Il 15 marzo Roberto Maroni compirà 61 anni. E come regalo potrebbe ricevere, dal Consiglio regionale lombardo, l’approvazione della sua proposta di legge sull’istituzione dell’Arac, l’Autorità Regionale Anticorruzione. Come quella di Cantone, per capirci, ma regionale e decisamente più limitata nei suoi poteri, che sono per lo più di prevenzione attraverso il controllo dell’effettiva applicazione delle misure adottate dagli enti per contrastare la corruzione. Inoltre, coordinerà gli altri organi di controllo già esistenti e riferirà all’Anac e al Consiglio regionale. Insomma, onde evitare di ritrovarsi commissariata l’intera Sanità regionale, Maroni si inventa l’autority, che male non fa. “Poi dipende da chi ci metti dentro”, faceva notare al Fatto.it Giovanna Ceribelli, membro zelante del collegio sindacale dell’Asst di Desio e Vimercate, che con la sua tenacia ha scoperchiato il sistema di mazzette che ha portato all’arresto, tra gli altri, di Fabio Rizzi, presidente della commissione Sanità vicino a Maroni. “Sono organi dell’Arac il Presidente e il Consiglio, che è composto a dal presidente e da quattro componenti scelti tra esperti di elevata professionalità, di notoria indipendenza e comprovata esperienza in materia di contrasto alla corruzione…”, si legge all’articolo 3 della proposta di legge che Maroni presenterà con procedura d’urgenza al Consiglio regionale. E allora perché non metterci anche la commercialista Ceribelli che tanti dispiaceri ha dato al leghista Rizzi e agli altri indagati? Una domanda che rivolgiamo a Maroni nonostante la signora Ceribelli ci avesse intimato: “Vi diranno che siete matti, vi proveranno la febbre” (video). Pazienza, la proposta al governatore la facciamo lo stesso. “Spero che partecipi, è la benvenuta come lo sono altri cittadini lombardi come lei”, risponde Maroni in conferenza stampa. “Ci sarà un bando, mi auguro che la Ceribelli, che chiamerò nei prossimi giorni, vorrà partecipare”. Bene, staremo a vedere. Oltre all’istituzione dell’Arac, Maroni ha presentato anche le altre misure di contrasto alla corruzione. Tra quelle che ha definito ‘azioni immediate‘ c’è l’avvio di una commissione d’inchiesta sulle vicende emerse dalle indagini che hanno svelato le mazzette nell’odontoiatria lombarda. Verrà dato il via a un’ispezione negli ospedali coinvolti e sarà inoltrata all’Anac di Cantone la richiesta di commissariare le aziende del Gruppo Canegrati, quello degli appalti incriminati. Ci sono poi le ‘azioni di sistema‘, alle quali appartiene la nascita dell’Arac. “Avvieremo la rotazione dei dirigenti nel sistema sanitario”, annuncia il governatore. C’è poi la “separazione tra capitolati e gare d’appalto”, l’estensione del cosiddetto whistleblowing a tutto il sistema regionale e, infine, un audit di tutte le procedure relative agli appalti pubblici.“Il piano anticorruzione di Maroni arriva fuori tempo massimo, il presidente deve fare le valigie e i lombardi devono tornare a votare”, ribattono quelli del M5s in Regione. Ma di dimettersi Maroni non ha voglia, lo ha già detto. Perché, almeno secondo lui, non è mai troppo tardi