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La protesta lanciata ieri mattina con l’hashtag #ObiettiamoLaSanzione è stata organizzata da un gruppo di femministe, giornaliste e blogger che hanno fatto partire dai loro blog un tam tam che si è propagato sui social. Anarkikka ha realizzato la vignetta per promuovere il tweetstorm e ha raccolto le adesioni di attiviste, sindacaliste, associazioni e poi, da mezzogiorno, la pioggia di tweet che contestava la depenalizzazione dell’aborto clandestino che aumenta l’ammenda (dai  51 euro previsti con la vecchia legge, fino a 5-10mila euro) per le donne che, entro tre mesi, abortiranno clandestinamente.

In poco più di un’ora l’hashtag era al primo posto tra i trending topics e la notizia è stata ripresa da diverse testate. Chi non aveva un profilo twitter ha partecipato alla mailbombing diretta al presidente del Consiglio e alla ministra Beatrice Lorenzin. I messaggi sono stati centinaia e chiedevano risposte adeguate contro gli aborti clandestini e non aumenti di sanzioni economiche e hanno rivendicato  la concreta applicazione della 194, nata per salvaguardare la salute delle donne ma ad oggi svuotata di reali tutele a causa dell’obiezione di coscienza perché l’elevato numero di obiettori si traduce in enormi difficoltà di accesso ad un iter sicuro e celere, con tante donne costrette ad andare in altre regioni per poter interrompere la gravidanza.

Il problema è tanto acuito dal fenomeno dell’obiezione di struttura, a causa della quale interi reparti ospedalieri non praticano le Ivg e non applicano la legge, che persino i giornali esteri ne scrivono. Le donne sono spinte ad abortire in clandestinità perché lo Stato italiano non garantisce il rispetto della 194, resa inapplicabile, in molte strutture sanitarie, dagli obiettori di coscienza, ed ora rischiano anche multe salatissime. Oltre al danno, la beffa. Eppure quella depenalizzazione era passata quasi sotto silenzio, nonostante le gravi conseguenze che potrebbero esserci soprattutto per precarie, disoccupate e immigrate. In caso di conseguenze per un intervento fatto senza assistenza sanitaria adeguata, molte potrebbero aspettare e perdere tempo prezioso per la paura di essere multate.

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Intanto chi sta al governo si finge sordo e cieco e il ministero della Salute sforna rapporti contestati dai ginecologi e dalle ginecologhe della Laiga o da altre associazioni e confutati anche dalle testimonianze delle donne che devono percorrere decine di chilometri per sottoporsi al’intervento. Il tempo speso alla ricerca di una struttura che effettui l’Ivg pesa soprattutto sulle donne che vogliono interrompere una gravidanza per le malformazioni del feto, nel rispetto dei termini previsti dalla legge.

Quarant’anni fa era stata smascherata l’ipocrisia di una società che conviveva con la piaga dell’aborto clandestino e tollerava che l’aborto sicuro fosse solo una questione di tasche. Chi poteva, pagava i cucchiai d’oro o andava all’estero. I governi che si sono succeduti negli ultimi dieci anni hanno fatto del  rinnovamento il loro slogan e invece ci stanno riportando agli aborti fatti in clandestinità e all’ipocrisia di far finta di non sapere, per piaggeria verso il clero e l’elettorato bigotto, per ignavia o perché proprio non sanno cosa sia l’arte di governare.

I tweet volano, poi però resta ancora tutto da fare e  per questo si sta pensando di mettere insieme le forze per chiedere un question-time in Parlamento rivolto al ministro Orlando e alla ministra Lorenzin perché diano spiegazioni e soprattutto fare pressioni per rendere pienamente applicabile la legge 194, frenare l’obiezione di coscienza nel rispetto di una legge nata per tutelare la salute e la vita delle donne.

@Nadiesdaa

(le promotrici di #ObiettiamoLaSanzione: Anarkikka attivista, vignettista, Barbara Bonomi Romagnoli,  Le Fiorentini Pietrogrande, Loredana Lipperini, Cristina Obber, Pasionaria.it, Monica Lanfranco, Antonella Penati, Maddalena Robustelli, Simona Sforza blogger e attivista, Nadia Somma blogger e attivista, Lorella Zanardo e La rete delle reti)