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Secondo gli ultimi dati raccolti da Eurispes e pubblicati nel Rapporto Italia 2016 i vegetariani e vegani in Italia hanno raggiunto l’8% della popolazione. Di questi l’1% è vegano. Si parla quindi di circa 5 milioni di persone che solo nel nostro paese hanno fatto una scelta dal punto di vista etico riguardo la propria alimentazione. Una fetta di popolazione in crescita, si stima, di circa 1600 persone al giorno.

Lo stesso andamento lo si vede anche in altri paesi. La Vegan Society anglosassone riporta che il numero di vegani sia raddoppiato negli ultimi nove anni, mentre Google ci conferma che negli Usa le ricerche di informazioni sul termine vegan e opzioni vegan sono salite del 32% nello scorso anno.

Spesso i buoni propositi arrivano proprio con l’arrivo del nuovo anno. E tra le scelte positive per cambiare in meglio la propria vita e quella degli altri, perché non impegnarsi a cambiare alimentazione e mettere a tavola più etica, più sostenibilità ambientale e più salute? Ci hanno provato in 55.000 quest’anno a seguire il programma dell’organizzazione Veganuary, nata solo tre anni fa in Inghilterra e ormai seguita in tutto il mondo. Perché se per molti la motivazione è già chiara, manca spesso un aiuto nel come fare questo passo, nell’affrontare le iniziali difficoltà o adattarsi al cambiamento. Ecco come mai i programmi di Veganuary, la 30 days Vegan Challenge o la Settimana Veg, da noi proposta annualmente, hanno una grande importanza.

E i risultati si vedono. La nota autrice di libri di cucina Jack Monroe ne è stata una delle più importanti testimoni quest’anno. Con un articolo pubblicato sul Guardian il 1 febbraio racconta come proprio seguendo Veganuary sia riuscita a perdere la sua “dipendenza dalla carne” e stare molto meglio. E non è l’unica. Molti altri come la giornalista Katherine Ripley, un tempo carnivora convinta che si faceva beffe dei vegetariani, si stupiscono quasi per aver deciso di fare questo passo e adesso ne parlano entusiasti.

Proprio la Ripley cita un altro dei motivi che sta spingendo tantissime persone a mettere in discussione la propria alimentazione: l’insostenibilità ambientale degli allevamenti e dei prodotti animali. Argomento che dall’essere estremamente di nicchia sta finalmente uscendo alla ribalta, grazie anche al documentario Cowspiracy, di cui abbiamo già parlato in questo blog, che mette in luce dati ufficiali misconosciuti e mostra in modo impeccabile quanto l’allevamento di animali sia la principale causa di inquinamento, spreco di risorse e deforestazione. Un dibattito che si è acceso tanto da spingere perfino Arnold Schwarznegger a dichiarare ai media in occasione del Cop21 di Parigi che se vogliamo combattere i cambiamenti climatici dobbiamo smettere di mangiare carne e ridurre drasticamente l’uso di prodotti animali.

Che se ne stia discutendo molto lo si vede anche sugli scaffali delle librerie: le pubblicazioni «veg» in Italia sono state 41 nel 2013, 98 nel 2014 e 193 nel 2015, senza contare la nascita di riviste specifiche. E con una tale crescita di interesse aumentano anche i consumi e aumenta l’offerta di alternative vegetali di tutti i tipi, ormai presenti ovunque. Si stima che solamente nei supermercati il comparto fatturi intorno a 320 milioni di euro annui, con crescite a doppia cifra per la vendita di latti e formaggi vegetali. Numeri non da poco e destinati ad aumentare, come confermano le principali aziende e catene coinvolte.
Un passaggio economico inevitabile e sotto molti punti di vista auspicabile, perché proprio questa capillare diffusione dei più svariati prodotti in ogni supermercato sta già facendo scendere i prezzi e trovare più scelta, rendendo di fatto più semplice alle persone perseverare nella propria scelta o fare un passaggio ad un’alimentazione diversa.

Ben venga dunque chi sceglie di non mangiare animali per la propria salute, chi per la linea, chi per l’ambiente o anche chi decide di iniziare intanto a sostituire ogni tanto la carne con un burger vegetale.

Ma è ancora importante ricordare quanto la scelta di vita vegan sia nata come scelta etica, che si basa sul rifiuto di considerare gli altri animali a nostra disposizione, imprigionarli, ucciderli o provocarne sofferenza. Quindi ben più che una dieta o uno “stile di vita”, ma una filosofia che porta con sé il sogno di una società che sappia evolversi e portare al centro del dibattito sui diritti negati anche i non-umani con cui condividiamo questo pianeta.

Una società simile per molti versi è ancora lontana, ma se ne stanno ponendo le fondamenta. Non a caso lo stesso rapporto Eurispes ci dice che tra la metà e più di tre quarti degli italiani si dichiarano contrari a circhi con animali, zoo, allevamenti di animali da pelliccia, sperimentazione animale, delfinari e caccia. Numeri, è importante notare, tra i più alti in Europa.
Sono segnali evidenti di un cambiamento culturale e di percezione della sofferenza degli animali e del rapporto che abbiamo con loro. I primi passi verso quelle che poi dovranno inevitabilmente diventare modifiche strutturali della società.

Intanto si sta iniziando a vedere un cambiamento sulle tavole degli italiani e nei loro acquisti. Prendiamolo come un buon inizio!