Sull’accordo tra la famiglia De Benedetti e gli eredi Agnelli, per fondere in un unico soggetto i rispettivi asset editoriali (le testate de la Repubblica, Stampa e Secolo XIX), ho sentito formulare nobili pensierini concernenti pluralismo e libertà di espressione, non molto che cogliesse l’essenza retrostante di una concentrazione che trasforma radicalmente le logiche della grande informazione. Specie se è anche vero il rumor su un possibile accordo Corriere della Sera-24Ore il Sole. E non fatevi distrarre dalle norme anti-concentrazione: in un Paese che ha digerito la fusione libraria RCS-Mondadori vale sempre il principio “fatta la legge, trovato l’inganno”.

Dopo decennali chiacchiere circa la “purezza” o meno degli editori, misurata sulla presenza o meno di interessi altri rispetto all’editoria, ora possiamo renderci conto che tali ragionamenti rientravano nella cosiddetta fase del “Moderno”, quando anche quelle imprese erano penetrate a vele spiegate nell’età del Post-Moderno”. O meglio dire, del modo di produrre post-fordista; in cui il decentramento, la compressione dei costi e le pratiche dell’assemblaggio finale, sperimentate per la prima volta nel modello Toyota, diventano la realtà omologante che si preferisce occultare con la simulazione teatralizzata di antiche dinamiche concorrenziali. Proprie di un mercato competitivo che da tempo non esiste più, soppiantato dai service multi-clienti.

Potevamo pensare che un business complicato quale l’informazione restasse ancorato a criteri gestionali del tempo che va da Beniamino Franklin a Eugenio Scalfari?

l Primo Ministro Matteo Renzi in visita a Melfi presso gli stabilimenti FCA Portfolio LaPresse

Se vogliamo davvero capire cosa stava dietro all’ipotesi “matrioska” (la bambolina Secolo, entro la bambola Stampa, a sua volta incorporata nella bambolona Corriere della Sera), galleggiata nel mondo della carta stampata sino all’irruzione del patto De Benedetti-Elkann, e che ora giustifica il conglomerato giornalistico TORO (Torino-Roma), serve molto di più prestare attenzione ai criteri produttivi degli odierni oggetti must. Ad esempio il consorzio Symbian. Ne avete mai sentito parlare? Ebbene, è il produttore del sistema operativo per telefonini adottato dai principali operatori (si possono ancora chiamare concorrenti?) del settore: Nokia, Motorola, Ericcson e Samsung. Stupiti? Vi stanno rintronando con gli slogan che magnificano le rispettive peculiarità e poi il cuore del prodotto è lo stesso.

Se poi parlate con qualche operatore della logistica, vi spiegherà la tecnica del “postponement”; ossia quanto viene normalmente realizzato nei distri-park, in prevalenza portuali (vedi i casi di Barcellona e Rotterdam): il “principio del differimento”, che pone la personalizzazione del prodotto base il più a valle possibile all’interno del ciclo produttivo. In altre parole, si assiema un articolo standard e poi lo si caratterizza con accessori installati al momento della consegna al dettaglio per la vendita finale, differenziando in termini di prezzo un articolo sostanzialmente unico.

Lo stesso vale per le produzioni automobilistiche, basta vedere quanta componentistica comune sia montata su modelli di marche diverse; e già decenni fa Ford e General Motors avevano dato vita a un portale unico della subfornitura.

Insomma, puri o impuri che siano, gli editori si sono fatti i loro conti, per concludere che quanto vale per auto e cellulari può andare benissimo pure per la carta stampata. Difatti ci aspettiamo anche in questo caso un’ulteriore omologazione del prodotto, seppure mantenendo grafiche, format e loghi differenziati; come diversi sono i gusci di plastica dell’accrocco che utilizziamo per la nostra comunicazione mobile.

Uno scandalo? Se volete, sì. Ma è piccola cosa rispetto alla vera catastrofe di civiltà democratica prodotta dall’immensa falsificazione di questi decenni; culminata nella sempre crescente difficoltà di capire (e dunque dire) la verità (o qualcosa che le si avvicini), dal momento che tutti gli accessi alle fonti sono saldamente presidiati da guardiani al servizio dell’ordine vigente. Ossia la scoperta da parte dell’establishment che la battaglia si combatte sul fronte dell’informazione e la figura da eliminare – in quanto disturbatrice dei “manovratori” – è quella del libero pensatore che osa dire le cose sgradite. Oggi dove lo trovate in campo un esemplare di quel personaggio che da Voltaire arrivava a Camus, passando per Zola?

Messo a tacere attraverso il controllo dei canali che connettono all’audience. Ormai sostituito da comunicatori “embedded”, specializzati in rassicuranti semplificazioni.