Continuiamo a pensare che la separazione tra Stato e Chiesa sia un valore “non negoziabile”, anche per questo non abbiamo condiviso modi, toni e metodi dell’intervento del cardinal Bagnasco che ha persino tentato di suggerire al presidente Grasso e alle forze politiche la via del “voto segreto” considerato la scorciatoia più praticabile per liquidare la legge sulle unioni civili, protetti dall’anonimato.

5° Convegno Ecclesiale Nazionale: chiude i lavori il Mons. Angelo Bagnasco, presidente CEI

Naturalmente a ciascuno, credenti o non credenti, deve essere garantita la possibilità di esprimere la propria opinione, per quanto urticante possa risultare ai nostri occhi e alle nostre orecchie. Nessuna meraviglia dunque che anche tra i parlamentari si possano esprime posizioni diverse e differenti, e persino gruppi che si richiamano in modo esplicito alle posizioni della Chiesa, delle sue gerarchie, delle associazioni che hanno convocato il “Family day“.

Quello che ci piacerebbe capire è perché mai tali posizioni e tali richiami alla coscienza siano esercitati solo su alcuni dei temi posti dalla Chiesa, e quasi sempre dalle gerarchie italiane. Se e quando la Chiesa alza la voce in materia di sessualità, di famiglia, di riconoscimento dei diritti degli omosessuali, un nutrito e trasversale drappello di parlamentari risponde all’appello con rinnovato fervore e gagliarda determinazione. Quando invece Papa Francesco pone temi drammatici per la civile convivenza ed il futuro del pianeta non accade nulla o quasi.
Basterà ricordare le sue parole in materia di accoglienza, di immigrazione di razzismo, il suo rifiuto dei muri e la perdurante persistenza della legge Bossi Fini, nonostante tutti, ma proprio tutti, ne abbiano riconosciuto, nel migliore dei casi, la manifesta inutilità.

Come dimenticare gli appelli di Francesco contro il traffico d’armi e i fiorenti commerci che ancora legano l’Italia alle dittature regnanti in Arabia Saudita, nello Yemen, per non parlare dei mille fili che legano le nostre aziende all’Egitto di Al Sisi o alla Turchia di Erdogan?
Perché non si registra un’adesione altrettanto spontanea ed operativa quando Francesco solleva i temi dello sfruttamento, del precariato, della distruzione delle risorse ambientali?
Forse è più facile alzare i toni e mostrare i muscoli contro le unioni civili che fare altrettanto contro chi alimenta e fomenta quelle “dis-unioni incivili” che inquinano il pianeta e seminano la morte, corporale e spirituale.