Il Pd non ha trovato l’accordo con l’ala cattolica del partito sul ddl Unioni civili: il “canguro” sarà votato in Senato e gli emendamenti sulle adozioni rischiano di saltare. Dopo tre ore e mezza di incontro, i democratici sono ancora al punto di partenza. La richiesta di modifica a firma del renziano Andrea Marcucci (il cosiddetto canguro) permette, se approvata, di far saltare tutti gli emendamenti simili e tra questi anche gli emendamenti sulle adozioni. I cattodem avevano chiesto lo stralcio della misura, ma la proposta è stata respinta. Per risolvere la crisi interna, c’è l’ipotesi di votare per parti separate il “canguro”: prima la parte che cancella gli emendamenti sulle adozioni e poi la parte riguardante gli altri articoli. Ma anche su questo non c’è unanimità.

L’emendamento di Marcucci “è in calendario e non vedo come si potrebbe non votarlo”, ha detto il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda, al termine della riunione tra tutte le componenti dem sulle Unioni civili. “Deciderà l’Aula, non il singolo gruppo o il singolo senatore”. Il testo di Marcucci è un emendamento premissivo, vale a dire che enuncia in premessa i principi dei successivi articoli, facendo decadere le migliaia di altri emendamenti che li contraddicono. E’ stato presentato per far fronte agli oltre 5mila emendamenti presentati dal Carroccio, ma al tempo stesso farebbe decadere anche quelli sull’articolo 5 con la stepchild adoption. La votazione per parti separate permetterebbe di “spacchettare” la parte incriminata, dal resto dell’emendamento, con due voti separati. “Dobbiamo procedere con attenzione e prudenza”, ha concluso Zanda, “perché oltre a una posizione unitaria del Pd, occorre mantenere un rapporto solido con l’aula per arrivare a trovare una maggioranza più larga possibile”.

Lo scontro nel Pd è tutto sull’articolo 5 che permette l’adozione del figlio del partner (stepchild adoption). Una soluzione, scrive l’agenzia Ansa, potrebbe consistere nell’introdurre paletti ulteriori contro il ricorso all’utero in affitto, previsto da alcuni emendamenti (ad esempio quelli di Della Zuanna o Pagliari), ma ci sono diversi problemi: la legge non parla di utero in affitto e quindi tali emendamenti potrebbero essere dichiarati inammissibili per estraneità di materia; inoltre c’è una giurisprudenza anche europea per la quale va tutelata la continuità affettiva del bambino, indipendentemente da come è stato concepito. Della mediazione potrebbe allora far parte la mozione che Anna Finocchiaro presenterà a Palazzo Madama e che impegna il governo ad una iniziativa per la messa al bando a livello internazionale della pratica dell’utero in affitto.