Sull’appalto per lo smaltimento dell’amianto assegnato all’impresa del condannato per traffico illecito di rifiuti interviene l’Autorità Nazionale Anticorruzione. A quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, infatti, dopo la denuncia giornalistica, l’Anac, guidata da Raffaele Cantone, ha avviato un’attività di vigilanza coinvolgendo la sezione anticorruzione della Guardia di Finanza. L’obiettivo è capire il ruolo svolto e il peso del soggetto condannato all’interno dell’impresa. La vicenda riguarda la gara indetta dal Comune di Napoli per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto. Ad aggiudicarsi la gara à stata, a fine gennaio, la società Atr con sede ad Acerra. Tra i proprietari dell’azienda figura Giovanni Pellini, condannato in secondo grado per traffico illecito di rifiuti e disastro ambientale a 7 anni di reclusione. Giovanni Pellini, insieme ai fratelli Cuono e Salvatore, quest’ultimo ex maresciallo dei carabinieri, sono accusati di aver messo in piedi un traffico illecito di rifiuti e aver provocato un disastro ambientale nel territorio di Acerra, in provincia di Napoli, movimentando e scaricando illegalmente tonnellate di pattume di ogni genere.

La gara da 204mila euro è stata aggiudicata da Atr con un ribasso del 45%. Aggiudicazione che ha provocato la reazione dei comitati che hanno chiesto all’ente pubblico di intervenire. Lo stesso Comune di Napoli si sta muovendo sul caso e ha garantito una verifica sull’affidamento. Il vicesindaco Raffaele Del Giudice, da sempre in prima linea contro i delitti ambientali, ha chiarito che l’amministrazione ha affidato la gara con riserva e avviato un approfondimento per evitare che i Pellini possano iniziare i lavori previsti di rimozione e smaltimento dell’amianto. Inizialmente il Comune di Napoli aveva chiarito che non erano emersi elementi formali e legali per non assegnare il lavoro all’Atr. Le verifiche avviate dall’Anac sono utili anche perché l’impresa, in questi anni, ha partecipato a diverse gare pubbliche. Resta il problema, in realtà, di norme incapaci di bloccare il verificarsi di casi del genere e la lentezza delle prefetture nel dare risposte, in tempi certi, agli enti locali.