiare. Eppure le potenzialità del web non precludono le donne, anzi danno strumenti e possibilità di realizzazione professionale che meglio si conciliano con l’ambito familiare, la cui cura e organizzazione gravano ancora in massima parte proprio sulle loro spalle. Basti pensare alla possibilità di svolgere il proprio lavoro da remoto – e ‘remoto’ può significare anche da casa – o ai costi di avvio molto ridotti di piccoli business online. Non solo. La rete apre al lavoro freelance, dove possono essere spese competenze a tutte le età e senza penalizzazioni di genere.

Lo sanno bene le nomadi digitali che si sono inventate una ‘carriera portatile’ o hanno trasformato le proprie competenze in un mestiere o ancora hanno creato piccoli progetti di business intorno alle proprie passioni. “Sono convinta che la rete apra alle donne tantissime possibilità lavorative, in tanti campi diversi. Web e graphic design, programmazione, web marketing, SEO, ma anche giornalismo online e blogging”, continua Sara, “e soprattutto, la grande possibilità che la rete offre è l’informazione. La rete informa, istruisce, insegna”.

Niente di più vero, la Rete abbatte molte delle barriere che impediscono alle donne di realizzarsi e di mettere a frutto i propri talenti e abilità.
Sara Broi è l’espressione di quella generazione di donne – tra i 20 e i 24 anni – che, in controtendenza rispetto a tutti i dati rilevati che vedono le donne più di un passo dietro agli uomini, supera i coetanei maschi nell’utilizzo del Web per informarsi, conoscere e scoprire, attraverso news, blog, ebook, siti di informazione. E lo sappiamo, l’emancipazione femminile è prima di tutto una questione culturale: ecco che la Rete può diventare uno straordinario strumento al suo servizio.

di Marta Coccoluto