Mazzette per pilotare l’attribuzione delle ultime due Olimpiadi: appunto Rio 2016 e Tokyo 2020. Lo rivela il britannico Guardian, secondo il quale polizia e magistratura francese hanno aperto un’indagine. Il fascicolo sarebbe nato come uno sviluppo separato del caso che già investe la Iaaf e ha portato a vari mandati d’arresto, in primis contro l’ex presidente dell’atletica mondiale Lamine Diack.

Il Guardian fornisce dettagli parziali su questo filone d’inchiesta: lo mette in relazione con lo scandalo Iaaf, che include accuse di tangenti incassate a quanto pare per insabbiare procedure anti-doping, ma sottolinea comunque che, se confermato, si tratterebbe di un salto di qualità tale da mettere in imbarazzo non solo la Federazione internazionale di atletica leggera (travolta dal caso del doping russo e non solo), ma lo stesso Comitato olimpico internazionale (Cio). In barba alle “regole ferree” che questo afferma di essersi dato dopo l’intrigo dei giochi invernali di Salt Lake City 1999.

Un portavoce del Cio, citato dal giornale, assicura in ogni modo che l’istituzione “è in stretto contatto con i procuratori francesi fin dall’avvio dell’inchiesta”, che viene fatto risalire “all’anno scorso”. Precisa inoltre come i vertici olimpici, in testa il numero uno del comitato etico, abbiano mosso già passi formali per essere ammessi nel procedimento: evidentemente ritenendosi parte lesa. A nome di Rio 2016, un portavoce brasiliano esclude a sua volta ogni coinvolgimento del comitato organizzatore dei giochi carioca, affermando che “Rio ha ottenuto i giochi perchè aveva il progetto migliore“. E “ha battuto Madrid con un margine netto di voti, 66 a 32, che esclude qualsiasi possibilità di elezione truccata”.

Il Guardian tuttavia accenna a una serie di iniziative sospette che avrebbero visto protagonisti, anche sul fronte olimpico, proprio il chiacchieratissimo Lamine Diack (già arrestato con l’imputazione d’aver accettato un milione di dollari nell’ambito di una cospirazione volta ad accantonare possibili sanzioni contro atleti russi pescato postivi) e suo figlio, Papa Massata Diack: ex consulente di marketing inseguito dalla giustizia come il padre nell’ambito dello scandalo doping-atletica. Papa Masata avrebbe fra l’altro fissato l’ammontare di ipotetiche ‘parcelle‘ da versare ad almeno sei membri del Cio a partire del 2008, mentre si avviava la partita destinata ad assegnare le Olimpiadi del 2016 a Rio. Denaro che, stando al Guardian, avrebbe dovuto ‘oliarè la candidatura rivale di Doha (Qatar), poi peraltro sconfitta.

Padre e figlio, inoltre, sarebbero al centro di un giro di mail – di cui il giornale britannico scrive d’aver preso visione – dalle quali trapela la sicurezza di poter influenzare componenti del Cio. A questo si aggiunge una nota attribuita all’ex capo dell’agenzia mondiale anti-doping Dick Pound in base alla quale l’82nne Diack senior – che continua a proclamarsi innocente da ogni accusa – avrebbe pure cambiato bandiera, all’improvviso, nella corsa per i giochi estivi del 2020: passando dalle file dei sostenitori di Istanbul a quelle pro-Tokyo dopo che uno sponsor giapponese aveva firmato un generoso contratto con la Iaaf.